FREDERICK FORSYTH. DOSSIER ODESSA. L'Odessa del titolo non Š la citt… ucraina, ma la sigla derivante dalle lettere iniziali delle parole Organisation der Ehemaligen SS-Angehorigen, che in italiano signi- ficano:"Organizzazione degli ex appartenenti alle SS". L'Odessa, creata in Germania prima ancora che il se- condo conflitto mondiale avesse termine, aveva lo sco- po di aiutare i maggiori esponenti delle SS a scomparire dalla circolazione e, in un secondo tempo, di fondare nuovamente la potenza nazista. Nel 1963, a distanza di anni, Peter Miller, giovane giornalista amante della bella vita, capita per caso sulle tracce dell'Odessa. Il ritrovamento di un diario scritto da un ebreo sopravvissuto ai campi di sterminio lo spin- ge all'inseguimento di un famigerato ex capitano nazista, personaggio chiave della potente organizzazione. Miller si trova al centro di losche trame ordite dai fanatici membri dell'Odessa, che vogliono compromettere il dif- ficile equilibrio del Medio Oriente ed Š coinvolto, suo malgrado, in una lotta senza esclusione di colpi. Fantapolitica o realt… ? Finzione o verit… storica ? Fre- derick Forsyth, con la sua consumata abilit… di narratore, ci lascia sospesi fra questi inquietanti interrogativi. UN'ALBA slavata, d'un livido azzurro, stava sorgendo su Tel Aviv quan- do il funzionario del servizio segreto termin• di dattiloscrivere la sua relazione. Stiracchi• i muscoli indolenziti delle spalle, accese un'altra sigaretta col filtro, poi rilesse gli ultimi paragrafi. Particolari comprovanti che pervengono a quest'ufficio confermano la sostanziale esattezza dell'ubicazione della fabbrica. Se si intraprende un'azione adeguata, si pu• legittimamente ritenere che le autorit… della Germania occidentale si occuperanno direttamente del suo smantel- lamento. Si raccomanda quindi che i fatti in oggetto siano al piŁ presto sotto- posti all'attenzione di tali autorit…, assicurando cosi una presa di posi- zione da parte delle piŁ alte sfere di Bonn che dar… seguito senza fallo agli accordi del Waldorf. Una volta conseguito ci•, gli onorevolissimi membri della commis- sione possono avere assicurazione che il progetto noto col nome "Vul- cano" Š in procinto di essere annientato e che i missili non prenderanno mai il volo per tempo. Nell'eventualit… di un conflitto con l'Egitto, tale conflitto sar… combattuto e vinto con armi convenzionali, vale a dire dalla repubblica di Israele. ln quello stesso momento, a un'ottantina di chilometri a est, in un luogo chiamato Yad Vashem, I'uomo che aveva fornito le informazioni che avevano permesso la stesura di quel rapporto era raccolto in pre- ghiera. Ma il funzionario ignorava quel fatto. Non sapeva nemmeno con precisione come erano state ottenute le informazioni contenute nel rap- porto, n‚ quanti uomini erano morti prima che gli pervenissero. Non aveva bisogno di saperlo. TUTTI sembrano ricordare con estrema precisione ci• che stavano fa- cendo il 22 novembre 1963, nel momento in cui appresero la morte di Kennedy. Il Presidente era stato colpito alle dodici e trenta del po- meriggio, ora di Dallas, e la notizia della sua morte era stata annunciata all'una e trenta circa della notte, ora standard delle regioni centrali nordamericane. Erano le due e trenta del mattino a New York, le di- ciannove e trenta a Londra, e, ad Amburgo, le venti e trenta di una ge- lida sera sferzata dal nevischio. Peter Miller, come tutti i venerdˇ sera, stava tornando in auto in citt…, dopo aver fatto visita alla madre, che abitava nel sobborgo di Os- dorf. Se sua madre avesse avuto il telefono, Miller si sarebbe fatto vivo con quel mezzo; ma, poiche non era cosˇ, lui doveva andare a trovarla. Proprio per vedere il figlio piŁ spesso, la signora Miller si rifiutava di far installare un apparecchio telefonico. Il giovane stava ascoltando un programma musicale trasmesso dalla radio della Germania nord-occidentale. Alle venti e trenta la musica si interruppe di colpo e dalla radio provenne la voce, carica di tensione, di un annunciatore. ® Attenzione! Interrompiamo il programma per annunciare che il presidente Kennedy Š morto. Ripetiamo: il presidente Kennedy Š morto. Ż ® Mio Dio! Ż ansim• Miller. Pigi• il pedale del freno e accost• al lato destro della strada. Lungo l'ampia carreggiata dritta, altri automo- bilisti stavano facendo altrettanto, come se la guida dell'automobile e l'ascolto della radio fossero diventate d'un tratto due attivit… incompa- tibili, il che, in un certo senso, era vero. La musica leggera trasmessa in precedenza dalla radio era stata sosti- tuita da una marcia funebre. Di tanto in tanto, I'annunciatore leggeva frammenti di altre notizie, a mano a mano che gli pervenivano. Il qua- dro cominciava a farsi completo: I'automobile scoperta che attraver- sava Dallas, il cecchino appostato alla finestra del deposito di libri 10 scolastici. Nessuna notizia di persone arrestate. Come giornalista, Miller poteva ben immaginare quale baraonda si fosse creata in tutte le redazioni dei giornali del Paese, mentre ogni ad- detto veniva richiamato in servizio per dare una mano a mandare in stampa 1'edizione straordinaria. Rimpiangeva quasi di non appartenere piŁ alla redazione di un quotidiano, ma da quando aveva scelto la li- bera professione, tre anni prima, si era specializzato in servizi giornali- stici su avvenimenti tedeschi, legati soprattutto al mondo del crimine, della polizia, della malavita. Sua madre lo accusava di mischiarsi con "brutta gente", e a nu]la serviva il fatto che Miller le dicesse che lui stava diventando uno dei piŁ famosi autori di inchieste giornalistiche di tutto il Paese. Mentre le notizie continuavano ad arrivare, Miller si appoggi• alla morbida imbottitura di pelle del sedile della sua Jaguar, sforzandosi di identificare qualche aspetto dell'accaduto che potesse riguardare in qualche modo la Germania. Delle reazioni del governo di Bonn si sa- rebbe occupato il personale delle redazioni: i ricordi della visita di Ken- nedy a Berlino, nel giugno precedente, sarebbero stati rievocati diretta- mente da quella citt…. No, non riusciva a scovare niente da vendere alle riviste illustrate, che erano i suoi migliori clienti. C'Š sempre la tentazione di domandarsi che cosa sarebbe accaduto se... Di solito Š un'esercitazione oziosa, ma in questo caso, probabil- mente, Š giusto dire che se Miller non si fosse fermato per mezz'ora ai bordi della strada non avrebbe visto l'ambulanza, n‚ avrebbe mai sen- tito parlare di Salomon Tauber o di Eduard Roschmann, e quaranta mesi piŁ tardi la repubblica di Israele avrebbe probabilmente cessato di esistere. Finˇ di fumare la sigaretta e butt• via il mozzicone. Al tocco di un bottone, il motore da 3,8 litri che stava sotto il lungo cofano ricurvo della Jaguar XK 150 S riprese subito vita con un rombo, per poi attutirsi al suo consueto, tranquillo brontolio. Miller accese i fari dell'automobile e si immise nella sempre piŁ densa corrente di traffico che percorreva la strada di Osdorf. Era arrivato al semaforo della Stresemannstrasse, quando udˇ l'am- bulanza dietro di s‚. Stava arrivando sulla sua sinistra, con l'ululato della sirena che si alzava e si abbassava; poi sfrecci• sotto i suoi occhi e quindi volt• a destra, in Daimlerstrasse. Miller reagˇ istintivamente. Lasci• andare il pedale della frizione e la Jaguar scatt• dietro l'ambu- lanza, a una ventina di metri di distanza. Probabilmente era una faccenda da niente, per• non si poteva mai sapere. Un'ambulanza significava guai, e i guai potevano significare un articolo, soprattutto se si capitava per primi sul luogo dell'accaduto. Miller teneva sempre, in uno scomparto del cruscotto, una piccola Yashica con flash incorporato. L'ambulanza serpeggi• attraverso le strette stradine tortuose del sob- borgo di Altona per andare poi a fermarsi davanti a un vetusto caseg- giato, davanti al quale era gi… ferma un'auto della polizia. La luce az- zurra sul tetto dell'automobile mandava un riflesso spettrale sulle facce dei curiosi assiepati intorno alla porta. Un burbero sergente della polizia, con indosso una mantella imper- meabile, ringhi• alla folla di tirarsi indietro e di lasciare un varco da- vanti alla porta per l'ambulanza. Il conducente e un infermiere scesero raggiunsero di corsa il retro dell'ambulanza e tirarono fuori una ba- rella vuota. Scambiata qualche parola con il sergente, i due salirono in fretta le scale. Miller accost• la Jaguar al ciglio del marciapiede opposto, una ven- tina di metri piŁ avanti. Scese dalla macchina e si avvicin• senza fretta al sergente. ® E possibile salire? Stampa. Ż Esibˇ la sua tessera. ® E io sono un poliziotto Ż ribatt‚ il sergente. ® Nessuno sale. Quelle scale sono gi… abbastanza strette, e neanche troppo sicure. Gli uomini dell'ambulanza scenderanno tra un momento. Pu• aspettare qui e an- dare poi a dare un'occhiata alla stazione di polizia. Ż Un uomo scese le scale e uscˇ sul marciapiede. Miller lo riconobbe: avevano studiato entrambi alla scuola media centrale di Amburgo. Adesso quell'uomo era un viceispettore investigativo della polizia di Amburgo, di stanza alla centrale di Altona. ® Ehi, Karl! Ż Il giovane ispettore riconobbe Miller e la sua faccia si schiuse in un sogghigno. Rivolto al sergente, fece un cenno col capo. ® Tutto bene, sergente. E piŁ o meno innocuo. Ż Miller strinse la mano a Karl Brandt. ® Che cosa fai qui? Ż si inform• Brandt. ® Seguivo l'ambulanza. Ż ® Dannato avvoltoio. Che cosa stai combinando, di questi tempi? Ż ® Le solite cose. Faccio il giornalista indipendente. Ż ® E fai anche un mucchio di quattrini, a quanto pare. Continuo a ve- dere il tuo nome sulle riviste. Ż ®Si campa. Hai sentito di Kennedy?Ż ® Gi…. Una brutta faccenda. Staranno mettendo Dallas sottosopra, questa sera. Ben contento che non sia affar mio. Ż Miller accenn• con aria interrogativa verso l'atrio fiocamente illu- minato alle spalle di Brandt. ® Un suicidio. Gas. I vicini ne hanno sentito l'odore che passava sotto la porta. Ż ® Qualche attrice del cinema, per caso? Ż domand• Miller. ® Gi…, proprio cosˇ. Di solito vivono in catapecchie come questa. No, si tratta di un vecchio. Sembrava morto gi… da anni, in ogni modo. Ż Brandt osserv• i due infermieri che attraversavano l'atrio col loro carico, poi si volt• verso la folla e ordin•: ® Fate largo. Lasciate pas- sare Ż. I due infermieri uscirono sul marciapiede e si diressero verso le porte spalancate dell'ambulanza. Brandt li seguˇ, con Miller alle calcagna. Quando gli infermieri arrivarono davanti ai portelli dell'ambulanza, Brandt li ferm• e tir• indietro un lembo del lenzuolo che copriva il volto del morto. Voltando appena la testa, spieg•: ® Solo una forma- lit…. Nel rapporto devo dire di aver accompagnato la salma fino all'am- bulanza e poi all'obitorio Ż. Le luci interne dell'ambulanza erano accese e Miller riuscˇ a scorgere per qualche attimo il volto del suicida. Una sola impressione: non aveva mai visto niente di cosˇ vecchio e ripugnante. Alcune ciocche di capelli lisci erano incollate sul cranio calvo, il volto era scavato, emaciato. Le labbra non esistevano q~asi piŁ, ed erano segnate da profonde grinze verticali. Come se non bastasse, due cicatrici sbiadite e frastagliate at- traversavano il volto dell'uomo dalle tempie fino agli angoli della bocca. Dopo una rapida occhiata, Brandt si tir• indietro mentre l'inserviente dell'ambulanza infilava la lettiga all'interno. L'ambulanza partˇ di scat- to, la folla cominci• a disperdersi. Miller guard• Brandt, inarcando le sopracciglia. ® Incantevole, eh? Ż ® Gi…. Be', devo tornare alla stazione di polizia. Ci vediamo, Peter. Ż Miller torn• in automobile verso la stazione ferroviaria di Altona, da dove imbocc• la strada principale che portava al centro della citt…; venti minuti dopo scendeva nel garage sotterraneo vicino a Hansa- platz, non lontano dal caseggiato in cui si trovava il suo attico. Quello di tenere l'automobile per tutto l'inverno nel garage sotterra- neo era uno dei lussi che si concedeva. E gli piaceva anche il suo appar- tamento piuttosto costoso, perch‚ era in alto e da lˇ si poteva dominare il traffico formicolante dello Steindamm. Non si curava invece del cibo 1 e dell'abbigliamento. D'altronde, a ventinove anni, col suo metro e ot- tanta e piŁ d'altezza, i capelli castani e arruffati e gli occhi dello stesso colore, che piacevano tanto alle donne, non aveva bisogno di indossare abiti particolarmente costosi. Le vere passioni della sua vita erano le automobili sportive, il me- stiere di giornalista e Sigrid Rahn, anche se talvolta doveva ammettere con un certo senso di colpa, che nell'eventualit… di una scelta tra Sigi e la Jaguar, forse Sigi avrebbe dovuto cercarsi un altro uomo. Parcheggiata la Jaguar, rimase a guardarla alla luce del garage. Mil- ler non si stancava mai di ammirare la sua automobile. Anche quando le si avvicinava per strada, si fermava a guardarla, talvolta insieme con qualche occasionale passante che osservava: ® Questa sˇ che Š una mac- china! Ż Di solito, un giovane giornalista indipendente non possiede una Ja- guar XK 150 S. I pezzi di ricambio erano pressoch‚ introvabili, ad Amburgo, tanto piŁ che la produzione della serie XK era stata sospesa nel 1960. Provvedeva lui stesso alla manutenzione, trascorrendo ore e ore, la domenica, disteso in tuta sotto l'automobile o quasi sprofondato dentro il motore. Aveva rinforzato le sospensioni indipendenti delle ruote anteriori, e grazie alle sospensioni delle ruote posteriori ad assale rigido, I'automobile prendeva le curve con impareggiabile stabilit…. Su- bito dopo aver acquistato la Jaguar, Miller l'aveva riverniciata di nero, dipingendo ai lati una lunga striscia gialla sgargiante. Era tardi, quando Miller aprˇ la porta del suo appartamento; pur avendo gi… mangiato da sua madre, alle sei, sentiva di nuovo i morsi della fame. Si prepar• un paio d'uova strapazzate e si mise in ascolto delle ultime notizie. Il notiziario trattava esclusivamente di Kennedy e accentuava gli aspetti relativi alla Germania, in mancanza di altre no- tizie da Dallas. La polizia era sempre alla ricerca dell'assassino. Miller spense la radio e si infil• nel letto, col desiderio che Sigi fosse a casa. Aveva sempre voglia di rannicchiarsi vicino a lei, quando si sentiva depresso. Ma il cabaret in cui Sigi si esibiva non chiudeva mai prima delle quattro di notte, e spesso anche piŁ tardi il venerdˇ sera, quando i pro- vinciali e i turisti facevano ressa lungo il Reeperbahn. Fum• un'altra sigaretta, poi si addorment•, sognando l'orribile fac- cia del vecchio morto nel sobborgo di Altona. MENTR~, ad Amburgo, Peter Miller mangiava a mezzanotte le sue uova strapazzate, nei pressi del Cairo cinque uomini stavano bevendo seduti in una casa attigua a una scuola di equitazione. Era l'una di notte. I cinque uomini erano euforici per via delle notizie arrivate da Dallas, che avevano ascoltato quasi quattro ore prima. Due degli ospiti e il pa- drone di casa erano tedeschi, gli altri due egiziani. Il padrone di casa era il proprietario della scuola di equitazione, luogo di convegno prefe- rito dalla migliore societ… cairota e dalla colonia tedesca, composta da parecchie migliaia di persone. Seduto in una comoda poltrona di pelle, accanto alla finestra con le imposte chiuse, c'era Peter Bodden, gi… esperto del problema ebraico nel ministero per la Propaganda Nazista del dottor Joseph Goebbels. Bodden aveva preso il nome egiziano di El Gumra. Alla sua sinistra c'era un altro uomo di Goebbels, Max Bachmann. Tutti e due erano an- cora fanatici nazisti. Degli egiziani, uno era il colonnello Shamseddine Badrane, aiutante di campo del maresciallo Abdel Hakim Amer, che do- veva diventare poi vicepresidente dell'Egitto. L'altro era il colonnello Ali Samir, capo del Moukhabarat, il servizio segreto egiziano. Peter Bodden alz• il bicchiere. ® E cosˇ Kennedy, I'amico degli ebrei, Š morto. Signori, propongo un brindisi. Ż Il fatto che Kennedy fosse definito in quel modo non stupiva nessuno dei cinque uomini presenti nella stanza. Il 14 marzo 1960, quando Dwight Eisenhower era ancora Presidente degli Stati Uniti, il primo ministro israeliano David Ben-Gurion e il cancelliere tedesco Konrad Adenauer si erano incontrati al Waldorf- Astoria di New York. I due statisti avevano siglato un accordo segreto in base al quale la Germania occidentale si impegnava ad aprire un credito a favore di Israele sulla base di cinquanta milioni di dollari l'anno. Ben-Gurion, per•, doveva ben presto scoprire che avere i soldi era una cosa e avere una fornitura di armi sicura era tutt'altro. Sei mesi dopo, I'accordo del Waldorf era stato seguito da un secondo patto, firmato dai ministri della Difesa dei due Paesi, in base al quale Israele avrebbe potuto im- piegare tale denaro per acquistare armi in Germania. Adenauer, conscio del carattere molto piŁ controverso del secondo accordo, aveva continuato per mesi a rimandarne l'applicazione. Poi, nel novembre 1961, si era recato ancora a New York per incontrarsi con il nuovo presidente, John Fitzgerald Kennedy, il quale aveva eser- citato una certa pressione nei suoi confronti. Il Presidente americano non voleva che Israele ricevesse armi direttamente dagli Stati Uniti, tuttavia desiderava che gli arrivassero in un modo o nell'altro. Israele aveva bisogno di aerei da caccia e da trasporto, di pezzi d'artiglieria Howitzer da 105 mm, di autoblindo, di mezzi di trasporto militare e di carri armati. E la Germania aveva tutto ci•, prevalentemente di fabbricazione americana. Cosˇ, I'accordo era stato portato avanti. I carri armati tedeschi erano cominciati ad arrivare a Haifa alla fine del giugno 1963, e gli ex membri delle SS ne erano venuti a cono- scenza. La loro organizzazione, chiamata Odessa, aveva informato pron- tamente gli egiziani, con i quali gli agenti al Cairo avevano strettissimi legami. Alla fine del 1963, le cose erano cominciate ad andare diversamente. Il 15 ottobre, Adenauer si ritirava a vita privata. Il suo posto era stato preso da Ludwig Erhard, che si era procacciato voti in quanto artefice del miracolo economico tedesco, ma era debole e incerto per quanto riguardava la politica estera. Anche quando era in carica Adenauer, un gruppo di ministri del ga- binetto tedesco-occidentale aveva sostenuto vivacemente la necessit… di accantonare l'accordo sulle forniture belliche stipulato con Israele. Il vecchio cancelliere aveva messo a tacere quei ministri con poche secche frasi, e tale era la sua autorit… che essi avevano abbandonato la loro tesi. Ma non appena Erhard si era insediato nella sua carica, il gruppo aveva ripreso subito la campagna contro l'accordo. Alle esitazioni di Erhard faceva riscontro l'inflessibile decisione di Kennedy: Israele doveva rice- vere le armi attraverso la Germania. E, poi, Kennedy era stato ucciso. Il grosso punto interrogativo, in quelle prime ore del 23 novembre, era semplicemente questo: il presi- dente Lyndon Johnson avrebbe allentato la pressione americana sul- I'indeciso cancelliere di Bonn, consentendogli di revocare l'accordo? In effetti, questa eventualit… non si verific•, ma erano molte le speranze, al Cairo, che ci• accadesse. Il padrone della casa in cui si svolgeva la riunione, alla periferia del Cairo, riempˇ i bicchieri dei suoi ospiti, poi si volt• di nuovo verso la credenza per riempire il suo. Wolfgang Lutz, nato a Mannheim nel 1921, era stato maggiore dell'Esercito tedesco poi, nel 1961, era emigrato al Cairo, dove aveva aperto una scuola di equitazione. Biondo, occhi az- zurri, tratti grifagni, riscuoteva molto successo sia tra gli influenti per- sonaggi politici del Cairo sia nella comunit… degli emigrati tedeschi, che si era insediata lungo le rive del Nilo, ed era composta prevalente- mente da nazisti. Si volt• verso le persone presenti nella stanza col piŁ ampio sorriso. Se c'era qualcosa di falso, in quel sorriso, nessuno se ne accorse. Era falso, per•. Lutz era un ebreo, nato a Mannheim, ma giunto in Pale- stina all'et… di dodici anni. Sˇ, aveva il grado di maggiore, ma dell'Eser- cito israeliano. Ed era anche il piŁ importante agente del servizio se- greto israeliano in Egitto. Lutz era impaziente che i suoi ospiti se ne andassero, perch‚ non vedeva l'ora di andare nel bagno dove era nascosta la sua trasmittente per inviare un messaggio a Tel Aviv. Alz• il bicchiere davanti a quelle quattro facce sorridenti. ® Morte agli amici degli ebrei! Ż brind•, sfor- zandosi di sorridere. ® Sieg Heil. Ż PETER MILLER si svegli• il mattino dopo, poco prima delle nove, e si rigir• beatamente sotto l'enorme piumino che copriva il letto a due piazze. Anche nel dormiveglia sentiva il calore del corpo di Sigi addor- mentata, e si rannicchi• ancora piŁ vicino a lei. Sigi, ancora piena di sonno, dopo appena quattro ore di riposo, bor- bott• infastidita: ® Fila via Ż. Miller sospir•, scivol• fuori del letto e ciabatt• nel soggiorno per andare ad aprire le tende. La grigia luce di novembre inond• la stanza. Miller, sbadigliando, and• in cucina per pre- pararsi la prima delle sue innumerevoli tazze di caffŠ. Sigi aveva ventidue anni, a scuola era stata una campionessa di gin- nastica e, sosteneva, sarebbe potuta arrivare a livelli olimpionici se il suo seno non si fosse sviluppato a quel punto. Terminata la scuola, si era occupata come insegnante di educazione fisica in una scuola femmi- nile. La decisione di passare allo spogliarello era stata presa per il piŁ semplice dei motivi: la paga era cinque volte superiore a quella di in- segnante. Miller l'aveva vista per caso, durante una visita al bar di madame Kokett, sotto il Caf‚ Keese, sul Reeperbahn. Era un pezzo di ragazza, un metro e settantaquattro d'altezza e una figura adeguata. Si spogliava al suono della musica, con la solita espressione imbronciata delle spo- gliarelliste che fa pensare alla camera da letto. Miller aveva sorseggiato la sua bibita senza battere ciglio. Tuttavia, quando erano scrosciati gli applausi, la ragazza aveva accen- nato un timido, impacciato inchino e aveva sfoderato un ampio sorriso ingraziante: sembrava un cane da caccia non ancora addestrato che, no- nostante tutte le previsioni, ha appena riportato una pernice abbattuta. Era stato quel sorriso a conquistare Miller. Aveva domandato al barista se quella ragazza avrebbe gradito bere qualcosa, e Sigi era stata man- 17 data a chiamare. Con suo stupore, Miller aveva scoperto che quella ragazza era un tipo davvero simpati o e le aveva domandato se poteva accompagnarla a casa dopo lo spettacolo. Fatte le debite riserve, la ragazza aveva accettato. Era uscita dal cabaret con indosso un comunissimo giaccone di lana. Miller aveva giocato con freddezza le sue carte. Avevano preso un caffŠ e parlato. Alla fine, lei aveva cominciato a sciogliersi e a chiacchie- rare allegramente. Miller aveva saputo cosˇ che Sigi amava la musica pop, I'arte, le passeggiate lungo le rive dell'Alster, la casa, i bambini. Poi avevano cominciato a uscire sempre insieme l'unica sera libera che lei aveva alla settimana. Dopo tre mesi, Miller se l'era portata a letto e piŁ tardi le aveva pro- posto di trasferirsi a casa sua. Sigi, che aveva le idee chiare sulle cose importanti della vita, aveva gi… deciso che voleva sposare Peter Miller: I'unico problema era se doveva accalappiarlo andando a letto con lui o no. Sigi, sapendo bene che lui non avrebbe avuto difficolt… all'occorrenza a portarsi a letto qualche altra ragazza, aveva deciso di accettare la sua proposta e di rendergli la vita tanto piacevole, da indurlo a deside- rare di sposarla. Stavano insieme ormai da sei mesi, in quella mattina del tardo novembre. MILLER port• la radio nel bagno per ascoltare il notiziario mentre si radeva e faceva la doccia. Un uomo era stato arrestato per l'uccisione di Kennedy. Durante tutto il programma trasmisero solo notizie rela- tive all'assassinio del Presidente americano. Asciugatosi, Miller torn• in cucina per prepararsi un altro caffŠ. Stava entrando nel soggiorno quando squill• il telefono. Era Karl Brandt. ® Peter? Senti, si tratta di quell'ebreo che Š morto. Ż Miller non capiva di che cosa parlasse. ® Quale ebreo morto? Ż ® Quello che si Š ucciso col gas ieri sera, ad Altona. Ż ® Non sapevo nemmeno che fosse ebreo Ż replic• Miller. ® Di che cosa si tratta?Ż ®Voglio parlarti, ma non al telefono. Possiamo vederci?Ż Il cervello di Miller si mise immediatamente in funzione. ® Che cosa ne dici di pranzare insieme?Ż Fece il nome di un piccolo ristorante sulla Gansemarkt. ® D'accordo Ż rispose Brandt. ® Sar• lˇ per l'una. Ż Durante tutto il pranzo, Karl evit• l'argomento ma, arrivato al caffŠ disse semplicemente: ® L'uomo di ieri sera Ż. ® Sˇ Ż fece Miller. ® Di che cosa si tratta? Ż ® Tu sai ci• che i nazisti hanno fatto agli ebrei durante la guerra? Ż ® Naturalmente. Ce ne hanno riempito la testa, a scuola. Ż A quel tempo, Miller aveva accettato ci• che gli insegnanti gli dice- vano, senza nemmeno saper bene di che cosa si parlasse. PiŁ tardi, era stato difficile capire il significato di quegli insegnamenti. Nessuno che rispondesse alle domande, nessuno che fosse disposto a parlare. Soltanto con l'et… adulta aveva cominciato a leggere qualcosa sull'argomento, e pur restandone disgustato non era riuscito a sentirvisi coinvolto. Erano altri tempi, altri luoghi, molto lontani. Quando quei fatti erano accaduti, lui non era presente e nemmeno suo padre e sua madre lo erano. Qualcosa, dentro di lui, I'aveva convinto che quelle vicende non riguardavano la persona di Peter Miller, e quindi non si era infor- mato sui nomi, le date, i particolari. Si domandava perch‚ mai Brandt tirasse fuori quell'argomento. Brandt mescol• il caffŠ nella tazzina, senza sapere come continuare il discorso. ® Quel vecchio di ieri sera Ż soggiunse alla fine, ® era un ebreo tedesco. E stato in un campo di concentramento. Ż Miller ripens• a quell'immagine di morte deposta sulla barella, la sera precedente. Era in quello stato che finivano? Ridicolo, quell'uomo doveva esser stato liberato dagli Alleati diciotto anni prima, ed era arrivato a morire ormai vecchio. Quella faccia continuava a tornargli in mente, per•. Prima d'allora, non aveva mai visto nessuno che fosse stato in un campo di concentramento, o quanto meno non se ne era reso conto. Del resto, non aveva nemmeno mai incontrato uno dei massacra- tori delle SS, di questo era sicuro. Se ne sarebbe accorto. ® E allora? Ż domand• all'ispettore di polizia. Per tutta risposta, Brandt tir• fuori dalla sua borsa per documenti un pacchetto avvolto in una carta scura e lo spinse sul tavolo. ® Il vecchio ha lasciato un diario. In effetti, non era poi cosˇ vecchio. Cinquantasei anni. A quanto pare, ha scritto i suoi appunti all'epoca del campo di concentramento, nascondendoli sotto le pezze che gli fasciavano i piedi. Dopo la guerra, li ha trascritti tutti, e costituiscono questo diario. Ż Miller diede un'occhiata al pacchetto con scarso interesse. ® Dove l'hai trovato ? Ż ® Era per terra, vicino al cadavere. L'ho raccolto e l'ho portato a casa. L'ho letto ieri notte. Una cosa orribile. Non avevo idea che fosse cosˇ orribile... ci• che hanno fatto a questa gente. Ż ®E perch‚ l'hai portato a me?Ż Brandt sembrava imbarazzato. Si strinse nelle spalle. ® Ho pensato che potesse servirti a qualcosa... Un articolo... Ż ® A chi appartiene, adesso? Ż ® Legalmente, agli eredi di Tauber, ma non li troveremo mai. Quindi immagino che appartenga al dipartimento di polizia. Ma quelli si limi- terebbero ad archiviarlo. Puoi prenderlo, se vuoi. Solo, non lasciarti scappare che te l'ho dato io. Non voglio aver grane, al dipartimento. Ż Miller sald• il conto e i due uscirono insieme. ® D'accordo, lo legger•. Per• non posso assicurarti che mi commuo- ver…. Potrei forse ricavarne un articolo per qualche rivista. Ż Brandt gli rivolse un sorrisetto. ® Sei un maledetto cinico Ż gli disse. ® No Ż replic• Miller, ® Š solo che, come la maggior parte della gente, io mi interesso alle cose di adesso. E tu? Dopo dieci anni alla polizia, pensavo che ti fosse venuto un bel po' di pelo sullo stomaco. Questa cosa ti ha proprio sconvolto, vero? Ż Brandt era tornato serio. Guard• il pacchetto sotto il braccio di Miller e annuˇ lentamente. ® Sˇ. Sˇ, mi ha proprio sconvolto. Non mi ero mai reso conto che fosse stato cosˇ terribile. E, tra parentesi, non Š tutta storia passata. Quella storia Š finita qui, ad Amburgo, solo la notte scorsa. Arrivederci, Peter. Ż L'ispettore di polizia si volt• e si allontan•, senza sapere quanto la sua affermazione fosse errata. PETER MILLER port• il pacchetto avvolto nella carta scura a casa, dove arriv• poco dopo le tre. Sistematosi nella sua poltrona preferita, con l'immancabile tazzina di caffŠ a portata di mano e la sigaretta accesa, lo aprˇ. Il diario consisteva di circa centocinquanta pagine dattilo- scritte, racchiuse dentro una cartelletta rigida di cartone munita di raccoglitore per fogli sciolti. Dovevano essere state battute con una mac- china per scrivere vecchia perch‚ alcuni caratteri apparivano rotti o sbiaditi. E il diario doveva essere stato scritto durante un lungo arco di tempo, perch‚ la maggior parte dei fogli mostrava l'inequivocabile tinta della carta vecchia. Ma all'inizio e alla fine del dattiloscritto alcune pagine nuove formavano la prefazione e l'epilogo. Entrambe quelle parti erano datate 21 novembre, due giorni prima. I primi paragrafi furono una sorpresa per Miller, perch‚ erano scritti in un tedesco corretto e preciso, e con lo stile di una persona istruita. Sulla parte esterna della cartelletta era stato incollato un foglio di carta bianca sul quale era stato scritto, a lettere maiuscole: DIARIO DI SA- LOMON TAUBER. Miller sprofond• ancor piŁ nella poltrona e si immerse nella lettura. Il mio nome Š Salomon Tauber, sono ebreo e prossimo a morire. Ho deciso di porre fine alla mia esistenza, perch‚ non ha piŁ significato. Le cose che ho cercato di fare nella mia vita non sono approdate a niente: infatti, tutto il male che ho visto Š rimasto ed Š prosperato, e soltanto il bene se ne Š andato. Gli amici che ho avuto, gli infelici e le vittime, sono tutti morti, e soltanto i persecutori sono tutti rimasti intorno a me. Di giorno vedo le loro facce nelle strade, e di notte vedo la faccia di mia moglie, Esther, che Š morta tanto tempo fa. Sono rimasto in vita per tutto questo tempo soltanto perch‚ c'era una cosa che volevo fare, e adesso so che non la far• mai. Non porto n‚ odio n‚ rancore verso il popolo tedesco, perch‚ Š un popolo buono. I popoli non sono mai cattivi, soltanto i singoli individui lo sono. A ragione, il filosofo inglese Burke diceva: ''Non so quali siano i mezzi per istruire un processo contro un'intera nazione". La Bibbia racconta che il Signore voleva distruggere Sodoma e Gomorra, per tutti i peccati commessi dai loro abitanti, ma tra essi vi era un uomo giusto, e siccome era giusto egli fu risparmiato. Pertanto la colpa Š individuale, al pari della salveza. Quando sono uscito dai campi di concentramento di Riga e di Stutt- hof, quando sono sopravvissuto alla Marcia della Morte fino a Mag- deburgo, quando i soldati inglesi hanno liberato lˇ il mio corpo, nel- I'aprile del 1945, lasciando soltanto la mia anima in catene, ho odiato i tedeschi. Mi sono domandato allora, come gi… tante altre volte nei quattro anni precedenti, perch‚ mai il Signore non li fulminasse tutti, fino all'ultimo uomo, donna o bambino. E quando ho visto che ci• non accadeva, ho odiato anche Lui, accusandolo di aver abbandonato me e il mio popolo, che Lui aveva indotto a credere di essere il Suo po- polo prediletto. Col passare del tempo, per•, ho imparato di nuovo ad amare: ad amare le pietre e gli alberi, il cielo sopra di me e il fiume che attra- versa la citt…, i cani e i gatti randagi, e i bambini che scappano lontano da me, perch‚ sono cosˇ brutto. Non sono da biasimare. Un proverbio francese dice: "Capire tutto significa perdonare tutto". Quando si rie- sce a capire la paura, e l'avidit…, e l'ignoranza degli uomini, allora Š possibile perdonare. Ma non Š possibile dimenticare. Ci sono uomini i cui crimini superano la comprensione umana e quindi il perdono, e qui sta il male: nel fatto che essi stiano ancora in mezzo a noi, nelle citt…, negli uffici, nei ristoranti; sorridono, stringono mani, chiamano Kamerad le persone per bene. Essi continuano a vivere, non come reietti, ma come cittadini rispettati: qui sta il male. Alla fine, col passare del tempo, sono tornato ad amare il Signore e a chiedere il Suo perdono per le cose che ho fatto contro le Sue leggi, e sono tante. Shema, Yisrael, Adonai elohenu, Adonai echad. Ascolta, Israele, il Signore Š nostro Dio; il Signore Š uno! Il diario cominciava con una ventina di pagine nelle quali Tauber descriveva la sua infanzia e adolescenza ad Amburgo. Verso la fine degli anni Trenta, si era sposato con una ragazza di nome Esther e aveva la- vorato, sempre ad Amburgo, come architetto. Fino al 1941, grazie al- I'intervento del suo datore di lavoro, non aveva avuto noie come ebreo. Ma, alla fine, era stato preso, a Berlino, dove si era recato a far visita a un cliente. Dopo un periodo trascorso in un campo di smistamento era stato chiuso con altri ebrei nel vagone piombato di un treno bestiame diretto a oriente. Non ricordo in quale giorno il treno, finalmente, si ferm• sferraglian- do in una stazione ferroviaria. Penso che fossero trascorsi sei giorni e sette notti da quando eravamo stati chiusi in quel vagone, a Berlino. Improvvisamente, il treno si era fermato, la luce chiara che filtrava attraverso le fessure mi diceva che fuori era giorno, e la testa mi girava per lo sfinimento e per il tanfo. Si udivano grida, l… fuori, e il rumore dei catenacci che venivano ti- rati, poi le porte furono spalancate. Quando la vivida luce del giorno inond• il vagone, gli uomini portarono le braccia davanti agli occhi e gridarono per il dolore. Met… del contenuto umano del vagone si rovesci• sulla banchina, in una valanga puzzolente. Io, che ero rimasto in fondo al carro, evitai l'ondata e scesi sulla banchina. Le SS che avevano aperto i portelli, uomini brutali dalla faccia dura, che farfugliavano e berciavano in una lingua per me incomprensibile, si tirarono indietro con un'espressione di disgusto. Dentro il vagone piombato, trentun uomini giacevano calpestati sul pavimento. Non si sarebbero mai piŁ rialzati. Tutti gli altri, stremati, semiaccecati, fumanti di sudore e di tanfo dalla testa ai piedi, si sforzavano di rimanere eretti. Le nostre lingue, annerite e gonfie, erano incollate al palato per la sete, le nostre labbra erano spaccate e riarse. Lungo la banchina, altri quaranta vagoni provenienti da Berlino e diciotto da Vienna vomitavano il loro carico umano, met… del quale era composto da donne e bambini. Molte donne e quasi tutti i bam- bini erano nudi, sporchi di escrementi, ridotti nelle nostre stesse con- dizioni. Alcune donne avevano tra le braccia il corpo inanimato del loro bambino, mentre avanzavano barcollando nella luce. Le guardie correvano su e giŁ lungo la banchina, cercando di alli- neare i deportati, a colpi di bastone, in una colonna che doveva mettersi in marcia verso la citt…. Ma quale citt… ? E che lingua parlavano quegli uomini? PiŁ tardi, avrei scoperto che la citt… era Riga e che le guardie delle SS erano lŠttoni del luogo, non meno ferocemente antisemiti delle SS tedesche, ma d'intelligenza molto inferiore, praticamente bestie con sembianze umane. Alcuni ufficiali tedeschi delle SS stavano all'ombra della pensilina della stazione. Uno di essi si teneva in disparte, in piedi su una cassa d'imballaggio, e osservava con un lieve, ma soddisfatto sorriso, le mi- gliaia di scheletri umani che si ammassavano fuori dei treni. Era un uo- mo allampanato, coi capelli chiari e occhi azzurri slavati. PiŁ tardi, avrei scoperto che era un sadico, noto come "il macellaio di Riga". Quella era la prima volta che vedevo il capitano delle Waffen SS Eduard Roschmann. Alle cinque del mattino del 22 giugno 1941, 130 divisioni hitleriane, divise in gruppi d'armata, avevano attraversato il confine per invadere la Russia. Dietro ciascuna armata, venivano le squadre di sterminio delle SS incaricate da Hitler, Himmler e Heydrich di spazzar via i com- missari del popolo comunisti e le comunit… rurali ebraiche, nonch‚ di rinchiudere le grosse comunit… urbane ebraiche dentro i ghetti delle prin- cipali citt…. Le armate entrarono a Riga, capitale della Lettonia, il pri- mo luglio. Il primo agosto, le SS iniziavano l'opera di sterminio che doveva sbarazzare dagli ebrei tutta l'Ostland (cosˇ i tedeschi avevano ribattezzato i tre Stati baltici occupati). Poi, a Berlino, era stato deciso di usare Riga come campo di tran- sito verso la morte per gli ebrei tedeschi e austriaci. Nel 1938 vi erano internati 320.000 ebrei tedeschi e 180.000 ebrei austriaci, in tutto circa mezzo milione. Nel luglio del 1941, ammontavano gi… a decine di mi- gliaia gli ebrei sterminati nei campi di concentramento, in particolare in quelli di Sachsenhausen, Mauthausen, Ravensbruck, Dachau, Buchen- wald, Belsen e Theresienstadt. I campi cominciavano a essere troppo af- follati. Furono allora iniziati i lavori per ampliare o per costruire i sei centri di sterminio di Auschwitz, Treblinka, Belzec, Sobibor, Chelmno e Maidanek. In attesa che fossero pronti, tuttavia, era necessario trovare un posto in cui sterminare il maggior numero possibile di ebrei e "im- magazzinare" gli altri. Le terre desolate d'oriente sembravano un'eccel- lente scelta per questo fine. Il ghetto di Riga si trovava all'estremit… settentrionale della citt… e confinava a nord con l'aperta campagna. La parte meridionale era deli- mitata da un muro e gli altri tre lati erano cintati da reti di filo spinato. C'era un unico cancello, sul lato settentrionale, attraverso il quale si entrava e si usciva. Da questo cancello partiva la Mase Kalnu Iela, ov- vero "piccola strada della collina", che arrivava fino al centro del ghetto. Sulla destra di questa strada, guardando da sud verso nord, c'era la Blech Platz, ovvero "Piazza della Latta", dove avvenivano le selezioni per lo sterminio, nonch‚ le adunate, la scelta dei gruppi de- stinati ai lavori forzati, le fustigazioni, le impiccagioni. Il patibolo, con i suoi otto ganci d'acciaio e i cappi che ondeggiavano in permanenza al vento, si trovava nel mezzo della piazza. Era occupato tutte le notti, e spesso dovevano essere processati parecchi gruppi di internati prima che Roschmann fosse soddisfatto del lavoro quotidiano. Tutto il ghetto doveva misurare poco meno di cinque chilometri quadrati, un ampio quartiere che un tempo aveva ospitato quindicimila persone. Dopo il nostro arrivo, continuarono ad affluire, giorno dopo giorno, nuovi carichi di deportati, fin quando la popolazione della no- stra zona del ghetto ammont• a quarantamila persone; a ogni nuovo arrivo, un certo numero degli internati precedenti veniva eliminato. Mentre l'estate diventava autunno e l'autunno inverno, le condizioni continuavano a peggiorare. Tutte le mattine, la popolazione del campo veniva raccolta nella Piazza della Latta. Era composta soprattutto di uo- mini, perch‚ le donne e i bambini erano stati sterminati al loro arrivo in percentuale di gran lunga superiore a quella dei maschi, che erano piŁ adatti al lavoro. Ogni giorno, dopo essere stati divisi in gruppi, usciva- mo dal campo incolonnati, per recarci a svolgere dodici ore di lavoro for- zato nelle fabbriche vicine, sempre piŁ numerose. Avevo dichiarato, all'inizio, che la mia professione era quella di car- pentiere. Ci• non corrispondeva a verit…, ma essendo architetto avevo gi… visto i carpentieri al lavoro e ne sapevo abbastanza per cavarmela. Avevo previsto, giustamente, che di carpentieri ci sarebbe stato sempre bisogno, e difatti fui inviato in una vicina fabbrica di legnami. Al mattino, prima di andare al lavoro ricevevamo ciascuno mezzo litro di brodaglia simile a zuppa, composta soprattutto di acqua e a volte con- tenente qualche pezzo di patata. Al nostro ritorno, la sera, ci davano un altro mezzo litro di zuppa con una fetta di pane nero e una patata rancida. Chi portava cibo dentro il ghetto era passibile di impiccagione, tuttavia correre quel rischio era l'unico modo per restare in vita. La sera, quando le colonne degli internati si trascinavano a fatica attraverso il cancello del ghetto, Roschmann e i suoi compari proce- devano ai controlli, scegliendo a caso le persone che dovevano spogliar- si. Se qualcuno era sorpreso con un po' di cibo, veniva fatto fermare mentre gli altri proseguivano la marcia verso la Piazza della Latta per l'adunata Poi Roschmann e le altre Waffen SS percorrevano impettiti e rigidi la stessa strada, seguiti dai condannati. Gli uomini dovevano salire sul patibolo e attendere col cappio intorno al collo per tutta la durata dell'appello. Roschmann saliva a sua volta sul patibolo e, con un calcio, colpiva l'uno dopo l'altro gli sgabelli su cui stavano in piedi i condannati, sogghignando verso quei volti che lo guardavano dall'alto. Qualche volta faceva soltanto finta e tirava indietro il piede all'ultimo momento, sghignazzando. A volte i condannati pregavano il Signore, altre volte imploravano piet…. Roschmann si divertiva molto. Fingeva di essere un po' sordo, tendeva l'orecchio e domandava: ®Non puoi alzare un po' la voce? Che cosa hai detto ? Ż Se una donna era scoperta con del cibo, essa veniva costretta dap- 25 prima ad assistere all'impiccagione degli uomini, soprattutto se si trat- tava del marito o del fratello. Dopo di che, Roschmann la faceva ingi- nocchiare davanti a tutti noi, mentre il barbiere del campo le radeva completamente la testa; poi la conducevano al cimitero situato oltre il filo spinato. L…,era costretta a scavarsi una fossa poco profonda e a inginocchiarvisi accanto mentre Roschmann le sparava una pallottola della Luger alla base del cranio. Si venne a sapere dalle guardie lŠt- toni che, prima di procedere all'esecuzione, Roschmann si divertiva spesso a far fischiare le pallottole rasente agli orecchi di una condan- nata. Allora capitava che la donna cadesse atterrita nella fossa, e ve- nisse poi costretta a risalire e a subire di nuovo quel funereo cerimoniale. I lŠttoni erano dei bruti, ma Roschmann riusciva a sconcertare anche loro con le sue imprese. A Riga c'era una ragazza che aiutava i prigionieri a proprio rischio e pericolo. Si chiamava Olli Adler, ed era di Monaco, credo. Sua so- rella Gerda era gi… stata uccisa nel cimitero per aver portato cibo nel campo. Olli, ragazza di insolita bellezza, aveva affascinato Rosch- mann, che ne aveva fatto la sua amante: ufficialmente, la ragazza aveva la qualifica di domestica, perch‚ i rapporti tra una SS e una ra- gazza ebrea erano severamente vietati. Olli era solita introdurre clan- destinamente nel ghetto - quando aveva l'autorizzazione di visitarlo - medicine che rubava nei magazzini delle Waffen SS. Cosa che, natu- ralmente, era punibile con la morte. L'ultima volta che la vidi, Š stato al porto di Riga, quando ci fecero imbarcare sulla nave. Alla fine di quel primo inverno, ero ormai sicuro che non sarei mai sopravvissuto alla fame, al freddo, all'umidit…, all'estenuante fatica, alle continue brutalit…. Nonostante la mia robusta costituzione, ero ormai ridotto a pelle e ossa. L'immagine che lo specchio mi rimandava era quella di un vecchio macilento e irsuto. Avevo appena trentacinque anni, ma ne dimostravo il doppio. La mia volont… di vivere era ormai scomparsa. Poi, in marzo, accadde qualcosa che mi diede per un altro anno la forza di tirare avanti. La ricordo ancora adesso, quella data. Era il 3 marzo 1942, giorno del secondo convoglio per Dunamunde. Circa un mese prima, avevamo assistito all'arrivo di uno strano furgone. Aveva pressappoco le di- mensioni di un lungo autobus a un piano, ma era privo di finestrini. Si era fermato appena fuori dei cancelli del campo, e all'adunata del mattino, Roschmann aveva annunciato che c'era una nuova fabbrica per la salatura del pesce a Dunamunde, una cittadina che si trovava a una dozzina di chilometri a nord di Riga. Vi sarebbe stato lavoro leg- gero, cibo abbondante e condizioni di vita buone. Poich‚ il lavoro non era pesante, potevano andare a Dunamunde soltanto i vecchi e le don- ne, le persone piŁ deboli, gli ammalati e i bambini. Roschmann aveva passato in rassegna le nostre file, scegliendo le persone da inviare, mentre vecchi e malati cercavano in ogni modo di mettersi in mostra. Alla fine erano state scelte piŁ di cento persone, che erano salite tutte sul furgone. Le portiere erano state chiuse di scatto, poi il furgone si era allontanato, senza emettere gas di scarico. In se- guito era circolata la voce che a Dunamunde non esisteva alcuna fab- brica per la salatura del pesce: quel furgone era una camera a gas. E cosˇ, un convoglio per quella destinazione significava la morte. Il 3 marzo si mormor• in giro che doveva esserci un altro convoglio per Dunamunde, e infatti Roschmann ne annunci• la partenza all'adu- nata del mattino. Questa volta per• nessuno insistette per offrirsi vo- lontario, e Roschmann allora cominci• a passare in rivista a gran passi le nostre file, sogghignando e battendo col frustino sul petto delle per- sone che dovevano andare. Cominci• dalla fila in fondo, dove pensava di trovare i vecchi e i piŁ deboli. Una vecchia l'aveva previsto, e perci• si era messa in prima fila. Doveva avere circa sessantacinque anni, ma si era incipriata le guance e dipinte le labbra, nella speranza di passare per una giovinetta. Quando Roschmann le arriv• di fronte, si ferm•, la squadr•, poi fece un ghigno. ® Be', guarda un po' chi c'Š qui! Ż grid•. ® Non vuoi fare un bel viaggetto fino a Dunamunde, mia giovane signora? Ż Tremante di paura, la vecchia susurr•: ® No, signore Ż. ® E quanti anni hai, dunque? Ż tuon• Roschmann, mentre le altre SS ridacchiavano ®Diciassette? Venti?Ż Le ginocchia della vecchia cominciarono a tremare. ® Sˇ, signore Ż mormor•. ® Be', a me sono sempre piaciute le belle ragazze Ż grid• Rosch- mann. ® Vieni fuori, cosˇ possiamo ammirare tutti la tua bellezza. La spinse fino al centro della piazza. ® E ora, visto che sei cosˇ gio- vane e bella, non ti dispiacer… danzare per noi, vero ? Ż I suoi compari ridevano a crepapelle. La donna scosse la testa. Il sorriso scomparve dalla faccia di Roschmann. ® Balla Ż ordin• secca- mente. La donna fece qualche passo strascicato, poi si ferm•. Roschmann 27 spar• con la sua Luger per terra, a qualche centimetro di distanza dai piedi della povera sventurata. ® Balla... balla... balla, schifosa strega ebrea Ż gridava, accompa- gnando ogni parola con un colpo di rivoltella. La fece saltare sempre piŁ in alto, finch‚ la donna ricadde a terra, senza avere piŁ la forza di rialzarsi. Roschmann le spar• le ultime tre pallottole davanti alla faccia, facendole schizzare la terra negli occhi. Poi, rimasto senza mu- nizioni, grid• ancora ® Balla! Ż e le sferr• un calcio nel ventre. Tutto ci• era avvenuto nel piŁ completo silenzio, finch‚ l'uomo che mi stava accanto cominci• a pregare. Era un ebreo piccolo e barbuto coperto dagli stracci della sua lunga tunica nera. Apparteneva alla setta, molto rigida, degli Assidei. Cominci• a recitare lo Shema, al- I'inizio con voce incerta, poi in tono sempre piŁ sicuro e forte. Anch'io cominciai a pregare, in silenzio, che se ne stesse zitto. Ma quello continuava a pregare. ® Shema, Yisrael... Ż ® Zitto Ż sibilai, a mezza voce. ® Adonai elohenu... Ż ® Stai zitto! Ci farai ammazzare tutti. Ż ® Adonai echa-a-a-ad. ~ Come un cantore, I'uomo strascic• l'ultima sillaba, secondo la tra- dizione. In quel momento, Roschmann cess• di inveire contro la vec- chia e sollev• la testa, come una belva che annusa il vento. ®Chi stava parlando?~ grid•, dirigendosi a grandi passi verso di me. ® Tu... vieni fuori dalla fila. Ż Feci un passo avanti. Il suo volto contratto come quello di uno psicopatico, mut• espressione quando ii suo sguardo si pos• su di me, e si schiuse in quel sorriso calmo e feroce che seminava il terrore anche tra i lŠttoni delle SS. La sua mano si mosse con tanta fulmineit… che nessuno riuscˇ a ve- derla. Avvertii soltanto un colpo sordo su un lato della faccia, e un'e- splosione tremenda, come se una bomba mi fosse scoppiata vicino al timpano; poi ebbi la sensazione, distintissima, ma distaccata, che la mia pelle si squarciava, come un pezzo di tela logora, dalla tempia alla bocca. La mano di Roschmann si mosse ancora e l'altro lato della mia faccia fu lacerato. Aveva in mano una frusta lunga una sessantina di centimetri, formata da un manico d'acciaio e da strisce di cuoio intrec- ciate. Sotto i suoi colpi la pelle si lacerava come carta velina. Il sangue caldo cominci• a gocciolarmi dal mento, formando due rosse fontane. Roschmann indic• la vecchia che singhiozzava al centro della piazza. ® Tira su quella vecchia megera e portala al furgone Ż abbai•. E fu cosˇ che raccolsi la vecchia e la portai fino al cancello e al fur- gone che l'attendeva, imbrattandola col sangue che mi colava dal mento. Quando la deposi nel furgone, ella si aggrapp• al mio polso con una forza che non avrei mai immaginato avesse ancora. Mi tir• verso di s‚, e con un fazzoletto, che doveva venire da tempi migliori, tampon• un po' del sangue che continuava a colare. Alz• lo sguardo verso di me, il volto rigato dal trucco, dalle lacrime, dalla sabbia, ma i suoi occhi scuri brillavano come stelle. ® Ebreo, figlio mio Ż susurr•. ® Giurami che vivrai. Devi vivere, per poter raccontare a quelli che stanno fuori ci• che Š stato fatto al nostro popolo qui dentro. Promettilo, giuralo sulla Torah(~). Ż E cosˇ giurai che sarei vissuto, a qualunque costo. Poi, tornai bar- collando sulla strada che portava al ghetto, e lˇ, a met… percorso, caddi svenuto. Poco tempo dopo presi due decisioni. La prima fu quella di tenere un diario segreto, e lo feci tatuandomi di notte le parole e le date sulla pelle dei piedi e delle gambe, nascosta dalle pezze che mi fasciavano gli arti inferiori. In quel modo, un giorno avrei potuto produrre circo- stanze precise contro le persone responsabili di quanto accadeva. La seconda decisione fu quella di diventare un kapo. Fu una deci- sione dura da prendere, perch‚ i kapo rappresentavano la polizia ebrai- ca del campo e conducevano i loro compagni al lavoro e spesso allo sterminio. Portavano sempre con s‚ un manico di piccone e sovente, sotto gli occhi di qualche ufficiale tedesco delle SS, lo usavano per pic- chiare i loro compagni di prigionia. Ci• nonostante, il primo aprile 1942 andai dal comandante dei kapo per offrirmi volontario, diventando cosŤ un reietto fra i miei compagni di prigionia. A niente sarebbe ser- vito spiegare i motivi della mia decisione: che un kapo in piŁ o in meno non avrebbe fatto differenza, ma che un solo testimone in piŁ soprav- vissuto sarebbe servito molto, non a salvare gli ebrei della Germania, ma a vendicarli. Dovrei descrivere ora il metodo usato per eliminare le persone ina- bili al lavoro, perche fu in questo modo che settantamila o ottantamila ebrei furono sterminati a Riga su ordine di Roschmann. Quando un carro bestiame arrivava alla stazione, con un nuovo carico di circa cinquemila deportati, un migliaio di essi era gi… morto durante il viag- (*) Torah: I'insieme delle dottrine religiose impartite da MosŠ al popolo di Israele, contenute per iscritto nel Pentateuco. (N. d. T.) 29 gio. I nuovi arrivati (circa 4000) venivano allineati nella Piazza della Latta, dove aveva luogo la selezione, non soltanto fra loro, ma fra noi tutti. Dei nuovi arrivati, i vecchi, i malati, gran parte delle donne e quasi tutti i bambini venivano giudicati inabili e schierati su un lato della piazza. Poi si faceva il conto dei rimanenti. Se questi erano due- mila, allora duemila di coloro che gi… si trovavano nel ghetto (quelli nelle peggiori condizioni di salute) erano destinati alla eliminazione: Roschmann li sceglieva col metodo del frustino. Cosˇ, a ogni nuovo convoglio di quattromila persone, altrettante venivano mandate alla collina della morte. In questo modo non c'era mai sovraffollamento. Dapprima le vittime erano condotte in marcia fino alla Foresta Alta, appena fuori della citt…; lˇ, dovevano scavare enormi fosse, dentro le quali sarebbero cadute sotto il tiro delle mitragliatrici delle SS lŠttoni. Poi, i sopravvissuti dovevano coprire di terra i corpi dei compagni pri- ma che un altro strato di cadaveri venisse aggiunto a quello sottostante. Quando la fossa era colma, ne veniva scavata un'altra. Tutte le per- sone uccise sulla collina venivano spogliate davanti alla fossa. Rosch- mann prendeva personalmente in consegna l'oro, I'argento e i gioielli. Nell'agosto del 1942, mi trovavo nella Piazza della Latta mentre Roschmann selezionava un carico di deportati appena arrivato dalla Boemia. I nuovi arrivati erano gi… stati rasati a zero e non era facile distinguere gli uomini dalle donne, se non per i vestiti che queste ul- time indossavano. Tra queste, una donna tutta pelle e ossa, che tossiva in continuazione, attir• la mia attenzione. C'era qualcosa, in lei, che fece squillare un campanello dentro di me. Arrivatole di fronte, Roschmann le batt‚ sul petto col frustino e pass• oltre. Quasi tutte le persone selezionate quella sera furono con- dotte in marcia alla Foresta Alta. Ma davanti ai cancelli c'era un fur- gone-camera a gas, e un gruppo di un centinaio dei piŁ malridotti fra i condannati fu separato dagli altri. Il tenente delle SS Krause fece cenno a cinque di noi kapo. ® Voi Ż grid•, ® accompagnate questi al convoglio per Dunamunde. Ż In mezzo a quella massa di gente zoppa, sciancata e in preda alla tosse, che accompagnammo al furgone, c'era anche quella donna. Sa- peva dove era diretta, tutti lo sapevano, ma come gli altri si trascin• obbediente fino al retro del furgone. Era troppo debole per salirvi da sola perch‚ la predella era molto alta, e cosˇ si volt• verso di me per avere aiuto. Restammo fermi a guardarci, impietriti dallo stupore. Dietro di me, udii qualcuno avvicinarsi, poi gli altri due kapo che erano ~`` accanto alla predella si irrigidirono sull'attenti, togliendosi i berretti con la mano. Capii che doveva essere un ufficiale delle SS e feci altret- tanto. La donna continuava a fissarmi, senza battere ciglio. L'uomo 1~ alle mie spalle si fece avanti: era il capitano Roschmann. I suoi slavati occhi azzurri mi fissarono intensamente, poi si spostarono un attimo -~ sulla donna. Lentamente, sul suo volto apparve quel sorriso feroce. ®Conosci questa donna?Ż mi domand•. ® Sˇ, ~err Kapitan Ż risposi. ®Chi Š?Ż domand• ancora. Non riuscii a rispondere. ®E tua moglie?Ż soggiunse. Annuii in silenzio. Il ghigno di Roschmann si accentu•. ® Ebbene, mio caro Tauber, dov'Š finita la tua cavalleria? Aiuta la signora a salire sul furgone. Ż Restai lˇ fermo, incapace di muovermi. Lui avvicin• la faccia alla mia. ® Hai dieci secondi per spedirla dentro, altrimenti ci entrerai anche tu. Ż Lentamente, allungai il braccio ed Esther vi si appoggi•. Con il mio aiuto riuscˇ a salire sul furgone. Abbass• lo sguardo su di me mentre due lacrime le rigavano le gote. Non disse niente; per tutto quel tempo non ci scambiammo una sola parola. Poi le porte furono chiuse e il furgone si allontan•. L'ultima cosa che vidi furono i suoi occhi che mi fissavano. Per vent'anni ho cercato di interpretare l'espressione di quegli occhi. Era amore o odio, disprezzo o piet…, sgomento o comprensione? Non lo sapr• mai. Roschmann si volt• verso di me, sempre col sogghigno sulle labbra. ® Potrai continuare a vivere, finch‚ non ci andr… di farti fuori, Tauber. Ma fin da ora sei un uomo morto. Ż Aveva ragione. Quello fu il giorno in cui la mia anima morˇ. Era il 29 agosto 1942. Peter Miller lesse fino a tardi, quella notte. Parecchie volte si appog- gi• allo schienale della poltrona respirando a fondo per allentare la tensione Solo una volta, poco prima di mezzanotte, depose la cartella e and• a prepararsi dell'altro caffŠ. La lettura del diario di Tauber lo aveva portato alla primavera del 1944, quando le truppe sovietiche ave- vano ormai isolato tutto l'Ostland dal resto del Reich, marciando a sud degli Stati baltici e direttamente verso il mar Baltico. I generali della Wehrmacht, che avevano visto il cerchio stringersi intorno a loro, ave- vano supplicato Hitler di ritirare le quarantacinque divisioni chiuse nella trappola. Hitler aveva risposto con il solito slogan, pappagallescamente ripetuto: ®Vittoria o morte!Ż Tagliati fuori dai rifornimenti, cinque- centomila uomini combattevano con munizioni sempre piŁ scarse per ritardare un destino ormai sicuro. Quella primavera, mentre i sovietici premevano verso occidente, il ghetto di Riga fu finalmente liquidato. La maggior parte dei trentamila superstiti fu condotta in marcia nella Foresta Alta. Circa cinquemila di essi furono trasferiti nel campo di concentramento di Kaiserswald mentre il ghetto veniva incendiato; le ceneri furono spianate con i bull- dozer. Di quello che era stato, non restava niente, tranne centinaia di acrl di cenere. Per una ventina di pagine, Tauber descriveva la sua lotta per so- pravvivere all'inedia, alle malattie, alla brutalit… di Kaiserswald. Di Roschmann, Tauber non faceva menzione, perch‚, a quanto pareva, do- veva essere rimasto a Riga. Il diario proseguiva con la descrizione dei preparativi che le SS, in preda al panico di essere prese vive dai russi, fecero nell'ottobre del 1944 per evacuare Riga via mare, alla disperata come lasciapassare per assicurarsi il ritorno nel Reich, portarono con s‚ un gruppetto di prigionieri superstiti. Espediente, questo, che le SS addette ai campi di concentramento adottarono frequentemente davanti all'in- calzare dell'avanzata sovietica. Finch‚ potevano sostenere di assolvere un importante incarico per il Reich, le Waffen SS riuscivano a mantenere una posizione di supremazia nei confronti della Wehrmacht ed evitavano cosˇ la tremenda prospettiva di essere mandate ad affrontare le divisioni di Stalin in combattimento. Il "compito" che esse si attribuivano era quello di riportare nel cuore, ancora sicuro, della Germania pochi mi- seri superstiti dei campi di concentramento che avevano comandato. Talvolta questo trucco diventava ridicolo: quando per esempio, le SS erano numerlcamente superiori ai poveri disgraziati loro prigionieri nella misura di dieci a uno. Fu nel pomeriggio dell'll ottobre che arrivammo, ormai ridotti a quattromila persone, al porto di Riga. In lontananza si udiva uno stra- no, sordo rumore, simile a quello del tuono; erano i proiettili dei mor- tai russi che colpivano i sobborghi della citt…. Il porto pullulava di ufficiali e soldati delle SS. Dovevano essere piŁ loro di noi. Ci fecero allineare davanti a uno dei magazzini e pensammo che saremmo morti tutti sotto il fuoco delle mitragliatrici. Ma non fu cosˇ. A quanto pareva, le Waffen SS volevano servirsi di noi come alibi per sfuggire all'avan- zata dei russi. Ormeggiata al molo numero sei, c'era una nave da ca- rico, I'ultima rimasta per fuggire da quel lembo di terra ormai circon- dato. Sotto i nostri occhi, ebbero inizio le operazioni di carico di alcune delle centinaia di soldati tedeschi feriti che giacevano sulle barelle nei magazzini piŁ avanti sul molo. Era quasi buio quando il capitano Roschmann arriv•. Si ferm• di colpo, quando vide che i feriti venivano caricati a bordo della nave. ® Fermi! Ż grid• ai barellieri. Attravers• il molo e schiaffeggi• uno di essi, poi si rivolse a noi. ® Voi, pezzenti Ż abbai•, ® salite a bordo di quella nave e portate giŁ questa gente. Quella nave Š nostra. Ż Pungolati dai fucili delle SS, stavamo per cominciare a riportare a terra le barelle, quando un altro grido ci fece fermare. Un capitano dell'Esercito stava correndo lungo il molo. ®Chi ha ordinato di scaricare questi uomini?Ż Roschmann si fece avanti dietro di lui. ® Io. Questa nave Š nostra. Ż Il capitano si volt•. ® Questa nave Š stata mandata per raccogliere i feriti Ż dichiar•. ® E prender… a bordo solo i soldati feriti. Ż Poi, or- din• agli infermieri di riprendere a caricare. Roschmann tremava. Di collera, pensai, poi vidi che era paura. Co- minci• a gridare: ® Lasciateli stare! Ho requisito questa nave in nome del Reich Ż. Ma gli infermieri obbedivano agli ordini del capitano della Wehrmacht. Potei vedere la faccia del capitano, disfatta dalla stanchez- za, mentre stava per oltrepassare Roschmann per andare a sovrinten- dere alle operazioni. Da uno dei barellieri si alz• una voce, in dialetto amburghese: ® Bra- vo, capitano! Gliele ha cantate chiare, a quel maiale! Ż In quel momento, il capitano della Wehrmacht era a fianco dell'ufficiale delle Waffen SS. Roschmann lo afferr• per un braccio e lo schiaffeggi•. Migliaia di volte avevo visto Roschmann schiaffeggiare un uomo, ma mai col risultato che si verific• quella volta. Il capitano scosse la testa, strinse i pugni e sferr• un violento diretto col destro alla mascella di Roschmann. Questi cadde di schiena sulla neve; un rivoIett(~ sangue gli usciva dalla bocca. Il capitano avanz• verso gli infermjeri. Vidi Roschmann estrarre la sua Luger e sparare alla schiena del ca- pitano. A quella detonazione, tutti si fermarono. Il capitano, barcol- r)OSSIr'R OD~SSA lando, si volt•. Roschmann fece fuoco ancora una volta e la pallottola colpˇ l'ufficiale della Wehrmacht alla gola. Morˇ all'istante. Quando la pallottola lo aveva colpito alla gola, qualcosa si era staccato dal suo colletto. Non ho mai saputo il nome di quel capitano, ma ci• che egli portava al collo era la Croce di Ferro con fronde di quercia. Miller lesse con uno stupore che si trasform• in dubbio, incredulit…, profonda collera. Rilesse quella pagina piŁ volte prima di proseguire. Roschmann, annotava Tauber, ordin• allora ai prigionieri di rlportare a terra i feriti della Wehrmacht. I quattromila superstiti di Riga furono stipati nelle due stive della nave, in uno spazio talmente ristretto che a malapena potevano muoversi. Poi, i boccaporti furono chiusi sopra di essi, le SS salirono a bordo e la nave salp• in tutta fretta, prima che le avanguardie russe potessero individuarla e bombardarla. Ci vollero tre giorni per arrivare a Danzica, citt… bene al riparo dietro le linee tedesche. Tre giorni d'inferno, di beccheggio e di sballottamenti senza n‚ cibo n‚ acqua; tre giorni durante i quali un quarto dei prigionieri morˇ. Riga fu presa dai sovietici il 14 ottobre, mentre la nave era al largo. Da Danzica, i prigionieri furono condotti su una chiatta al campo di concentramento di Stutthof. Lˇ, molti altri morirono per denutrizione, ma Tauber, in qualche modo, riuscˇ a sopravvivere. Poi, nel gennaio del 1945, mentre i russi continuavano ad avvicinarsi, i sopravvissuti di Stutthof furono condotti verso Berlino; a piedi, nella neve, compirono la tristemente famosa Marcia della Morte. Tauber sopravvisse anche a questa esperienza. Finalmente, quando erano nel carcere di Magde- burgo, a ovest di Berlino, le Waffen SS fuggirono per mettersi in salvo, abbandonando i restanti prigionieri ai vecchi e sgomenti soldati della Milizia territoriale. Costoro, incapaci di procurare da mangiare ai pri- gionieri e terrorizzati dalle reazioni che gli Alleati, ormai vicini, avreb- bero avuto nel trovare i detenuti in quello stato di denutrizione, permi- sero loro di andare in cerca di cibo nella campagna circostante. L'ultima volta che vidi Eduard Roschmann fu nel porto di Danzica. Ma dovevo vederlo ancora una volta. Fu il 3 aprile 1945. Ero andato quel giorno, insieme con altri tre, in direzione di Gardelegen, e avevamo raccolto un sacchetto di patate. Stavamo faticosamente tornando verso il carcere col nostro bottino quando un'automobile sopraggiunse dietro di noi. All'interno c'erano quattro ufficiali delle Waffen SS, evidente- mente in fuga. Seduto accanto all'autista vidi Eduard Roschmann, che stava indossando la giubba di un caporale dell'Esercito. Lui non mi vide, ma io sˇ. Non ebbi il minimo dubbio che si trattasse di lui. Tutti e quattro gli ufficiali stavano evidentemente cambiandosi di uniforme. Mentre l'automobile si allontanava davanti a noi, dal fi- nestrino fu gettato un indumento. Quando giungemmo sul posto, qual- che minuto dopo, ci chinammo per esaminarlo. Era una giubba di uf- ficiale, con il doppio fulmine simbolo delle Waffen SS e i gradi di capi- tano. Roschmann, ufficiale delle SS, era scomparso. Ventiquattro giorni dopo l'accaduto, udimmo battere violentemente ai cancelli sbarrati della prigione. Il vecchio guardiano and• ad aprire. L'uomo che varc• il cancello, con circospezione, la rivoltella in pugno, era evidentemente un ufficiale, con indosso una divisa che non avevo mai visto. Era accompagnato da un soldato che portava un elmetto metallico piatto e rotondo e impugnava un fucile. Restarono in silenzio nel cortile, guardandosi attorno. In un angolo erano ammassati una cinquantina di cadaveri: erano i prigionieri morti nelle ultime due settimane, che nessuno aveva avu- to la forza di seppellire. Altri, piŁ morti che vivi, le ferite purulente e maleodoranti, giacevano vicini alle mura, cercando di godere un po' di quel sole primaverile. I due uomini si scambiarono un'occhiata, poi guardarono il settan- tenne soldato della Milizia territoriale. Questi, pieno di imbarazzo, ri- cambi• il loro sguardo. Poi disse: ® Salve, Tommy Ż. E l'ufficiale gli rivolse queste chiare parole in inglese: ®Tu, porco d'un crucco Ż. Allora, improvvisamente, mi misi a piangere. Gli inglesi mi portarono in ospedale, ma me ne andai e con l'auto- stop feci ritorno a casa. Quando vidi la mia citt… ridotta a un cumulo di macerie, allora, soltanto allora, crollai del tutto. Il diario terminava con altri due fogli nuovi, evidentemente dattilo- scritti da poco, che costituivano l'epilogo. WSSIER ODESSA Ho vissuto in questa stanzetta di Altona fin dal 1947. Uscito dall'o- spedale, cominciai a scrivere la storia di ci• che accadde a me e agli altri, a Riga. Se guardo indietro, questa lotta per soprawivere e poter scri- vere la mia testimonianza Š stata uno spreco di tempo e di energie. Altri hanno gi… testimoniato e molto meglio di me. Vorrei essere morto a Riga insieme con Esther. So che non vedr• mai Eduard Roschmann davanti a un tribunale, so che non potr• mai riferire alla corte ci• che ha commesso. Un giorno Š venuta a trovarmi una donna. Mi ha detto che era inca- ricata dell'ufficio indennizzi e che mi spettava del denaro, che era mio diritto essere risarcito per ci• che era accaduto. Le ho detto che non volevo quel denaro. Mi hanno mandato qualcun altro, con la stessa offerta, ma di nuovo io ho rifiutato. Un medico inglese mi ha domandato perch‚ mai non emigravo in Israele. Come potevo spiegargli che non sarei mai potuto andare in Terra Santa, dopo ci• che avevo fatto a Esther, mia moglie? Ci penso spesso, ma non sono degno di andare laggiŁ. Ma se mai queste pagine dovessero essere lette in terra di Israele, ci sar… qualcuno, l…, che vorr… recitare il Kaddish(~) per me? Salomon Tauber Altona, Amburgo 21 novembre 1963 Peter Miller rimase a lungo appoggiato allo schienale della poltrona, fissando il soffitto e fumando. Poco prima delle cinque del mattino, Sigi torn• a casa dal lavoro e fu stupita di trovarlo ancora alzato. ® Che cosa fai in piedi a quest'ora? Ż gli domand•. ® Leggevo Ż rispose Miller. Poi, andarono a letto, mentre le prime luci dell'alba illuminavano le cuspidi della chiesa di San Michele. Sigi sonnecchiava, Miller silenzioso e preoccupato, aveva lo sguardo fisso al soffitto. ® Un soldino per i tuoi pensieri Ż fece Sigi dopo un po'. ® Pensavo soltanto. Ż (~) Kaddish: una delle piŁ importanti preghiere ebraiche. Viene recitata al terrnine di ogni parte del rito nella sinagoga. (N. d. T.) DOSSIER ODESSA ® Lo so. A che cosa? Ż ® Alla prossima inchiesta che far•. Ż ® Che cosa hai intenzione di fare? Ż domand• ancora lei. ® Cercher• di scovare un uomo. Ż MENTRE ad Amburgo, Peter Miller e Sigi dormivano, all'aeroporto Barajas di Madrid, un gigantesco Coronado delle linee aeree argentine entrava nell'ultima fase di atterraggio. Seduto accanto al finestrino, nella terza fila della prima classe, c'era un uomo che aveva appena passato la sessantina, capelli grigio ferro e baffetti sottili. Il suo passaporto lo identificava come Senor Ricardo Suertes, citta- dino argentino, e quel nome era uno scherzo personale giocato a tutto il mondo. Suerte, infatti, in spagnolo significa fortuna, e fortuna in tede- sco si dice Gluck. Quel passeggero, infatti, era Richard Glucks, ex gene- rale delle SS, ex direttore dell'Amministrazione Centrale dell'economia del Reich, ed ex ispettore generale di Hitler per i campi di concentra- mento. Si trovava al terzo posto nell'elenco delle persone ricercate dagli uffici politici della Germania occidentale e di Israele, dopo Martin Bormann, il famigerato e temuto vice di Hitler, e l'ex capo della Gestapo, Heinrich Muller. Il ruolo svolto da Glucks ai tempi del nazismo era stato unico: cervello organizzatore dello sterminio degli ebrei, non aveva tuttavia premuto il grilletto di una rivoltella neppure una volta. Di tutti i crimini commessi dai tedeschi contro l'umanit… nel periodo 1933-1945, circa il 95% Š imputabile alle SS, e di questa percentuale un buon 90% Š attribuibile a due dipartimenti delle SS: il Servizio per la sicurezza del Reich (RSHA) (*) e l'Amministrazione Centrale del- I'economia del Reich. Il dipartimento amministrativo era parte in causa perch‚ all'obiettivo di spazzare tutti gli ebrei, nonch‚ la maggior parte delle razze slave dalla faccia della terra, si accompagnava quello di spogliare le vittime dei loro beni. Gli ebrei furono derubati dei loro commerci, delle case dei conti in banca, dei mobili, delle automobili, dei loro indumenti. Furono inviati nei campi di lavoro forzato e nei campi della morte con (*) RSHA: (ReichSicherheilHauptAmt): Servizio principale per la sicurezza del Reich. (N. d. T.) r tutto ci• che potevano portare con s‚, e con la promessa che una nuova sistemazione era pronta per loro. Giunti al campo, venivano privati delle valigie e persino dei vestiti che avevano indosso. I bagagli di sei milioni di persone rappresentarono un bottino di mi- lioni di dollari, perch‚ gli ebrei europei di quel tempo viaggiavano abi- tualmente portando i loro beni con s‚. Dai campi di concentramento, interi vagoni carichi di monili d'oro, di gioielli, di lingotti d'argento, di t-` dollari d'oro, di banconote d'ogni genere furono rinviati al quartier generale delle SS in Germania. Finch‚ furono attive, le SS seppero sempre trarre profitto dalle loro operazioni. Una parte di quei profitti, ~j in forma di lingotti d'oro, costituˇ la fortuna sulla quale doveva poi }` basarsi l'organizzazione dell'Odessa. Gran parte di quest'oro Š tuttora depositato nelle camere blindate che si trovano sotto le strade di Zurigo. La seconda fase dello sfruttamento era quella dei corpi viventi delle vittime. Le persone inabili al lavoro venivano sterminate. Quelle idonee venivano ingaggiate o nelle stesse fabbriche delle SS, oppure nei com- plessi industriali tedeschi - come quelli di Krupp di Thyssen e di von Opel - con una paga di tre marchi il giorno per gii operai generici, e di quattro marchi per quelli specializzati. Il maggior lavoro possibile ve- niva ricavato da loro in cambio del minor nutrimento possibile. Centi- naia di persone morirono in quel modo. La terza fase dello sfruttamento era quella dei cadaveri. I morti la- sciavano vagoni di scarpe, calze, pennelli da barba, occhiali, giacche, calzoni. E lasciavano anche i loro capelli, che venivano trasformati in imbottiture per gli stivali della stagione invernale, e denti e otturazioni d'oro, che venivano piŁ tardi fusi per essere depositati sotto forma di lingotti nelle banche di Zurigo. A capo di tutta la parte economica delle operazioni delle SS, cioŠ a capo dei profitti che derivavano dallo sterminio di quattordici milioni di persone, c'era l'uomo seduto al posto 3-B del volo di linea di quella notte. Glucks preferiva non mettere a repentaglio la sua libert… ritornando in Germania dopo esserne fuggito. Non ne aveva bisogno. Provvisto ampia- mente di denaro grazie ai fondi segreti, Glucks poteva trascorrere agiata- mente i suoi giorni in Sudamerica. La sua dedizione alla causa nazista gli assicurava un posto di rilievo e di prestigio tra i nazisti fuggiti in Argentina, sede della direzione dell'Odessa. Giunto all'aeroporto, Glucks si fece portare in tassˇ al Zurbur n Hotel. Si era fatto la doccia, si era rasato e aveva gi… ordinato la cola- zione, quando, alle nove in punto, udˇ alla porta tre lievi colpi seguiti, dopo una pausa, da altri due. Aprˇ la porta e la chiuse rapidamente alle spalle del nuovo arrivato. ® Sieg Heil ! Ż L'uomo fece scattare in avanti il braccio destro in segno di saluto. Il generale Glucks alz• a sua volta il braccio destro. ® Sieg Heil! Ż Indic• una sedia al suo ospite. L'uomo che stava di fronte a Glucks era il capo di tutta la rete del- I'Odessa nella Germania occidentale. Per i suoi concittadini era un bril- lante avvocato, titolare di un fiorente studio; per l'Odessa, il suo nome in codice era Werwolf, Lupo Mannaro. Il generale Glucks finˇ di bere una tazza di caffŠ, poi accese un grosso sigaro Corona. ® Lei avr… probabilmente arguito il motivo del mio im- provviso viaggio Ż esordˇ. ® Dal momento che non mi piace trattenermi su questo continente piŁ a lungo del necessario, andr• subito al sodo. Kennedy adesso Š morto, e non dobbiamo perdere l'occasione di ricavare il massimo vantaggio da questo avvenimento. Lei mi segue?Ż ® Certamente, generale, in linea di massima. Ma in particolare? Ż ® Mi riferisco all'accordo segreto di armamento stipulato fra Bonn e Tel Aviv. Lei Š al corrente delle forniture belliche inviate dalla Germania a Israele?Ż ® Sˇ, naturalmente. Ż ® E sa anche che la nostra organizzazione fa tutto ci• che Š in suo potere per favorire la causa egiziana?Ż ® Certamente. Proprio per questo abbiamo organizzato il reclutamento di numerosi scienziati tedeschi. Ż Il generale Glucks annuˇ. ® Molto bene. Dunque, le proteste arabe hanno determinato la costituzione di un gruppo, in Germania, che si oppone energicamente all'accordo di armamento. Fino a questo mo- mento, Erhard non ha ancora sospeso gli invii di armi. Qualsiasi cosa Kennedy voleva, Erhard gliela dava. Ma adesso Kennedy Š morto. Ż Il generale delle SS punt• il sigaro in direzione del suo sottoposto. ® Per il resto di quest'anno, pertanto, la nostra principale attivit… politica in Germania sar… quella di sobillare l'opinione pubblica, orientandola contro le forniture belliche, e a favore degli arabi, i sinceri e tradizionali amici della Germania. Ż 40 ® Sˇ, questa Š una cosa che si pu• fare. Ż ® Sar… suo incarico coordinare la campagna di stampa attraverso le pubblicazioni e le riviste che finanziamo segretamente, le inserzioni a pagamento sui principali quotidiani, i contatti con i funzionari statali e gli uomini politici. Ż ® Sar… difficile, per•, al momento attuale, suscitare sentimenti di osti- lit… nei confronti di Israele. Ż ® L'argomentazione principale Ż lo interruppe bruscamente Glucks, ® sar… semplicemente questa: la Germania non deve alienarsi ottanta mi- lioni di arabi. Un punto di vista perfettamente lecito e sostenibile. Erhard dev'essere soggetto a costanti pressioni a ogni livello. Se riusciremo a far modificare la linea politica di Bonn, le nostre azioni al Cairo avranno un netto rialzo. Ż Werwolf annuˇ, nella sua mente, la campagna propagandistica pren- deva gi… forma. <~ Sar… fatto Ż assicur•. .~' ® Ottimamente Ż replic• il generale Glucks. '`~ ® Generale, abbiamo parlato dei nostri scienziati in Egitto..Ż ® Ah, gi…; Š il secondo punto del nostro piano per distruggere Israele una volta per tutte. Lei certo Š a conoscenza dei missili di Helwan. Sa a che cosa servono realmente? Ż ® Be', ritenevo, naturalmente... Ż ® Che servissero per scaricare esplosivi ad alto potenziale su Israele ? Ż Il generale Glucks fece un ampio sorriso. ® Non potrebbe essere maggior- mente fuori strada. Penso che sia giunto il momento di spiegarle per quale motivo i missili e gli scienziati hanno tanta importanza. Ż Si appoggi• allo schienale della sedia e raccont• al suo sottoposto la vera storia dei missili di Helwan. DoPo la guerra, quando re Faruk era ancora al potere in Egitto, mi- gliaia di nazisti e di ex SS avevano trovato sicuro asilo lungo le sabbiose rive del Nilo. Fra essi c'erano numerosi scienziati. Ancora prima del colpo di stato che destituˇ Faruk, due professori tedeschi, Paul Gorke e Rolf Engel, erano stati incaricati di studiare il progetto di una base missili- stica, ma questo programma fu accantonato quando Neguib e poi Nasser assunserO il potere. Dopo la sconfitta dell'Egitto nella campagna del Sinai del 1956, il nuovo dittatore giur• che un giorno Israele sarebbe stata completamente distrutta. Per•, fu soltanto nel 1961, dopo il defi- nitivo "no" di Moss~a alla richiesta di missili pesanti da parte di Nasser, che il progetto Gorke-Engel fu riesumato e realizzato in tutta fretta. Prima della fine delPanno, la base 333 fu costruita e inaugurata a Helwan, 41 a sud del Cairo. Aprire una base Š una cosa, progettare e costruire dei missili un'altra. Gi… da molto tempo, i principali sostenitori di Nasser, in gran parte con un passato filonazista, erano in contatto con l'Odessa. Questa organiz- zazione fornˇ la risposta al problema degli egiziani: ci• che serviva a Nasser era un missile quasi simile alla V-2, che Wernher von Braun e i suoi collaboratori avevano costruito a Peenemunde per ridurre Londra in macerie. E molti degli scienziati di Peenemunde erano ancora di- sponibili. Alla fine del 1961, I'Odessa design• in Germania un responsabile del reclutamento, il quale, a sua volta, ingaggi• come aiutante un ex sergente delle SS, Heinz Krug. Con le paghe che potevano offrire, gli uomini del- I'Odessa avevano soltanto l'imbarazzo della scelta. Molti degli scienziati che lavoravano all'Istituto di ricerche aerospaziali di Stoccarda si senti- vano frustrati perch‚ gli accordi di Parigi del 1954 vietavano alla Ger- mania di svolgere ricerche e di creare impianti di fisica nucleare e di mis- silistica. La prospettiva di poter svolgere delle ricerche ampiamente finanziate e la possibilit… di progettare veri e propri missili era troppo allettante. Fra gli scienziati reclutati che partirono per l'Egitto all'inizio del 1962, c'erano il professor Wolfgang Pilz, il dottor Eugen Sanger e sua moglie Irene, il dottor Josef Eisig e il dottor Kirmayer, tutti esperti di aerodinamica, propellenti, progetti di testate missilistiche. Il generale Glucks fece una pausa, tir• una boccata dal sigaro, poi ri- prese a parlare del problema piŁ assillante. ® Uno degli aspetti piŁ im- portanti di un missile teleguidato Š quello che riguarda il sistema di guida, ed Š proprio in questo che non siamo stati capaci di aiutare gli egiziani. Non siamo riusciti a convincere un solo esperto in sistemi teleguidati a trasferirsi in Egitto. ® Tuttavia, abbiamo promesso i missili all'Egitto, e l'Egitto li avr…. Il presidente Nasser Š sicuro che un giorno ci sar… un'altra guerra fra Egitto e israele, e la guerra ci sar…. Provi a pensare: se, dopo il falli- mento delle armi sovietiche, i missili dei nostri scienziati riuscissero a vincere quella guerra, noi avremmo allora conseguito un doppio risul- tato: quello di assicurare un sicuro rifugio ai nostri uomini, in un Medio Oriente che ci sar… eternamente grato, e quello della distruzione finale dello Stato dei porci ebrei, adempiendo cosˇ l'ultimo desiderio del Fuhrer morente. E un obiettivo grandioso, e non dobbiamo fallirlo. Ż Con riverenza mista a una certa perplessit…, Werwolf osserv• il suo 42 superiore percorrere a gran passi la stanza. ® Mi perdoni, generale ma basteranno quattrocento testate missilistiche di media grandezza per sterminare realmente, e una volta per tutte, gli ebrei?Ż Glucks squadr• l'interlocutore con un sorriso trionfante. ® Ma quali testate missilistiche ? Lei non penser… certo che noi sprecheremo esplosivi ad alto potenziale per quei porci! Alcune testate conterranno colture concentrate di bacilli della peste, altre esploderanno in aria, riversando su Israele le radiazioni del cobalto sessanta. Nel giro di poche ore, tutti moriranno, o di pestilenza, o per le ~adiazioni dei raggi gamma. E questo che abbiamo in serbo, per loro. Ż ® Un'idea brillante Ż ansim• Werwolf. ® Sˇ, brillante. Ammesso, per•, che noi dell'Odessa si riesca a dotare questi missili di un sistema di guida che li diriga sulle localit… in cui de- vono esplodere. A questo scopo, abbiamo aperto una fabbrica nella Ger- mania occidentale diretta da un uomo che, in codice, si chiama Vulcano. Apparentemente, ia fabbrica produce radio a transistor, per•, nel reparto ricerche, un gruppo di scienziati sta studiando il sistema di teleguida che un giorno sar… adattato ai missili di Helwan. Ż ® E perch‚ non vanno in Egitto, quegli scienziati ? Ż volle sapere l'altro. Glucks sorrise ancora. ® Le ho detto che nessuno dei nostri esperti di guida sarebbe disposto a emigrare. Gli uomini che attualmente lavorano nella fabbrica di Vulcano credono di essere alle dipendenze del ministero della Difesa di Bonn. Ż ® E come diavolo Š stato possibile? Ż ® Semplicissimo. Gli accordi di Parigi vietano alla Germania di com- piere ricerche missilistiche, e quindi gli uomini che lavorano per Vulcano hanno giurato di mantenere il segreto davanti a un autentico funzionario del ministero della Difesa che, si d… il caso, Š anche uno dei nostri. Gli scienziati sono dispostissimi a lavorare per la Germania, ma non per l'Egitto. Il costo delle ricerche Š impressionante: i nostri fondi segreti hanno subˇto un colpo. Capisce, ora, I'importanza di Vulcano? Ż ® Naturalmente Ż rispose il capo dell'Odessa in Germania. ® Tuttavia, se qualcosa dovesse accadergli, il programma non potrebbe andare avanti ugualmente?Ż ® No. Vulcano Š presidente e consigliere delegato della societ…, unico azionista e ufficiale pagatore. Nessun altro conosce la vera natura di questa ricerca. Si Š fatto credere che gli uomini impegnati nel reparto ricerche stiano lavorando a un progetto di circuiti a microonde da im- piegare per i transistor. La segretezza viene motivata come precauzione contro lo spionaggio industriale. L'unico legame tra la fabbrica e la ri- 43 cerca Š rappresentato da Vulcano. Se svanisse lui, tutto il progetto andrebbe in fumo. Ż DOSSIER ODESSA ® Mi pu• dire il nome della fabbrica? Ż Il generale Glucks accenn• a un nome. L'altro lo guard• sbalordito. ® Ma io le conosco, queste radio! Ż protest•. ® Certamente. E una fabbrica di radio vera e propria. Ecco, guardi. Ż Il generale Glucks porse una fotografia all'uomo venuto dalla Ger- mania. Werwolf la osserv• attentamente, poi la volt• e lesse il nome sul retro. ® Buon Dio, pensavo che fosse in Sudamerica. Ż ® Al contrario. Questo Š Vulcano. Attualmente, il suo lavoro Š arri- vato alla fase piŁ cruciale. E, ora, le istruzioni per lei: se dovesse aver notizia di qualcuno che fa domande indiscrete sul conto di questa per- sona, lei deve... scoraggiarlo. Prima un avvertimento, poi una soluzione definitiva. Mi segue, Kamerad? Nessuno, ripeto, nessuno deve neppur lontanamente intuire la vera identit… di Vulcano. Ż Il generale delle SS si alz• in piedi. Il suo ospite fece altrettanto. ® Non c'Š altro )> concluse Glucks. ® Lei sa quello che deve fare. Ż ® MA NON SAI nemmeno se Š ancora vivo. Ż Peter Miller e Karl Brandt erano seduti nell'automobile di Miller, parcheggiata davanti alla casa dell'ispettore di polizia. Era domenica, e Miller si era incontrato con Brandt per pranzo. ® No. Quindi, questa Š la prima cosa che devo scoprire. Se Roschmann Š morto, non si procede oltre, Š ovvio. Tu puoi aiutarmi?Ż Brandt scosse lentamente la testa. ® Mi spiace, ma non posso. Ż ® Perch‚ no ? Ż ® Senti, ma perch‚ non cerchi semplicemente di ricavare un articolo da quel diario ? Ż ® Perch‚ non c'Š nessun articolo da scrivere Ż ribatt‚ Miller. ® Che cosa dovrei dire? "Sorpresa, sorpresa. Ho trovato un dattiloscritto den- tro una cartelletta nel quale, un vecchio che si Š ucciso col gas,racconta ci• che gli Š capitato durante la guerra." Di diari scritti durante e dopo la guerra ne esistono a centinaia. Nessun editore in Germania lo acqui- 44 sterebbe. Ż ®E quindi che cosa avresti intenzione di fare?Ż domand• Brandt. ® Semplicemente questo: sguinzagliare la polizia alla ricerca di Rosch- mann, sulla base del diario. Allora sˇ, che avrei un articolo da scrivere. Ż Brandt scroll• la cenere della sigaretta nel posacenere del cruscotto. ® Non ci sar… alcuna caccia gigante da parte della polizia. Peter, tu puoi conoscere il mestiere di giornalista, ma io conosco la polizia di Amburgo. n nostro compito Š quello di liberare Amburgo dal crimine, ma adesso, nel 1963. Nessuno penser… mai di scomodare qualche investigatore, gi… carico di lavoro, per dare la caccia a un uomo, responsabile dei fatti accaduti a Riga vent'anni fa. Ż ®Potresti almeno sollevare il problema?Ż s'inform• Miller. ® No. Io no. Non ho alcuna intenzione di compromettere la mia car- riera Ż ® Ma perch‚ dovresti compromettere la tua carriera? Roschmann Š un criminale sˇ o no ? La polizia dovrebbe dare la caccia ai criminali. Ż Brandt schiacci• il mozzicone della sigaretta. ® Da noi, alla polizia, c'Š la sensazione che il fatto di mettersi a ficcare il naso nei crimini di guerra delle SS non pu• arrecare nulla di buono alla carriera di un giovane ispettore. Non ne verrebbe fuori niente, in ogni modo. La richiesta sarebbe semplicemente respinta. Per•, il fatto stesso di aver avanzato la richiesta andrebbe a finire sulla scheda personale. E ci• precluderebbe ogni possibilit… di promozione. Nessuno ne parla, ma tutti lo sanno. Ż Miller guardava fisso attraverso il finestrino. ® D'accordo, se le cose stanno cosˇ... Ż disse alla fine. ® Per•, bisogna che cominci da qualche parte. Tauber ha lasciato qualcos'altro quando Š morto?Ż ® Be', c'era anche un biglietto, nel quale diceva che lasciava tutti i suoi effetti personali a un amico, un certo Marx. Ż ® Bene, questo Š un inizio. Dove lo trovo, questo Marx? Ż ® E come diavolo potrei saperlo? Ż replic• Brandt. ® Non l'hai cercato ? Ż Brandt sospir•. ® Hai idea di quanti Marx ci sono ad Amburgo ? E poi, in ogni modo, ci• che il vecchio ha lasciato non vale nulla. Ż ® E tutto, allora ? Ż domand• Miller. ® Nient'altro ? Ż ® Nient'altro. Se vuoi cercare questo Marx, hai tutta la mia grati- tudine. Ż ® Grazie, ci prover• Ż rispose Miller. IL MATTINO dopo, Miller and• a visitare la casa in cui Tauber era vis- suto La porta gli fu aperta da un uomo di mezza et…, che indossava un 45 paio di calzoni bisunti, sostenuti da uno spago, e una camicia misera e scolorita, senza colletto. DOSSIER ODLSSA ®'giorno. E lei il padrone di casa?Ż L'uomo squadr• Miller da capo a piedi, e annuˇ. ® Un uomo si Š ucciso qui col gas, qualche sera fa Ż soggiunse Miller. ® Lei Š della polizia? Ż ® No, stampa. Ż Miller gli mostr• la tessera. ® Non ho niente da dire. Ż Miller fece sventolare una banconota da dieci marchi. ® Vorrei sol- tanto dare un'occhiata alla sua stanza. Ż ® L'ho gi… affittata. Ż ® Che cosa ne ha fatto della sua roba? Ż ® E nel cortile. Gliela mostro. Ż Tutte le povere cose di Tauber erano ammucchiate in un angolo, sotto la pioggia sottile. C'era una vecchia e scassata macchina per scrivere, qualche vestito, alcuni libri, uno scialle di seta bianca con le frange. Miller pass• al setaccio tutto il mucchio, ma non trov• nessuna agenda con gli indirizzi. ® Non ha inquilini di nome Marx? Ż si inform• Miller. ® No. Ż Il padrone di casa lo guardava con aria diffidente. ®Non ha mai visto Tauber con qualcuno? Con qualche amico?Ż ® No. E la cosa non mi sorprende, visto che borbottava sempre tra s‚. Era matto. Ż Per tre giorni, Miller perlustr• la zona, chiedendo informazioni per le strade, intervistando i negozianti, il lattaio, il postino. Quasi tutti ri- cordavano d'aver visto quel vecchio che si trascinava in giro, il capo chino, infagottato in un pastrano lungo fino alle caviglie. Nessuno, per•, I'aveva mai visto parlare con anima viva. Fu mercoledˇ pomeriggio che trov• alcuni monelli che giocavano al pallone. ® Chi, il vecchio ebreo? Salomon il matto? Ż fece uno di essi, in ri- sposta alla domanda di Miller. ® Sˇ, una volta l'ho visto in compagnia di un uomo. Parlavano. Stavano seduti e parlavano. Ż ® E dove erano ? Ż ® Sul prato lungo il fiume. Seduti su una panchina. Ż ® Era vecchio, quell'altro ? Ż ® Vecchissimo. Un mucchio di capelli bianchi. Ż Miller arriv• fino all'Elba e scrut• la banchina erbosa in tutta la sua 46 lunghezza. C'era una dozzina di panchine, tutte vuote. In estate, erano sempre piene di gente che si divertiva a osservare il movimento delle navi di linea transoceanica che arrivavano o partivano. Adesso, attraccati al I molo, sulla sinistra, c'erano solo cinque o sei motopescherecci prove- nienti dal mare del Nord, col loro carico di sgombri e di aringhe, appena pescati, che veniva scaricato sulla banchina. Quand'era ragazzo, a Miller piaceva molto il porto di pesca di Altona. Aveva simpatia per i pesca- tori, gente di poche parole e generosa. Ripens• a Roschmann e si do- mand• com'era possibile che, nello stesso Paese, fossero nate persone cosˇ diverse. Ritorn• con la mente a Tauber. Dove avrebbe potuto incontrare il suo amico Marx? Soltanto quando torn• in automobile e si ferm• per fare rifornimento trov• la risposta che, come spesso capita, gli venne per una casuale osservazione. L'addetto alla benzina si lamentava che i prezzi continuavano ad aumentare e che in giro si vedevano sempre meno soldi, di quei tempi. Miller si incant• a fissare il portafogli aperto che aveva in mano. - I soldi. Dove poteva prenderli Tauber, i suoi soldi? Non lavorava, aveva rifiutato gli indennizzi, tuttavia pagava l'affitto e non era morto di fame. Una pensione di invalidit…, forse. Miller arriv• in automobile davanti all'ufficio postale di Altona. ® Mi pu• dire in che giorno si ritirano le pensioni? Ż domand• al- I'impiegata dietro lo sportello con la scritta: PENSIONI. ® L'ultimo giorno del mese, naturalmente Ż rispose la donna. Miller fece ritorno il venerdˇ mattina, per osservare i vecchi che en- travano e uscivano dall'ufficio postale. Poco prima delle undici, un vec- chio con una zazzera di capelli bianchi che sembravano zucchero filato uscˇ dalla porta e si guard• intorno come se cercasse qualcuno. Dopo qualche minuto, si volt• e si incammin• in direzione della riva del fiume. Il giovane lo seguˇ. Il vecchio si mise a sedere su una panchina, e Miller gli si avvicin• lentamente. ® Herr Marx ? Ż Il vecchio si volt•. ® Sˇ Ż rispose con voce grave. ® Sono io. Ż ® Il mio nome Š Miller. Ż Marx fece un cenno con la testa. ®Lei sta... sta aspettando Herr Tauber?Ż ® Sˇ, proprio cosˇ Ż rispose il vecchio. ® Posso sedermi ? Ż ® Si accomodi. )> Miller si sedette accanto a lui. ® Devo dirle, purtroppo, che Herr 47 Tauber Š morto. Ż ® Capisco Ż rispose l'uomo semplicemente. Miller gli raccont• gli avvenimenti della sera del venerdˇ precedente. Restarono seduti in silenzio per parecchi minuti, poi Miller disse: ® Lei non sembra meravigliato. Che si sia ucciso, voglio dire Ż. ® No Ż rispose Marx. ® Era un uomo molto infelice. Ż ® Ha lasciato un diario, lo sa? Ż ® Sˇ, me ne ha parlato una volta. Ż ®Anche lei era a Riga?Ż L'uomo lo guard• con i suoi vecchi occhi tristi. ® Io ero a Dachau. Ż ® Senta, Herr Marx, ho bisogno del suo aiuto. Nel diario, il suo amico ha citato piŁ volte un uomo, un ufficiale delle SS di nome Roschmann. Capitano Eduard Roschmann. Non gliene ha mai parlato? Ż ® Oh, sˇ. In effetti, quella era l'unica cosa che lo teneva in vita. La speranza di riuscire un giorno a testimoniare contro Roschmann. Ż ® E ci• che affermava nel diario. L'ho letto dopo la sua morte. Io sono un giornalista. Voglio cercare Roschmann e trovarlo. Voglio por- tarlo in tribunale. Mi capisce?Ż ® Sˇ. Ż ® Per•, non c'Š niente da fare, se Roschmann Š gi… morto. Lei ricorda se Herr Tauber ha mai saputo se Roschmann era ancora in vita e li- bero ? Ż ® Il capitano Roschmann Š vivo Ż rispose Marx semplicemente. ® E libero. Ż Miller si protese in avanti, pieno di interesse. ® Come fa a saperlo? Ż ® Perch‚ Tauber l'ha visto il mese scorso. Ż ® Il mese scorso? Ż gli fece eco Miller. ® Le ha detto in quale occa- sione ? Ż Marx sospir•. ® Sˇ. Stava passeggiando a tarda notte, come usava fare quando non riusciva a dormire. Gli capit• di passare davanti al Teatro dell'Opera, proprio mentre usciva la gente. Gente ricca, uomini in abito da sera, donne con pellicce e gioielli. Uno di questi era Roschmann. E salito su un tassˇ con altri due e si Š allontanato. Ż ® Senta, Herr Marx, Š una cosa molto importante. Tauber era assolu- tamente sicuro che si trattasse di Roschmann? Ż ® Sˇ, ha detto che ne era sicuro. Ż ® Non lo vedeva da quasi diciannove anni. Come poteva essere si- curo ? Ż 48 ® Ha detto che l'uomo ha sorriso e che quando si era visto una volta il sorriso di Roschmann non era piŁ possibile dimenticarlo. Ha detto che avrebbe riconosciuto quel sorriso in mezzo a milioni di altri. Ż ~: QUELLA sera, Peter Miller fece la solita visita di tutti i venerdˇ alla madre. La signora Miller era una matrona bassa e grassottella, che non si era mai rassegnata all'idea che l'aspirazione del suo unico figlio fosse quella di fare il giornalista. Mentre sua madre asciugava i piatti, dopo cena, Miller le raccont• ci• ~` che aveva fatto in quei giorni e le accenn• alla sua intenzione di rintrac- ~ ciare Eduard Roschmann. ,~ Lei ne fu sgomenta. ® E gi… abbastanza spiacevole che tu ti occupi delle imprese dei criminali, senza che ti immischi anche con i nazisti. Non so proprio che cosa avrebbe pensato il tuo povero pap…... Ż ® Mamma, durante la guerra sospettavi quello che stava succedendo ? Quello che le SS facevano agli ebrei?Ż ® Cose spaventose. Orribili. Gli inglesi ci hanno fatto vedere i fil- mati, dopo la guerra. Ma non serve a niente continuare a parlarne. Tuo padre... Ż ® Senti, mamma, finch‚ non ho letto quel diario non ho mai domandato che cosa avevano fatto le SS, che cosa tutti noi eravamo sospettati d'aver fatto. Adesso comincio a capire. E non Š stato mio padre a farlo, n‚ tu, ~ n‚ io. Ecco la ragione per cui voglio trovare quest'uomo, questo mostro. -.~ E giusto che sia portato davanti a un tribunale. Ż La madre era sul punto di piangere. ® Ti prego, Peterkin, lasciali stare. Ż Peter Miller si volt• verso il caminetto, sovrastato da una foto- grafia del padre in uniforme di capitano. Storn• lo sguardo dalla foto- grafia con un sorriso dolce, quasi triste. Peter ricordava quando, all'et… di cinque anni, il pap… lo aveva accompagnato allo zoo di Hagenbeck. E ricordava quando suo padre era tornato a casa dopo essersi arruolato nel 1940: sua madre aveva pianto, allora, e lui aveva pensato che le donne erano proprio stupide a piangere davanti a una cosa meravi- gliosa come un padre in uniforme; e ricordava anche quel giorno del 1944 - aveva undici anni, allora - quando un ufficiale dell'Esercito era arrivato a casa per comunicare a sua madre la morte del marito, eroe di guerra. Quel giorno della fine d'ottobre, la colonna listata a lutto dei caduti in guerra sul giornale sembr• diversa, perch‚ verso la met…, in fondo, c'era l'annuncio: ~Caduto per il Fuhrer e per la Patria. Miller Erwin, - capitano. I l ottobre. Fronte Orientale". ® Voglio dire Ż riprese la madre, alle sue spalle, ® credi che tuo padre t vorrebbe che suo figlio si mettesse a scavare nel passato, che cercasse di imbastire un altro processo contro i crimini di guerra? Credi che lo vorrebbe ? Ż Miller si volt• di scatto e la baci• lievemente sulla fronte. ® Sˇ, mammina. Credo che Š proprio quello che vorrebbe. Ż Se ne and•, salˇ in automobile e si diresse verso Amburgo, in preda a una collera sempre piŁ forte. HANS HOFFMANN era uno dei piŁ ricchi e piŁ fortunati editori di periodici della Germania occidentale. La sua formula era semplice: descrivete un fatto con le parole e dipingetelo a forti tinte, poi illustratelo con fotografie che facciano apparire quelle della concorrenza come se fossero scattate da dilettanti con la loro prima macchina fotografica. Funzionava. La sua catena di otto riviste l'aveva reso miliardario. Ma la sua creatura prediletta, la sua preferita, era sempre Komet, una rivi- sta di attualit…. Quel mercoledˇ pomeriggio, Hoffmann richiuse il diario di Salomon Tauber, dopo averne letto le prime pagine, si appoggi• allo schienale della poltrona e guard• il giovane giornalista. ® Posso arguire il resto. Che cosa vuol fare?Ż ® Nel diario si parla di un uomo di nome Eduard Roschmann Ż spieg• Miller. ® Capitano delle SS. Comandante del ghetto di Riga. Ha ucciso ottantamila persone, fra uomini, donne e bambini. Voglio trovarlo. Ż ® Come fa a sapere che Š ancora vivo ? Ż Miller glielo spieg• in poche parole. Hoffmann contrasse le labbra. ® Una prova piuttosto inconsistente. Ż ® Vero. Per•, ho portato a conclusione dei servizi partendo da indizi ben piŁ labili. Ż Hoffmann sogghign•, ricordando l'abilit… di Miller nel tirar fuori ser- vizi giornalistici che irritavano il "sistema". ® Se la polizia non riesce a scovare questo Roschmann, che cosa le fa credere che possa riuscirci lei ? Ż ® La polizia sta davvero cercandolo? Ż domand• Miller a sua volta. Hoffmann si strinse nelle spalle. ® E allora, che cosa vuole da me? Ż ® L'incarico di fare un tentativo. Se non ne viene fuori niente, lascio perdere. Ż Hoffmann appoggi• i gomiti sulla scrivania e il mento sopra le nocche 50 delle dita. ® Miller, lei Š un buon giornalista. Mi piace il suo modo di impostare un servizio, lei ha della stoffa. E per questo che le affido tanto lavoro. Questo no, per•. Ż ® Ma perch‚? La storia Š buona. Ż ® Senta, lei Š convinto che questa sia una storia che tutti vorranno leggere. Nessuno, dico nessuno, la legger…, e le spiegher• perch‚. Prima della guerra, quasi tutti, qui in Germania, conoscevano almeno un ebreo. Il fatto Š che, prima di Hitler, noi non odiavamo gli ebrei. Tutti riconoscevano che noi trattavamo la minoranza ebraica meglio di ogni altro Paese europeo. Meglio della Francia e della Spagna, infinitamente meglio della Polonia e della Russia. ® Poi Š arrivato Hitler. Ha cominciato a raccontare che agli ebrei do- veva essere imputata la prima guerra, la disoccupazione, e qualsiasi altra cosa che non andava bene. La gente non sapeva che cosa pensare. E cosˇ quando i furgoni hanno portato via gli ebrei, tutti sono rimasti in silenzio. Hanno finito col credere alla voce che gridava piŁ forte. Perch‚ Š cosˇ che Š fatta la gente, in particolare i tedeschi. Noi siamo un popolo molto disciplinato. ® Per anni e anni, nessuno ha mai domandato che cosa ne era stato degli ebrei. Erano semplicemente scomparsi. E adesso lei vorrebbe ri- portare tutto a galla, descrivere tutto quello che Š accaduto ai loro vicini di casa. Questi ebrei Ż soggiunse, battendo la mano sopra il diario, ® erano persone che loro conoscevano, ma nessuno Š intervenuto quando li portavano via, per darli in pasto a uomini come il suo capitano Rosch- mann. Non avrebbe potuto scegliere un argomento che piaccia meno ai lettori. Ż Miller rimase seduto, a riflettere. ® C'Š un altro motivo per cui lei vuole che io lasci perdere, non Š vero? Non soltanto l'opinione pub- blica. Ż Hoffmann lo scrut• attentamente. ® E vero Ż ammise. ®Lei ha paura di loro... ancora adesso?Ż domand• Miller. Hoffmann scosse la testa. ® No. E solo che non vado a cercarmi guai. Tutto qui. Ż ® Che genere di guai? Ż ® Ha mai sentito parlare di un tale di nome Hans Habe? Ż ® Il romanziere ? Sˇ, che cosa gli Š accaduto ? Ż ® Dirigeva una rivista, agli inizi degli anni Cinquanta. Una buona ri- vista, anche... Si chiamava L'Eco della settimana. Ha pubblicato una serie di denunce nei confronti di ex SS che vivevano in libert… a Monaco. Ż ® E che cosa gli Š capitato? Ż ® Un giorno ha ricevuto piŁ posta del solito. Met… delle lettere arrivava dagli inserzionisti, che annullavano le ordinazioni. Un'altra lettera veniva ~ DOSSIER ODESSA ~dalla sua banca e gli annunciava la istantanea chiusura del suo fido ; bancario. Nel giro di una settimana, la rivista chiudeva i battenti. Ż ® E allora che cosa dobbiamo fare, tutti noi? Continuare a fuggire spaventati ? Ż ® Non mi merito questo da lei, Miller. Ż Gli occhi di Hoffmann erano severi. ® Li odiavo gi… allora, quei bastardi. Li odio ancora adesso. Per•, conosco anche i miei lettori. Non vogliono saperne niente, di Eduard Roschmann. Ż ,~ ® D'accordo, mi scusi. Comunque, sono sempre deciso a occuparmi di questa inchiesta. Ż ® Se non la conoscessi, Miller, penserei che c'Š sotto qualcosa di per- sonale. Comunque, come pensa di finanziarsi? Ż ® Ho qualcosa da parte. Ż Miller si alz• per andarsene. ,~ ® Le auguro la migliore fortuna Ż disse Hoffmann, alzandosi a sua ~- volta. ® Le voglio dire ci• che far•. Il giorno in cui Roschmann sar… arrestato, le affider• l'incarico di occuparsi de] servizio. Per•, finch‚ continuer… a cercarlo, non dovr… servirsi della testata della mia rivista per svolgere le sue indagini. Ż Miller annuˇ. ® Torner• Ż promise. MERcoLEDˇ mattina, 4 dicembre, i capi delle cinque sezioni del Mossad, il servizio segreto israeliano, si incontrarono per la loro consueta riu- nione informale della settimana. Mentre si recava alla riunione, il generale Meir Amit, supervisore del Mossad, era profondamente preoccupato. La causa della sua preoccu- pazione era una notizia che gli era pervenuta nelle prime ore dl quel mattino. Una piccola informazione che si aggiungeva a quelle gi… esistenti nell'enorme archivio sui missili di Helwan. 11 generale si appoggi• allo schienale della sua berlina, ripensando alla storia di quei missili. IL MOSSAD aveva avuto notizia dell'esistenza dei missili nel 1961. Dal momentO in cui era giunto il primo dispaccio dall'Egitto, gli israeliani avevanO continuato a tenere sotto sorveglianza la base 333. Erano per- 'J'~ fettamente al corrente del continuo afflusso di scienziati tedeschi. Gi… allora era una faccenda seria; divenne infinitamente piŁ seria nella pri- mavera del 1962. Nel maggio di quell'anno, Heinz Krug, il reclutatore tedesco degli scienziati, avvicin• per la prima volta il fisico austriaco Otto Yoklek a Vienna. Questi, anzich‚ farsi reclutare, si mise in contatto con gli israeliani e inform• il Mossad che gli egiziani intendevano armare i loro missili con testate contenenti radiazioni nucleari e colture di bacilli della peste. La notizia era di tale importanza che il capo del Mossad - a quel tempo il generale Issar Harel - and• in volo a Vienna per parlare personalmente con Yoklek. Si convinse cosˇ che quanto il professore aveva rivelato era la verit…, e ci• fu confermato dalla notizia che il governo del Cairo aveva appena acquistato cobalto radioattivo in quantit… venticinque volte superiore a ogni possibile fabbisogno egiziano per scopi sanitari. Tornato in Israele, Issar Harel sollecit• il primo ministro David Ben-Gurion ad autorizzarlo a iniziare una campagna di rappresaglie contro gli scienziati tedeschi che lavoravano per l'Egitto o che erano in procinto di trasferirsi in quel Paese. Al vecchio primo ministro si present• un grave dilemma. Da un canto, si rendeva conto del terribile pericolo che rappresentavano quei nuovi missili, dall'altro sapeva che l'Esercito aveva bisogno dei carri armati e delle armi tedesche che dovevano arri- vare in Israele da un momento all'altro. Le rappresaglie israeliane sul territorio tedesco potevano indurre Adenauer ad abrogare l'accordo sulle forniture belliche. Ben-Gurion scelse una via di mezzo. Autorizz• Harel a intraprendere con discrezione una blanda campagna per dissua- dere gli scienziati tedeschi dal trasferirsi al Cairo. Harel, per•, and• oltre la consegna. L'll settembre 1962, il reclutatore Heinz Krug scomparve. Sua moglie afferm• che era stato rapito da agenti israeliani, ma la polizia di Monaco non scoprˇ alcuna prova in propo- sito. In realt…, un gruppo di persone capeggiate da un misterioso perso- naggio di nome Leon, aveva rapito Krug e ne aveva poi gettato i cada- vere in un lago. In seguito, la campagna si rivolse contro i tedeschi gi… trasferitisi in Egitto. Il 27 novembre, un pacco raccomandato indirizzato al professor Wolfgang Pilz, residente al Cairo, fu aperto dalla sua segretaria: una subitanea esplosione investˇ la ragazza, che rest• mutilata e cieca per tutta la vita. 1128 novembre arriv• un altro pacco alla base 333. Cinque morti e dieci feriti nel salone corrispondenza. Il giorno successivo, un terzo pacco fu disinnescato senza esplodere. Nel febbraio del 1963, le rappresaglie israeliane venivano annunciate a titoli cubitali dai giornali tedeschi. In marzo, Heidi Gorke, figlia del ~rofessore Paul Gorke, pioniere dei missili di Nasser, ricevette una efonata nella sua casa di Friburgo, in Germania. Una voce le consigli• ~di incontrarsi con il suo interlocutore in un albergo di Basilea, poco oltre ~il confine con la Svizzera. Heidi avvertˇ la polizia tedesca, la quale diede l'imbeccata a quella svizzera. Gli svizzeri nascosero un congegno d'ascolto nella camera in ~ cui doveva svolgersi l'incontro e udirono cosˇ due uomini intimare a ,~ Heidi e a suo fratello di convincere il loro padre ad andarsene dall'Egitto se ci teneva alla vita. I due uomini furono arrestati a Zurigo quella stessa notte; uno di essi F era Yosef Ben-Gal, cittadino israeliano. Fu uno scandalo internazionale. I due uomini furono processati a Basilea, in giugno, ma il procedimento giudiziario and• a finire bene. Il professor Yoklek si rec• a testimoniare sulle testate missilistiche e sull'intenzione degli egiziani di compiere un genocidio. I giudici, sconcertati, prosciolsero i due imputati. In Israele, per•, ci fu la resa dei conti. Fuori di s‚ per la collera, Ben- Gurion critic• aspramente il generale Harel per aver superato la misura. Harel, che era divenuto un personaggio leggendario, e se ne compiaceva, rassegn• le dimissioni. Con suo enorme stupore, Ben-Gurion le accett•. Alla fine di giugno, il generale Meir Amit diventava capo del servizio se- ~a greto, con istruzioni uguali a quelle date al suo predecessore. Privo di alternative, il generale riprese la campagna terroristica nei confronti degli scienziati gi… emigrati in Egitto. Sorvegliati da soldati egiziani, questi tedeschi abitavano nel quartiere r~ di Maadi, a una decina di chilometri dal Cairo. Per arrivare fino a loro, . Meir Amit si servˇ del suo migliore agente, il proprietario della scuola di equitazione Wolfgang Lutz, il quale, fin dal settembre 1963, dovette af- frontare quei rischi suicidi che, alla fine, lo avrebbero portato alla ro- i~ vina, Gli scienziati tedeschi, gi… sconvolti, cominciarono a ricevere lettere con minacce di morte, impostate al Cairo. 1127 settembre, una di queste ,~ lettere scoppi• in faccia al dottor Kirmayer. Fu la goccia che fece traboc- care il vaso per il dottor Pilz, il quale lasci• Il Cairo per far ritorno in Germania. Altri lo seguirono mentre gli egiziani, furibondi, non pote- vano far nulla per fermarli. L UOMO seduto nella sua berlina, in quella mattina di dicembre, sapeva, ss naturalmente~ che il mittente degli esplosivi era il suo agente, il supposto nazista Lutz. Per•, sapeva anche che il programma del genocidio non aveva subˇto alcuna battuta d'arresto. Il generale Amit diede un'altra scorsa al messaggio decifrato che aveva ricevuto. Esso confermava sem- plicemente che una specie virulenta del bacillo della peste era stata isolata nel laboratorio per le malattie epidemiche dell'Istituto di Medicina del Cairo, e che i finanziamenti per quella sezione erano stati decuplicati. SE Hans Hoffmann si fosse accorto di ci• che accadeva, avrebbe dovuto dare a Miller il primo premio per la sfacciataggine. Il giovane giornalista, infatti, uscito dall'ufficio, prese l'ascensore fino al quinto piano e and• nell'ufficio di Max Dorn, il cronista giudiziario della rivista. ® Sono appena stato a parlare con Herr Hoffmann Ż gli disse, ® e adesso ho bisogno di qualche notizia. Posso provare a frugare nella sua memoria ? Ż ® Dica pure Ż acconsentˇ Dorn, convinto che Miller dovesse preparare qualche servizio per Komet. ® Chi conduce le indagini sui crimini di guerra in Germania? Ż ® Be', sostanzialmente sono gli uffici dei procuratori generali delle re- gioni della Germania occidentale. Ż ® Vuol dire che se ne occupano tutti? Ż Dorn si appoggi• allo schienale della sedia. ® Ci sono dieci regioni, nella Germania occidentale. Nell'ufficio del procuratore generale di ogni regione c'Š una sezione incaricata di svolgere indagini su quelli che sono definiti "crimini di violenza commessi durante l'epoca nazista". Al capoluogo di ogni regione Š conferita la giurisdizione di una determinata area. Monaco, per esempio, ha la giurisdizione su Dachau, Buchenwald, Belzec e Flossenburg. La maggior parte dei crimini commessi nell'Ucrai- na e nell'area polacca di L˘dz Š sotto la giurisdizione di Hannover. Ż ®Gli Stati baltici a quale giurisdizione appartengono?Ż domand• Miller. ® Amburgo Ż rispose prontamente Dorn. ® Ci• vuol dire che, se qualcuno dovesse essere processato per crimini commessi a Riga, il processo sarebbe celebrato qui?Ż ® Certo, anche se l'arresto fosse effettuato in qualsiasi altro luogo. Ż ® C'Š mai stato ad Amburgo il processo di qualcuno colpevole di cri- mini commessi a Riga ? Ż ® No, che io ricordi Ż rispose Dorn. 56 ®Se ne troverebbe notizia nell'archivio?Ż ® Certamente. Se Š accaduto dopo il 1950, da quando abbiamo co- minciato a raccogliere i ritagli dei giornali. Ż DOSSIER ODESSA ®Le spiace se do un'occhiata?Ż domand• Miller. ® Nient'affatto. Ż L'archivio si trovava nel seminterrato, e occupava un'area di circa duemila metri quadri, in cui si allineavano grigi scaffali d'acciaio e vari schedari. Vi lavoravano cinque persone in grembiule grigio. ® Di che cosa ha bisogno ? Ż domand• Dorn a Miller, quando il capo archivista si avvicin• loro. ® Della pratica relativa a Roschmann, Eduard Ż rispose Miller. ® Sezione fascicoli personali Ż replic• l'archivista. Aprˇ uno schedario e sfogli• le pratiche. ® Niente sul conto di Roschmann Eduard. Ż ® Avete qualcosa sui crimini di guerra? Ż domand• Miller. ® Sˇ Ż rispose l'archivista. ® Da questa parte. Ż Percorsero un centi- naio di metri lungo gli scaffali. ® Guardi sotto Riga Ż suggerˇ Miller. ~- L'archivista salˇ su una scaletta e si mise a frugare. Scese con una car- r~ telletta rossa intestata: RIGA -- PROCESSI PER CRIMINI Dl GUERRA. Miller la aprˇ. Ne caddero svolazzando due ritagli di giornale che il giovane raccolse. Erano tutti e due dell'estate 1950. Uno riportava che tre soldati ~: delle SS erano stati processati per brutalit… commesse a Riga tra il 1941 ~i e il 1944. L'altro riferiva che tutti e tre erano stati condannati a lunghe pene detentive. ®Tutto qui?Ż domand• Miller. ® Tutto qui Ż rispose l'archivista. TRASCORSE quasi una settimana, prima che Miller riuscisse a ottenere .~ un appuntamento con un avvocato dell'ufficio del procuratore generale di Amburgo. L'uomo che si trov• di fronte era nervoso, sembrava a disagio. ® Devo dirle che ho acconsentito a vederla soltanto a causa delle sue insistenti ~ richieste Ż premise il funzionario. ,-~ ® E stato gentile ugualmente Ż replic• Miller. ® Vorrei avere informa- ,; zioni sul conto di un uomo che presumo il vostro dipartimento tenga sotto continua sorveglianza. Si tratta di Eduard Roschmann. Ż ® Roschmann ? Ż ripet‚ l'avvocato. ® Capitano delle SS. Roschmann. Comandante del ghetto di Riga dal 1941 al 1944. Vorrei sapere se Š vivo, se Š mai stato arrestato, e se Š mai stato processato. Ż ~'~ L'avvocato sembrava sconcertato. ® Buon Dio, ma questo non posso assolutamente dirglielo ! Ż esclam•. ® Perch‚ no? E una questione di pubblico interesse. Ż ® Non credo proprio Ż replic• l'avvocato. ® Altrimenti, saremmo con- tinuamente assillati da richieste di questo genere. In effetti, per quanto io ricordi, la sua Š la prima richiesta del genere che riceviamo da un... rappresentante dell'opinione pubblica. Ż ® In realt…, sono un rappresentante della stampa Ż precis• Miller. ® Pu• darsi. Tuttavia, temo proprio che non siamo autorizzati a rila- sciare informazioni concernenti gli sviluppi delle nostre indagini. Ż ® Be', come inizio non c'Š male Ż osserv• ironicamente Miller. ® Andiamo, Herr Miller! Sono sicuro che lei non pretenderebbe che la polizia le desse informazioni del genere in merito ai crimini di sua competenza! Ż ® Al contrario. Posso pretenderlo, eccome. La polizia mostra solita- mente molto spirito di collaborazione, rilasciando comunicati stampa quando Š previsto qualche arresto. E sicuramente informerebbe la stam- pa qualora le indagini approdassero a qualche risultato. Ż L'avvocato sorrise debolmente. ® Tutto ci• che posso dirle Š che le questioni riguardanti l'area di competenza del mio dipartimento sono soggette a continue indagini. Continue, ripeto. E ora, Herr Miller, penso proprio che non posso fare altro per aiutarla. Ż MILLER impieg• una settimana per prepararsi a fare la mossa succes- siva. Pass• quei giorni leggendo libri che riguardavano la guerra sul fronte orientale e i campi di concentramento nei territori orientali occupati. Fu l'addetto della biblioteca rionale a parlargli della Com- missione Z. ® Si trova a Ludwigsburg Ż disse a Miller. ® L'ho letto su qualche rivista. La Commissione Z - Z sta per Zentral- Š l'unica organizzazione nel Paese che d… la caccia ai nazisti su scala nazionale e persinointerna- zionale. Ż ® Grazie Ż rispose Miller. ® Vedr• se potranno essermi utili. Ż Il mattino dopo, Miller si rec• in banca per ritirare tutti i suoi rispar- mi, lasciando soltanto dieci marchi per tenere aperto il conto. Salut• Sigi con un bacio, dicendole che sarebbe stato lontano una set- timana, e forse piŁ. Prese la Jaguar parcheggiata nel garage sotterraneo e si mise in viaggio verso sud, verso la Renania. La prima neve, sospinta 5~ da folate di vento del mare del Nord, era cominciata a cadere, e sferzava a raffiche l'autostrada che, superata Brema, si addentrava a sud nella piatta distesa della Bassa Sassonia. Miller si ferm• una volta soltanto DOSSIER ODESSA per bere un caffŠ, poi riparti attraverso la Renania settentrionale-Vest- falia. Come sempre, teneva l'auto nella corsia del traffico piŁ veloce, spingendo la Jaguar quasi a centosessanta l'ora. Alle sei di sera era gi… oltre il casello di Hamm, e alla sua destra co- minciava a intravedere nebulosamente nel buio le luci della Ruhr. Quando l'autostrada passava su una sopraelevata, Miller, abbassando lo sguardo, poteva vedere le fabbriche e le ciminiere che si stendevano nella notte di dicembre, e il riverbero dei fuochi di migliaia di forni che producevano la ricchezza del miracolo economico tedesco. Quat- tordici anni prima, quando aveva percorso in treno quella zona per an- dare a trascorrere una vacanza a Parigi, aveva visto soltanto macerie. LUDWIGSBURG Š una piccola cittadina commerciale che sorge tra le belle e dolci colline del Wurttemberg, a circa dodici chilometri da Stoc- carda. La sede della Commissione Z si trovava in una strada tranquilla, lontana dall'arteria principale. La Commissione era composta da un gruppo di persone pagate poco e oberate di troppo lavoro, che si dedi- cavano alla ricerca dei nazisti e delle SS colpevoli degli stermini di massa. Anche se, i crimini delie SS, con l'eccezione degli omicidii e dei mas- sacri, erano ormai caduti in prescrizione, ben 170.000 nomi comparivano ancora negli archivi della Commissione Z. Il personale della Commissione ammontava a ottanta investigatori e a cinquanta magistrati inquirenti. Gli avvocati provenivano in gran parte dall'attivit… privata, alla quale un giorno sarebbero tornati. Gli investi- gatori lavoravano unicamente per dedizione a quel compito. Sapevano che la loro carriera poteva considerarsi finita: gli investigatori disposti a dar la caccia alle SS nella Germania occidentale non avrebbero mai avuto promozioni in altre forze di polizia del Paese. Abituati com'erano a veder ignorate le loro richieste di collaborazione, a vedere scomparire inspiegabilmente le loro pratiche date in prestito, o anche a veder dileguarsi la loro preda dopo qualche imbeccata anonima, gli uomini della Commissione Z avevano davanti a loro un compito che, sapevano benissimo, non godeva delle simpatie della maggioranza dei loro compatrioti. Miller trov• la sede della Commissione al numero 58 di Schorndorfer- strasse, un grosso caseggiato protetto da un muro di cinta alto circa due metri e mezzo. Due massicci cancelli di ferro sbarravano l'accesso al vialetto di ingresso. Il giovane tir• il cordone di un campanello: uno spioncino fu aperto e un volto apparve. ® Desidera? Ż ® Vorrei parlare con qualcuno dei vostri magistrati inquirenti Ż ri- spose Miller. ®Quale?Ż domand• ancora l'altro. ® Andrebbe bene chiunque. Questa Š la mia tessera di giornalista. Ż L'uomo richiuse lo spioncino e si allontan•. Torn• per aprire il can- cello, poi condusse Miller fino alla porta principale e lo diede in conse- gna a un altro custode, il quale lo introdusse in una piccola sala d'attesa. ® Qualcuno sar… subito da lei Ż si conged•, chiudendo la porta. L'uomo che arriv• tre minuti dopo, aveva da poco superato la cinquan- tina ed era di modi riservati e cortesi. Restituˇ a Miller la tessera di giornalista e gli domand•: ® In che cosa posso esserle utile? Ż Miller gli spieg• brevemente la storia di Tauber e di Eduard Rosch- mann. ® Interessantissimo Ż osserv• l'avvocato. ®La questione Š: lei pu• aiutarmi?Ż ® Vorrei poterlo fare Ż sospir• l'uomo. Per la prima volta, da quando aveva cominciato a fare domande ad Amburgo sul conto di Roschmann Miller ebbe la sensazione di aver incontrato un funzionario sinceramente disposto a dargli una mano. ® Il fatto Š, per•, che sono legato mani e piedi alle regole che condizionano la prosecuzione della nostra attivit…. Regole che, fra l'altro, impongono di non dare notizie sul conto di cri- minali delle SS ricercati, a meno che la persona inquirente non rap- presenti ufficialmente un'autorit… fra quelle specificatamente indi- cate. Ż ® In altre parole, lei non pu• dirmi niente? Ż domand• Miller. ® La prego di capire Ż rispose l'avvocato, ® questa commissione Š esposta a continui attacchi. No, non apertamente, nessuno ne avrebbe il coraggio. Ma, in privato, nei corridoi del potere, siamo incessantemente sotto il fuoco di parecchi tiratori. Non ci Š concessa nessuna libert… per quanto riguarda le regole in vigore. Ż ® Avete un archivio di ritagli dei giornali? )> ® No, non l'abbiamo. Ż ® Non c'Š in Germania un archivio del genere che sia aperto al pub- blico ? Ż ® Soltanto quelli curati dai quotidiani e dalle riviste. Quello di Der Spiegel Š, secondo alcuni, il piŁ vasto. Anche Komet ne ha uno molto 6() buono. Ż ® La trovo una cosa piuttosto strana Ż osserv• Miller. ® Dove potrebbe rivolgersi oggi, in Germania, un cittadino per informarsi sulle indagini in merito ai crimini di guerra e per trovare materiale sui crimini delle SS che sono ricercate ? Ż ® Temo proprio che un cittadino non abbia questa possibilit… Ż ri- spose l'avvocato imbarazzato. ® E va bene Ż soggiunse Miller. ® Dove si possono trovare in Germa- nia gli archivi degli uomini delle SS? Ż ® Ne abbiamo uno qui, nello scantinato Ż rispose l'avvocato. ® Tutte copie fotostatiche. Gli originali di tutto lo schedario delle SS sono stati requisiti dagli americani nell'anno 1945. All'ultimo minuto, un gruppo di SS ha cercato di bruciare gli incartamenti. Ne avevano distrutto gi… il dieci per cento quando i soldati americani li hanno fermati. Quelli che restavano erano tutti mescolati, al punto che gli americani hanno impie- gato due anni per rimetterli in ordine. Da allora, tutto lo schedario delle SS Š rimasto a Berlino; persino noi dobbiamo rivolgerci agli americani se vogliamo avere qualche notizia in piŁ. Badi bene: non lo dico per lamentarmi. Gli americani lavorano benissimo e non c'Š niente da dire sulla collaborazione da parte loro. Ż ~' ® Ed Š tutto qui? Due schedari in tutto il Paese? Ż ® Tutto qui. Vorrei poter aiutarla, le ripeto. Se lei dovesse scoprire qualcosa sul conto di Roschmann saremmo ben lieti di venirne a cono- " scenza. Ż ® Se dovessi scoprire qualcosa Ż replic• Miller, ® ci sono soltanto due autorit… che potrebbero intervenire: I'ufficio del procuratore generale di Amburgo e voi. E cosˇ?Ż ® Sˇ, non ce ne sono altre Ż conferm• l'avvocato. ® Ed Š probabile che voi facciate qualcosa di piŁ positivo di quelli di Amburgo Ż soggiunse Miller e lo disse come un'affermazione non come una domanda. L'avvocato aveva lo sguardo fisso al soffitto. ® Le cose veramente importanti che arrivano qui non stanno a prendere polvere in qualche scaffale. Ż ® D'accordo. Ci siamo capiti Ż concluse Miller, alzandosi. ® Un'altra cosa: detto fra noi, voi state ancora cercando Eduard Roschmann?Ż ® Detto fra noi, sˇ. Ż ` ® E se fosse preso, non ci sarebbero problemi per farlo dichiarare colpevole ? Ż ® Nessun problema. Andrebbe ai lavori forzati per tutta la vita. Ż 61 ® Mi dia il suo numero di telefono Ż preg• Miller. L'awocato prese un biglietto, sul quale scrisse qualcosa. ® ll mio nome e due numeri di telefono. Casa e ufficio. Pu• chiamarmi giorno e notte. Nella polizia di ogni regione conosco uomini ai quali posso rivolgermi sapendo che interverranno concretamente. Ne conosco altri da evitare. Quindi telefoni prima a me, intesi? Ż Miller mise in tasca il biglietto. ® Me ne ricorder•. Ż ® Buona fortuna Ż augur• l'avvocato. LA STRADA da Stoccarda a Berlino Š lunga, e Miller impieg• quasi tutto il giorno seguente per percorrerla. Fortunatamente, era una gior- nata asciutta e tersa, e la Jaguar divor• i chilometri che portavano a nord attraverso la distesa erbosa che da Francoforte arriva a Hannover. Li giunto, Miller seguˇ la diramazione della strada che porta al confine con la Germania orientale. Dovette aspettare un'ora al posto di frontiera di Marienborn, per compilare gli inevitabili moduli, mentre i doganieri e gli uomini con l'uniforme verde della polizia stradale perquisivano la Jaguar dentro, fuori e sotto. Un'altra attesa per entrare a Berlino Ovest, dove l'automobile fu nuovamente perquisita e la sua valigetta fu vuotata sul banco della dogana. Alla fine, ultimate tutte le formalit…, Miller pot‚ dirigersi, con la sua Jaguar rombante, verso il nastro scintil- lante del Kurfurstendamm, illuminato dalle decorazioni natalizie. Era la sera del 17 dicembre. Decise di non avventurarsi alla cieca nel centro di documentazione ame- ricano, come aveva fatto precedentemente nell'ufficio del procuratore generale ad Amburgo e alla Commissione Z di Ludwigsburg. Senza un appoggio ufficiale, ormai se n'era reso conto, nessuno poteva arrivare agli archivi sui nazisti in Germania. Al mattino, quindi, telefon• ad Amburgo a Karl Brandt. Brandt rimase senza parole. ® Non conosco nessuno a Berlino. Ż ® Insomma, pensaci bene. Devi aver conosciuto qualcuno della polizia di Berlino Ovest in una delle scuole che hai frequentato. Ż ® Ti ho detto che non volevo essere coinvolto. Ż ® Lo sei, coinvolto. O riesco a dare un'occhiata a quell'archivio in via ufficiale, o altrimenti c…pito lˇ e dico che mi hai mandato tu. Ż ® Dovr• pensarci Ż rispose Brandt, cercando di prendere tempo. ® Ti do un'ora di tempo Ż concluse Miller, sbattendo giŁ il ricevitore. Quando ritelefon•, Brandt era furioso, spaventato, chiaramente pentito di non essersi tenuto quel diario. ® C'Š un uomo col quale ho frequentato la scuola di polizia. Non lo conosco bene, comunque lavora nella polizia di Berlino Ovest. Ż ®Come si chiama?Ż ® Schiller. Volkmar Schiller, ispettore investigativo. Ż Con grande sollievo di Miller, I'ispettore investigativo Volkmar Schiller aveva pressappoco la sua et… e aveva il suo stesso atteggiamento disin- volto nei confronti delle formalit… burocratiche. Miller gli spieg• in poche parole Ci0 che voleva. ® Non vedo perch‚ non debba avere queste informazioni Ż replic• Schiller. ® Gli americani sono abbastanza disposti a collaborare con noi. Per via delle indagini sui crimini nazisti, di cui siamo incaricati, siamo lˇ quasi tutti i giorni. Ż Salirono sulla Jaguar di Miller per recarsi al numero uno di Wasserka ferstieg, nel quartiere di Zehlendorf, Berlino 37. L'edificio, circondato da alberi, era lungo e basso, a un piano. ® E questo ? Ż domand• Miller incredulo. ® Proprio questo Ż rispose Schiller. ® Non Š gran che, vero ? Il fatto Š che ci sono otto piani sotterranei. E lˇ che si trovano gli archivi, in camere blindate a prova di incendio. Ż Oltre la porta principale si trovava l'immancabile gabbiotto del cu- stode. L'ispettore esibˇ la tessera della polizia. Gli fu presentato un modulo, che lui compil•, poi furono introdotti in una stanza piŁ grande, arredata con file di tavoli e di sedie. Dopo un quarto d'ora, un impiegato port• silenziosamente una cartelletta, spessa circa due centimetri e mezzo con l'intestazione: ROSCHMANN, EDUARD. Volkmar Schiller si alz•. ® Se non le spiace, io me ne vado Ż disse. ® Se ha bisogno di qualche copia fotostatica, chieda all'impiegato. Ż Miller si alz• e gli strinse la mano. ® Mille grazie. Ż ® Non c'Š di che. Ż Come se non esistessero gli altri tre o quattro lettori chini sul loro ta- volo, Miller si prese la testa tra le mani e si immerse nella lettura dell'in- cartamento di Eduard Roschmann. C'era tutto. Numero di tessera del partito nazista, numero di matricola delle SS, moduli di iscrizione compilati e firmati da Roschmann stesso, cartelle mediche, curriculum scritto di suo pugno, nomina a ufficiale, at- testati di promozione, fino all'aprile del 1945. C'erano anche due foto- grafie, una di faccia, l'altra di profilo. Mostravano un uomo con i capelli tagliati cortissimi, naso affilato, una bocca sottile priva di labbra, un'e- spressione tetra. Miller cominci• a leggere... Eduard Roschmann era nato il 25 agosto 1908, nella cittadina austriaca di Graz; il padre era un rispettabilissimo operaio di una fabbrica di birra. DOSSIER ODESSA Roschmann aveva studiato per diventare avvocato, ma senza successo Nel 1931, all'et… di 23 anni, aveva cominciato a lavorare nella fabbrica di birra in cui suo padre era operaio e nel 1937 era stato promosso all'ufficio amministrativo. In quell'anno, si era iscritto al partito clandestino na- zista austriaco e alle SS: entrambe le organizzazioni erano messe al bando nell'Austria neutrale. Un anno dopo, Hitler annetteva l'Austria e ricompensava i nazisti con rapide promozioni. Nel 1939, allo scoppio della guerra, si era arruolato volontario nel corpo delle Waffen SS, e dopo l'addestramento in Germania aveva prestato servizio in un'unit… delle Waffen SS che partecip• all'invasione della Francia. Nel dicembre del 1940, veniva trasferito a Berlino ("Co- dardia?" era stato annotato a margine), e nel gennaio 1941 veniva asse- gnato all'SD, servizio di sicurezza dipendente dall'RSHA. Nell'agosto 1941, era stato nominato comandante del ghetto di Riga. Era tornato in Germania, via mare, nell'ottobre del 1944 e, dopo aver consegnato gli ebrei di Riga sopravvissuti, all'SD di Danzica, si era presentato a rapporto al quartier generale di Berlino. La documentazione finiva lˇ, probabilmente perch‚ l'addetto delle SS a Berlino aveva abbandonato l'ufficio piuttosto in fretta, nel maggio del 1 945. Allegato in fondo al fascio di documenti c'era un foglio con l'annota- zione dattiloscritta: "Inchiesta svolta su questa pratica da parte delle autorit… britanniche d'occupazione nel dicembre 1947". Miller prelev• dalla cartella il curriculum scritto da Roschmann, le due fotografie e l'ultimo foglio, e si avvicin• all'impiegato. ® Posso avere una fotocopia di questi documenti, per favore?Ż ® Certamente. Ż Anche un'altra persona, che aveva consultato alcuni documenti nella sala, present• due fogli da far fotocopiare. Dieci minuti dopo, si udˇ un fruscio alle spalle dell'impiegato e due buste furono passate attraverso uno sportello. L'impiegato diede una raplda occhiata dentro una delle buste. ® I documenti su Eduard Rosch- mann ? Ż domand•. ® Per me Ż rispose Miller, tendendo la mano. ®Allora questo dev'essere per lei Ż soggiunse l'impiegato, rivolto all'altro uomo, che stava occhieggiando Miller. L'uomo prese la busta e si avvi• verso la porta contemporaneamente 64 a Miller. Quando fu fuori, il giornalista scese di corsa le scale e salˇ a bordo della Jaguar. Un'ora dopo telefonava a Sigi: ® Sono a casa per Natale Ż. Due ore dopo era in viaggio. Mentre la Jaguar si dirigeva verso Am- burgo, I'altro uomo era seduto nel suo elegante appartamento di Sa- vignyplatz e componeva un numero telefonico della Germania occiden- tale. Si present• con poche parole all'uomo che rispose al telefono. ® Sono stato al centro di documentazione, oggi. C'era un uomo, lˇ, che leggeva la cartella di Eduard Roschmann. Ha fatto fotocopiare alcuni documenti. Dopo la comunicazione che Š circolata recentemente, ho pensato che fosse meglio avvertirla. Ż Seguˇ una serie di domande dall'altro capo del filo. ® No, non sono riuscito a sapere il suo nome. E partito su una lunga automobile sportiva nera. Sˇ, la targa era di Amburgo. Ż Dett• lenta- mente il numero della targa. ® Sˇ, ho pensato che fosse meglio. Voglio dire, non si sa mai con questi ficcanaso. Buon Natale, Kamerad. Ż NATALE cadeva il mercoledˇ di quella settimana, e fu solo dopo il pe- riodo natalizio che l'uomo informato a proposito di Miller comunic• la notizia. Quando si decise a farlo, la trasmise al suo piŁ alto superiore. L'uomo che ricevette la telefonata, su una linea strettamente privata, ringrazi• ]'informatore, depose il ricevitore, si appoggi• allo schienale della poltrona di pelle e si mise a fissare fuori della finestra i tetti co- perti di neve. ® Maledizione, maledizione e maledizione! Ż imprec• tra s‚. ® Perch‚ proprio adesso?Ż Ripens• al suo incontro di quasi cinque settimane prima con il generale Glucks, a Madrid, e a ci• che questi aveva detto sull'importanza di proteggere a ogni costo la sicurezza del proprietario della fabbrica di radio che, sotto il nome in codice di Vulcano, si trovava al momento nella fase cruciale dell'elaborazione del sistema di guida per i missili egiziani. Werwolf era l'unico, in Germania, a sapere che Vulcano in realt… era Eduard Roschmann. Diede un'occhiata all'agenda sulla quale aveva scarabocchiato il nu- mero di targa dell'automobile di Miller e premette il pulsante del ditta- fono. Dall'apparecchio provenne la voce della segretaria, che si trovava nell'ufficio attiguo. ® Hilda, come si chiama quell'investigatore privato di cui ci siamo serviti il mese scorso per quel caso di divorzio? Ż ® Un attimo... Memmers, Heinz Memmers. Ż ® Le spiace darmi il suo numero di telefono? No, non lo chiami lei. Mi dia soltanto il numero di telefono. Ż Lo annot•, poi si alz• e attravers• la stanza per raggiungere una cas- saforte a muro. Da essa prese un volume e lo sfogli• finch‚ non trov• il nome Memmers. Erano soltanto due i Memmers elencati, Heinrich e Walter. Fece scorrere il dito lungo la pagina che riguardava Heinrich solitamente abbreviato in Heinz. Annot• la data di nascita, calcol• l'et… dell'uomo alla fine del 1963 e cerc• di ricordare la faccia dell'investiga- tore privato. L'et… coincideva. Annot• altri due numeri elencati accanto al nome Heinz Memmers e prese in mano il ricevitore del telefono. Dopo una dozzina di squilli, rispose una voce impastata. ® Memmers, investigazioni private. Ż ®Parlo con Herr Heinz Memmers?Ż ® Sˇ, chi parla? Ż ® Mi dica, il numero 245.718 le ricorda qualcosa? Ż Seguˇ un silenzio di tomba, rotto soltanto da un sospiro mentre Mem- mers prendeva atto che il numero appena citatogli era quello che lui aveva quando prestava servizio nelle SS. Poi, la sua voce, carica di so- spetto, torn• a farsi sentire: ® Dovrebbe? Ż ® Le dice qualcosa il fatto che il mio numero era di cinque cifre? Ż Il risultato fu elettrizzante: cinque cifre significavano un ufficiale di altissimo grado. ® Certo, signore Ż rispose Memmers. ® Molto bene Ż riprese Werwolf. ® Dunque, c'Š un ficcanaso che sta facendo domande su uno dei Kameraden. Ho bisogno di scoprire chi Š. Ho il numero di targa della sua automobile. Ż Werwolf lo lesse lenta- mente. ® Preso nota ? Ż ® Sˇ, Kamerad. Ż ® Voglio conoscere nome, indirizzo, professione, condizione fami- liare e sociale... tutta la solita trafila. Quanto tempo impiegher…? Ż ® Circa quarantott'ore Ż rispose Memmers. ® L'individuo in questione non deve essere avvicinato. Non deve venire a conoscenza delle indagini. E chiaro?Ż ® Certamente. Nessun problema. Ż ® Benissimo, allora. La richiamer• lunedˇ. Ż MILLER ripartˇ da Amburgo quello stesso pomeriggio. Questa volta la destinazione era Bonn, la piccola cittadina sul Reno che Konrad Ade- nauer aveva scelto come capitale della Repubblica federale. Appena oltre Brema, la sua Jaguar incroci• l'Opel di Memmers, diretta a gran velocit… a nord, verso Amburgo. Ignari l'uno dell'altro, i due uomini sfrecciarono sulla strada, ciascuno verso la propria missione. Era gi… buio quando Miller imbocc• l'unica, lunga arteria principale di Bonn e accost• accanto a un vigile. ®Pu• indicarmi la strada per l'ambasciata britannica?Ż domand•. Il vigile indic• la strada davanti a s‚. ® Segua le rotaie del tram. Quando star… per uscire da Bonn e per entrare a Bad Godesberg, la vedr… alla sua sinistra. Ż Miller ringrazi• con un cenno del capo e proseguˇ. Parcheggi• davanti all'ingresso dell'ambasciata, in uno spiazzo riservato ai visitatori. Varc• le porte di vetro dell'ingresso e si trov• in un piccolo atrio. ® Vorrei parlare con l'addetto stampa, per favore Ż chiese nel suo in- glese stentato, presentando la tessera di giornalista. ® Non so se Š ancora in sede. Provo a vedere. Ż L'addetto al banco compose un numero telefonico interno. Miller ebbe fortuna. L'addetto stampa, come poco dopo il giornalista fu ben lieto di notare, era un uomo sui trentacinque anni e sembrava pronto a offrire il suo aiuto. ® Che cosa pO3SO fare per lei? Ż domand•. ® Sto facendo indagini per un servizio giornalistico su una rivista Ż mentˇ Miller. ® Si tratta di un ex capitano delle SS, uno dei peggiori, un uomo tuttora ricercato dalle stesse autorit… tedesche. Lei saprebbe dirmi se gli inglesi lo hanno mai catturato e, in questo caso, che cosa ne Š stato di lui? Ż Il giovane diplomatico sembrava perplesso. ® Buon Dio, temo proprio di non saperlo. Voglio dire, abbiamo consegnato i nostri archivi e i nostri schedari al vostro governo nel 1949. Ż Miller decise di non accennare al fatto che le autorit… tedesche ave- vano rifiutato di collaborare. ® E vero Ż ammise. ® Tuttavia, le mie inda- gini per gli anni successivi al 1949 hanno rivelato che l'uomo non Š stato processato nella Repubblica federale. Ci• nonostante, ho scoperto al centro di documentazione americano di Berlino Ovest che una copia della pratica relativa a quest'uomo Š stata richiesta dalle autorit… bri- tanniche nel 1947. Deve esserci stato un motivo per questa richiesta, non Š vero ? Ż ® Sˇ, un motivo deve esserci stato, immagino Ż conferm• l'addetto stampa Riflett‚, corrugando la fronte. ® E allora, quali potevano essere le autorit… britanniche che conduce- vano le indagini?Ż domand• ancora Miller. ® Be', le indagini venivano svolte dal capo della polizia militare e i processi venivano istruiti dalla sezione legale. Tuttavia, ambedue gli archivi sono stati consegnati nel 1949. Ż ® Ma gli inglesi ne avranno certo conservato le copie, no? Ż ® Sˇ, immagino di sˇ Ż rispose l'addetto stampa. ® Tuttavia dovreb- bero essere ormai passate all'archivio dell'Esercito. Ż ®Sarebbe possibile dare un'occhiata?Ż Sul viso dell'addetto stampa apparve un'espressione sconcertata. ® Oh, ne dubito proprio. Non metto in dubbio la buonafede delle persone che compiono ricerche... per• non credo che un giornalista sarebbe autoriz- zato a consultare questi documenti... senza offesa, lei mi capisce. Ż ® Certo Ż fece Miller. Si alz• e altrettanto fece l'addetto stampa. ® Non credo proprio che l'ambasciata potrebbe esserle d'aiuto. Ż ® Capisco. Un'ultima cosa. C'Š ancora, qui, qualcuno che si trovava a Bonn a quei tempi?Ż ® Oh, no, sono stati sostituiti tutti molte volte. Aspetti un attimo, per•... Ci sarebbe Anthony Cadbury. Il tipo del vecchio giornalista in- glese. Ha sposato una ragazza tedesca. Penso proprio che fosse qui subito dopo la guerra. Potrebbe domandare a lui. Ż ® Benissimo Ż fece Miller. ® Dove posso trovarlo ? Ż ® Be', oggi Š venerdˇ. Probabilmente sar… nel suo ritrovo preferito, il bar del Cercle Fran~cais, a Bad Godesberg. Ż MILLER trov• il locale, a un centinaio di metri dalla riva del Reno. Cadbury non c'era, ma il barista disse a Miller che se non fosse arrivato in serata, si sarebbe fatto vedere sicuramente per l'ora dell'aperitivo il giorno seguente. Il giornalista prenot• una camera vicino al Dreesen Hatel, poi and• a cenare al Cercle Francais, nella speranza che l'inglese capitasse lˇ. Alle undici torn• in albergo per dormire. Cadbury entr• nel bar del Cercle Francais qualche minuto prima delle dodici del giorno seguente, salut• qualche suo conoscente e si mise a sedere sul suo solito sgabello d'angolo. Quando l'uomo ebbe ordinato da bere, Miller si alz• e gli si avvicin•. ®Il signor Cadbury?Ż Due vivaci occhi azzurri sormontati da sopracciglia grigie e cespu- 68 gliose scrutarono Miller attentamente. ® Sˇ. Ż ® Il mio nome Š Miller. Peter Miller. Sono un giornalista di Amburgo. Posso parlare con lei un attimo, per favore?Ż Anthony Cadbury gli indic• lo sgabello accanto al suo. ® Penso che faremmo meglio a parlare in tedesco, non le pare? Ż propose, parlando in quella lingua. ® Che cosa posso fare per lei? Ż Miller gli raccont• tutta la storia, dal momento della morte di Tauber. Il londinese non lo interruppe nemmeno una volta. Quando il giovane ebbe finito, Cadbury fece segno al barista di riempirgli ancora il bicchiere e di portare un'altra birra per Miller. ® Cin-cin Ż fece Cadbury. ® Be', si trova di fronte a un bel problema, allora. Devo dire che ammiro il suo coraggio. Ż ® Coraggio? Ż ripet‚ Miller. ® Nella condizione psicologica attuale, I'argomento sul quale sta in- vestigando non Š certo fra i preferiti dai suoi compatrioti Ż spieg• Cadbury. ® Del resto se ne accorger… sicuramente nel corso delle ri- cerche. Ż ® In effetti me ne sono gi… reso conto Ż ammise Miller. ® Lo prevedevo Ż disse l'inglese, con un improvviso sogghigno. ® Man- giamo qualcosa? Mia moglie Š fuori, oggi. Ż Durante il pranzo, Miller si inform• sugli anni trascorsi da Cadbury in Germanla. ® Sono arrivato come corrispondente di guerra al seguito dell'Eser- cito di Montgomery. Avevo pressappoco l'et… che ha lei adesso. Il quar- tier generale era a Luneburg. Da allora ho risieduto qui, piŁ o meno. Ho fatto servizi su tutta la fine della guerra; poi il giornale mi ha chiesto di restare qui. Ż ® Si Š occupato anche dei processi ai criminali di guerra della zona ? Ż domand• Miller. Cadbury annuˇ, mentre masticava la bistecca. ® Quelli celebrati nella zona britannica. I criminali di primo piano erano Josef Kramer e Irma Grese. Mai sentiti nominare?Ż ® No, mai. Ż ® Be', erano soprannominati le "Belve di Belsen". Mai sentito par- lare di Belsen ? Ż ® La mia generazione non Š mai stata molto informata di queste cose Ż spieg• Miller. Cadbury gli lanci• un'occhiata penetrante. ® Ma adesso lei vuole saperle ? Ż ® Devo venirne a conoscenza, prima o poi. Posso farle una domanda ? Lei odia i tedeschi ? Ż Cadbury riflett‚ per un attimo sulla domanda. ® Subito dopo la sco- perta di Belsen, una massa di giornalisti Š andata l… a vedere. Non mi sono mai sentito cosˇ disgustato in vita mia. In guerra si vedono cose terribili, ma Š niente al confronto di Belsen. In quel momento, sˇ, li ho odiati tutti quanti. Ż ®E adesso?Ż ® No, adesso non piŁ. Ho sposato una ragazza tedesca nel 1948 e vivo qui. Non lo farei se provassi i sentimenti che avevo nel 1945. Ż ® Che cosa le ha fatto cambiare opinione? Ż ® Il tempo. Il passare del tempo. E la scoperta che non tutti i tede- schi erano come Josef Kramer. O come Roschmann. Guardi, ancora adesso, per•, non riesco a vincere un sottile senso di diffidenza verso i tedeschi della mia generazione. Ż ® E la mia ? Ż ® Voi siete migliori Ż rispose Cadbury. ® Diciamolo pure, voi dovete essere migliori. Ż ® Mi dar… una mano a trovare Roschmann? Nessun altro Š disposto a farlo. Ż ® Se posso Ż rispose Cadbury. ® Che cosa vuole sapere? Ż ® Ricorda se Š stato processato nella zona britannica ? Ż ® No. Sono sicuro che non c'Š mai stato un processo a Roschmann nella zona britannica. Me ne ricorderei. Ż ® E allora, perch‚ le autorit… britanniche hanno richiesto agli ameri- cani, a Berlino, la fotocopia del suo incartamento?Ż ® Non so per quale motivo gli inglesi si siano interessati al suo caso. A quel tempo nessuno sapeva niente di Riga. Non avevamo notizie dal- I'oriente. E stato li, tuttavia, che la stragrande maggioranza dei massa- cri ha avuto luogo. Noi ci trovavamo in una strana posizione. L'ottanta per cento dei crimini contro l'umanit… erano stati commessi a oriente di quella che Š adesso la cortina di ferro, tuttavia il novanta per cento circa dei responsabili si trovava nelle tre zone occidentali. Centinaia di colpevoli ci sono sgusciati tra le mani perch‚ non sapevamo quello che avevano commesso a millecinquecento chilometri di distanza, a o- riente. Ż ® Per quanto riguarda Roschmann Ż domand• ancora Miller, ® da dove si dovrebbe cominciare a cercare, tra i documenti britannici?Ż ® Be', possiamo cominciare con il mio archivio, a casa mia. Venga, 70 Š poco distante. Ż Due pareti dello studio di Cadbury erano tappezzate di cassette di schede. Inoltre, in un angolo, c'erano due schedari di metallo grigio. Cadbury indic• i due schedari. ® Quello Š pieno di notizie sulle varie persone, in ordine alfabetico. L'altro riguarda vari avvenimenti, ordinati per argomento. Cominceremo col primo. Ż Non c'erano cartellette intestate a Roschmann. ® Niente da fare Ż concluse Cadbury. ® E ora proviamo con lo sche- dario per argomenti. Ce n'Š uno per i nazisti e un altro per le SS. C'Š una vasta sezione, intestata GIUSTIZIA, divisa nei vari processi. Poi ce n'Š una per i crimini di guerra. Mettiamoci al lavoro. Ż Lavorarono fino a tardi, esaminando minuziosamente gli schedari. Alla fine, Cadbury si alz• in piedi con un sospiro. ® Devo andare fuori a cena, purtroppo, questa sera Ż disse. ® Gli unici posti che restano da guardare sono questi. Ż Indic• le cassette. Miller chiuse lo schedario che stava guardando. ® E quelle che cosa sono ? Ż ® Quelle Ż spieg• Cadbury, ® sono diciannove anni di corrispondenze che ho mandato al giornale. Questa Š la prima fila. Sotto ci sono i ritagli di giornale che ho raccolto lungo lo stesso arco di tempo, riguardan- ti Germania e Austria. Ci vorr… un bel po' per passarli tutti. Per fortuna domani Š domenica. Ż ® E molto gentile da parte sua prendersi tutto questo disturbo Ż osserv• Miller. Cadbury scroll• le spalle. ® Non ho niente da fare in questo fine setti- mana. Ci vediamo per bere qualcosa al Cercle Francais verso le undici e mezzo. Ż Fu VERSO la met… del pomeriggio di domenica che lo trovarono. An- thony Cadbury grid• improvvisamente: ® Eureka! Ż Era una delle sue corrispondenze, datata 23 dicembre 1947. ® Il giornale non l'ha pubblicata Ż disse. ® Chi vuole che si interessi a una SS catturata proprio alla vigilia di Natale? Ż Mise il foglio sul tavolo per farlo leggere a Miller. Hannover, Governo militare ˘ritannico. Un ex capitano delle famige- rate SS Š stato arrestato dalle autorit… militari britanniche a Graz, in Austria, dove si trova in stato di arresto in attesa di ulteriori indagini. L'uomo, Eduard Roschmann, Š stato riconosciuto nelle strade della cittadina austriaca da un ex internato di un campo di concentramento, il quale ha accusato Roschmann di essere stato il comandante del cam- po di concentramento della Lettonia. Dopo l'identificazione, Rosch- r)OSSIER ODESSA mann Š stato arrestato dagli uomini del Servizio di Sicurezza britan- nico di Graz. E stata avanzata richiesta al quartier generale della zona sovietica di Potsdam per avere ulteriori informazioni sul campo di concentra- mento di Riga, Lettonia, ed Š in corso la ricerca di altri testimoni, ha riferito il portavoce. Nel frattempo, la persona arrestata Š stata defi- nitivamente identificata come Eduard Roschmann in base alla sua car- tella personale, conservata dalle autorit… americane nel loro archivio delle SS a Berlino. Miller rilesse il breve dispaccio quattro o cinque volte. ® L'ha trovato Ż ansim•. ® Credo che l'occasione imponga un brindisi Ż propose Cadbury. MEMMERS era nel suo ufficio alle nove in punto del lunedˇ mattina. La telefonata di Werwolf arriv• dopo le nove e mezzo. ® Sono lieto che abbia telefonato, Kamerad Ż lo salut• Memmers. ® Sono tornato da Amburgo ieri sera tardi. Ż ~ ® Dove si trova attualmente ? Ż ® Non lo sappiamo. Un buon posto per cominciare sarebbe il suo ap- partamento, nel quale vive con una ragazza. Se ti presenti come inviato di una delle riviste per cui il giornalista lavora, la ragazza, probabilmente, ti parler…. L'uomo viaggia a bordo di un'automobile vistosa. Troverai qui tutti i particolari. Ż Werwolf gli porse un foglio di carta. ® Avr• bisogno di soldi Ż fece presente Mackensen. Werwolf spinse sulla scrivania un fascio di diecimila marchi. ® Quali sono gli ordini ? Ż domand• ancora il sicario. ® Individuare ed eliminare Ż rispose Werwolf. SOLTANTO il 13 gennaio, la notizia della morte di Rolf Gunther Kolb, avvenuta a Brema quattro giorni prima, arriv• a Leon a Monaco. La let- tera inviatagli dal suo corrispondente nella Germania settentrionale con- teneva anche la patente di guida del defunto. Leon fece un controllo per appurare che il nome di Kolb apparisse sull~elenco delle SS e che non figurasse tra le persone ricercate nella Ger- DOSSIER ODr~SSA mania occidentale. Poi, si mise in contatto con Motti. ® Ecco l'uomo che fa al nostro caso Ż gli disse, porgendogli la patente di Kolb. ® Era sergente all'et… di diciannove anni, promosso poco prima della fine della guerra. Dovevano essere molto a corto di uomini. La faccia di Kolb Š diversa da quella di Miller, ma altezza e corporatura coincidono. Quindi, abbiamo bisogno di una nuova fotografia, ma per quella si pu• aspettare. Per au- tenticare la fotografia avremo bisogno di una copia del timbro dell'Ispet- torato di Brema. Provvedi tu. Ż Quando Motti se ne fu andato, Leon compose un numero telefonico di Brema e impartˇ ulteriori disposizioni. MACKENSEN, sorseggiando un cocktail nel bar dell'albergo Schweizer- hof di Monaco, rifletteva sul suo problema: Miller e la sua automobile erano scomparsi. Mackensen, che era una persona scrupolosa, aveva pre- so contatto persino con i principali rappresentanti della Jaguar per la Germania occidentale, ottenendo da loro una serie di fotografie pubblici- tarie della Jaguar XK 150 S; cosˇ, ora, conosceva il tipo di automobile che stava cercando. Le indagini a casa di Miller gli avevano fruttato una conversazione con la graziosa e simpatica amichetta del giornalista, la quale gli aveva mostrato una lettera inviatale da Monaco, nella quale Miller l'avvertiva che sarebbe rimasto in quella citt… per un po' di tempo. Mackensen aveva svolto indagini in ogni albergo di Monaco, nei par- cheggi pubblici e privati, nelle stazioni di rifornimento. Niente. L'uomo che cercava sembrava essere scomparso dalla faccia della terra. Finito di bere, Mackensen scivol• giŁ dallo sgabello del bar e si di- resse verso il telefono per fare rapporto a Werwolf. Il sicario non lo sa- peva, ma in quel momento si trovava a poco piŁ di un chilometro di distanza dalla Jaguar nera con la striscia gialla, parcheggiata oltre il muro di cinta del cortile della vecchia bottega in cui Leon viveva e di- rigeva la sua piccola e fanatica organizzazione. NEL POLICLINICO di Brema, un uomo col camice bianco entr• nell'uf- ficio amministrativo. Appeso a] collo aveva lo stetoscopio, segno distin- tivo dell'interno di fresca nomina. ® Ho bisogno di dare un'occhiata alla cartella medica di uno dei nostri pazienti, Rolf Gunther Kolb Ż disse all'impiegata. 100 La donna non riconobbe l'interno, ma ci• era comprensibile: ce n'era- no a dozzine dentro l'ospedale. Trov• la cartella di Kolb e la porse al medico. Poi, il telefono squill• e la donna and• a rispondere. Il medico si mise a sedere e diede una scorsa ai documenti contenuti nella cartella. Da essi risultava che Kolb aveva avuto un collasso in strada ed era stato portato in ospedale con l'ambulanza. La visita aveva rivelato un tumore intestinale all'ultimo stadio. Era stata presa la deci- sione di non operare. Il paziente era stato curato con una serie di farmaci e successivamente con la morfina. L'ultimo foglio contenuto nella cartella attestava semplicemente: "Paziente deceduto in data 9 gennaio. Causa del decesso: carcinoma dell'intestino crasso. Salma consegnata all'obi- torio municipale in data 10 gennaio". L'interno estrasse quell'ultimo foglio dalla cartella e al suo posto ne mise un altro, portato da lui. In esso era scritto: "Nonostante le gravi condizioni del paziente, il carcinoma ha risposto alle cure ed Š regredito. Il 16 gennaio, il paziente Š stato trasferito, dietro sua richiesta, alla Cli- nica Arcadia, nella citt… di Delmenhorst, per un periodo di convale- scenza". L'interno restituˇ la cartella medica all'impiegata, la ringrazi• con un sorriso e se ne and•. Era il 22 gennaio. TRE giorni dopo, Leon mise a posto anche l'ultima tessera del mosaico. L'impiegato di una compagnia di viaggi lo inform• che il proprietario di un panificio di Bremerhaven aveva prenotato due biglietti per una crociera invernale, a nome suo e della moglie. La coppia avrebbe com- piuto un viaggio turistico di quattro settimane nei Caraibi, partendo da Bremerhaven la domenica 16 febbraio. La nave era piccola, e non collegata a terra coŤ radio-telefono. Leon sapeva che il proprietario di quel panificio era stato colonnello delle SS durante la guerra, e che, in seguito, era entrato a far parte dell'Odessa. Ordin• a Motti di andare ad acquistare un manuale sulla panificazione. WERWOLF era perplesso. Quasi tre settimane erano trascorse da quando aveva incaricato i suoi rappresentanti nelle principali citt… tedesche di segnalargli la presenza di un uomo di nome Miller e quella della sua Jaguar nera sportiva. Parecchie telefonate erano state fatte a una ragazza di nome Sigi, facendole credere che provenissero dal direttore di un'im- portante rivista, ma la ragazza aveva sempre risposto di non sapere dove si trovasse il giornalista. Erano state svolte indagini anche presso la banca, ma Miller non aveva piŁ incassato assegni fin dal mese di no- 101 vembre Insomma, era scomparso. Era gi… il 31 gennaio, e Werwolf si sentˇ in dovere di fare una telefonata. DOSSIEI~ ODESSA 102 MOLTO lontano, fra le montagne, un uomo depose il suo telefono mezz'ora dopo, imprecando tra s‚ violentemente. Era un venerdˇ sera, ed era appena arrivato nella sua residenza di montagna per trascorrere due giorni di riposo. And• a guardare fuori della finestra del suo studio elegantemente arredato. La luce che usciva dalla finestra si diffondeva sull'alto tappeto di neve che ricopriva il prato, e il riverbero arrivava fino agli alberi di pino che coprivano la maggior parte della sua propriet…. La telefonata lo impensieriva. Aveva detto al suo interlocutore che nessuno era stato notato in prossimit… della sua casa, nessuno si era aggirato nei pressi della sua residenza di montagna. Per•, era ugual- mente preoccupato. Miller? Chi diavolo era quel Miller? Le assicura- zioni avute al telefono, e cioŠ che qualcuno si sarebbe preso cura del giornalista, lo tranquillizzavano soltanto in parte. La seriet… con cui il suo interlocutore e i suoi collaboratori consideravano la minaccia rap- presentata da quel Miller era testimoniata dalla decisione di inviargli fin dal giorno successivo una guardia del corpo personale, che gli sa- rebbe stata accanto fino a ulteriori notizie. Tir• le tende dello studio, nascondendo alla vista il panorama inver- nale. La porta spessamente imbottita non lasciava penetrare alcun ru- more dal resto della casa. L'unico suono che si sentiva nella stanza era il crepitio dei ceppi di pino fresco, il cui allegro riverbero era incorniciato dal grande camino decorato da un fregio in ferro battuto a forma di foglie di vite. La porta si aprˇ e sua moglie mise dentro la testa: ® La cena Š pronta Ż. ® Arrivo, mia cara Ż rispose Eduard Roschmann. IL MATTINO dopo, sabato, un gruppetto di persone partite da Monaco arriv• alla casa di Oster. Nell'automobile viaggiavano Leon e Motti, il conducente e un uomo con una borsa nera. Nel soggiorno, Leon disse all'uomo con la borsa nera: ® E meglio che tu vada su in bagno a preparare i tuoi attrezzi Ż. L'uomo annuˇ e salˇ le scale. Gli altri si sedettero intorno al tavolo, poi Leon domand•: ®Come se la cava? Ż Sembrava quasi che Miller non fosse nemmeno presente. ® Abbastanza bene Ż rispose Oster. ® Gli ho fatto un esame di due ore, ieri, e potrebbe passarlo. Ż Leon porse una patente di guida a Miller. Il posto della fotografia era in bianco. ® Questo Š l'uomo che lei deve diventare Ż gli disse. ® Rolf GUnther Kolb, nato il 18 giugno 1925. Avrebbe avuto perci• diciannove anni alla fine della guerra, e ne avrebbe trentotto oggi. E nato e cresciuto a Brema. E entrato nella GioventŁ hitleriana all'et… di dieci anni e nelle SS, nel gennaio 1944, a diciotto. Entrambi i genitori di Kolb sono morti sotto un bombardamento, nel 1944. Ż ® Qual Š stata la sua carriera nelle SS? Ż domand• Oster. ® Non conosciamo la carriera di Kolb nelle SS Ż rispose Leon. ® Non deve esser stata nulla di speciale, visto che il nome di quest'uomo non appare su alcun elenco di persone ricercate e che nessuno ha mai sen- tito parlare di lui. In un certo senso Š meglio, perch‚ Š probabile che nem- meno l'Odessa ne abbia mai sentito parlare. Tuttavia, non avrebbe mo- tivo di chiedere l'aiuto dell'Odessa, se non fosse ricercato. Quindi l'ab- biamo inventata noi, la sua carriera. Eccola qui. Ż Quando ebbe finito di leggere i fogli che Leon gli aveva dato, Oster annuˇ. ® Sta in piedi. Basterebbe per farlo arrestare, se fosse denunciato. Ż Leon emise un borbottio soddisfatto. ® Abbiamo trovato anche un garante per lui. Un ex colonnello delle SS di Bremerhaven partir… per una crociera il 16 febbraio. E proprietario di un panificio. Quando Miller si presenter… come Kolb, dopo il 16 febbraio, potr… esibire una lettera in cui l'ex colonnello delle SS assicura all'Odessa che Kolb, un tempo alle sue dipendenze, Š stato veramente nelle SS ed Š effettivamente nei guai. In quella data, il panettiere sar… ormai in mare e non potr… essere contattato. Tra l'altro Ż aggiunse porgendo un libro a Miller, ® lei dovr… imparare anche qualcosa sulla panificazione. Ż Non accenn• al fatto che il proprietario del panificio sarebbe stato assente soltanto per quattro settimane e che, dopo di allora, la vita di Miller sarebbe stata appesa a un filo. ® E adesso, amico mio, il barbiere cambier… un po' il suo aspetto fisico Ż disse Leon a Miller. ® Dopo di che, faremo una buona fotografia per la patente. Ż Nel bagno, al piano superiore, il barbiere tagli• i capelli di Miller finch‚, sotto la peluria rimasta, non si intravide la cute. L'aspetto un po' trasandato di Miller era cosˇ scomparso. Poi gli furono estirpate quasl completamente le sopracciglia. ® La mancanza di sopracciglia rende perplessi circa l~et… esatta di un uomo Ż spieg• il barbiere. ® Un'ul- tima cosa: dovr… farsi crescere i baffi. Invecchiano, come lei sa. Pu• riuscirci in un paio di settimane? Ż ® Penso di sˇ Ż rispose Miller, dando un'occhiata alla sua immagine riflessa Sembrava gi… un uomo tra i trenta e i quarant anni. Quando scese al piano inferiore, il giornalista fu fatto sedere davanti a uno schermo bianco, e Motti gli scatt• parecchie fotografie ® La patente sar… pronta entro tre giorni Ż assicur• Motti. I quattro uomini se ne andarono, e Oster si rivolse a Miller. ® Dun- que, Kolb Ż gli disse, cessando gi… di chiamarlo in altro modo, ® lei Š stato addestrato a Dachau e trasferito a Flossenburg nel luglio 1944. Nell'aprile 1945, lei ha comandato il plotone d'esecuzione che ha giu- stiziato l'ammiraglio Canaris e altri ufficiali dell'Esercito sospettati di complicit… nell'attentato contro Hitler del luglio 1944. Va bene, met- tiamoci al lavoro, sergente. Ż L UOMO che sedeva accanto al finestrino sull aereo dell Olimpic Air- ways diretto a Monaco da Atene, in quel giorno di met… febbraio, sem- brava tranquillo e riservato. Era nato in Germania trentatr‚ anni prima, col nome di Josef Kaplan, figlio di un sarto ebreo di Karlsruhe. Aveva tre anni quando Hitler era salito al potere, sette quando i suoi genitori erano stati portati via su un cellulare nero; da allora era rimasto na- scosto in un solaio per altri tre anni finch‚, nel 1940, all'et… di dieci anni, anche lui era stato scoperto e portato via. Aveva sfruttato allora le capacit… di resistenza e di ingegnosit… della sua giovane et… per so- pravvivere a una serie di internamenti nei campi fino al 1945. Due anni dopo, diciassettenne e affamato come un topo, con una sfiducia atavica nei confronti di tutto e di tutti, era arrivato in nave a una nuova spiaggia, molti chilometri lontana da Karlsruhe e da Da- chau. Lˇ, aveva preso il nome di Uri Ben-Shaul. Gli anni successivi gli avevano portato una moglie e due bambini, nonch‚ la nomina a maggiore dell'Esercito, ma non avevano eliminato il suo odio per il Paese verso il quale stava viaggiando quel giorno. Aveva accettato di mettere da parte i suoi sentimenti e di riprendere, come gi… altre due volte aveva fatto, quella facciata cordiale e disinvolta che era necessaria per trasformarsi ancora una volta in un tedesco. Il Mossad aveva pensato a fornirgli tutto il resto: passaporto, lettere di presentazione, carte di credito, e tutti i documenti accessori di un citta- dino di un Paese dell'Europa occidentale, insieme con gli abiti e il baga- glio di un viaggiatore di commercio tedesco. Mentre le dense nuvole dell'Europa inghiottivano l'aereo, I'uomo ri- 104 pens• alla sua missione. Seguire un tedesco, di nome Peter Miller e di quattro anni piŁ giovane di lui, e tenerlo d'occhio mentre cercava di fare ci• che molti altri avevano gi… tentato senza successo: infiltrarsi DOSSIER ODESSA nell'Odessa. Controllare ci• che il giovane avrebbe scoperto e accertarsi che riuscisse a rintracciare l'uomo che aveva reclutato la nuova leva di scienziati tedeschi da mandare in Egitto per la costruzione dei missili. Poi, presentarsi a rapporto con tutto quello che il giovane era riuscito a scoprire, prima che questi fosse "bruciato", com'era inevitabile. Avrebbe svolto la sua missione, ma senza alcun piacere. Per fortuna nessuno aveva preteso che si divertisse a diventare di nuovo un te- desco. IL GIORNO dopo, Oster e Miller ricevettero l'ultima visita di Leon e di Motti. Con essi c'era una persona nuova, presentata semplicemente come Josef. ® Tra l'altro Ż disse Motti a Miller, ® ho portato qui la sua automo- bile, oggi. L'ho lasciata in un parcheggio pubblico in citt…, vicino alla piazza del mercato. Ż Gett• a Miller le chiavi, aggiungendo: ® Non la usi quando andr… a far visita all'Odessa. E troppo vistosa, e lei do- vrebbe essere un semplice fornaio. Prenda il treno, per arrivare fin l… Ż. Miller annuˇ, ma dentro di s‚ rimpiangeva di essere separato dalla sua amata Jaguar. - ® Ecco la sua patente, con la fotografia della sua faccia di adesso. Se qualcuno glielo chiede, pu• dire che guida una Volkswagen, ma che l'ha lasciata a Bremerhaven, dal momento che la targa potrebbe farla iden- tificare dalla polizia. ® L'uomo che, inconsapevolmente, sar… il suo garante, Š partito questa mattina da Bremerhaven per una crociera. Era un colonnello delle SS, e adesso Š proprietario di un panificio ed Š stato il suo datore di lavoro. Si chiama Joachim Eberhardt. Ecco la lettera di presentazione per l'uomo che lei andr… a trovare. La firma Š perfettamente falsificata. La lettera informa il destinatario che lei Š stato un buon soldato delle SS e che ora si trova nei guai, e chiede di aiutarla a procurarsi una nuova identit…. Ż ®Chi Š l'uomo al quale devo presentarmi?Ż domand• Miller. Leon gli porse un foglio di carta. ® Questo Š il suo nome e questo il suo indirizzo di Norimberga. Siamo sicuri che Š uno dei piŁ importanti esponenti dell'Odessa. Pu• darsi che abbia conosciuto Eberhardt, il quale Š un pezzo grosso dell'organizzazione per la Germania settentrio- nale. Ecco la fotografia di Eberhardt. La studi bene nel caso che il no- stro uomo le chieda di descriverlo. Penso che dovr… presentarsi proba- bilmente il prossimo giovedˇ mattina. Ż Miller annuˇ. ® D'accordo, vada per giovedi. > ® Ricordi Ż soggiunse Leon, ® che noi vogliamo sapere chi Š che re- cluta per l'Egitto gli scienziati esperti di missili. E vogliamo avere l'elenco dei principali rappresentanti dell'Odessa in Germania. Un'ul- tima cosa: si tenga in contatto. Usi i telefoni pubblici e chiami questo numero ogni volta che viene a sapere qualcosa. Ż Porse un biglietto a Miller. ® Lo impari a memoria e lo distrugga. Venti minuti dopo il gruppo era gi… partito. SULLA strada del ritorno a Monaco, Leon e Josef viaggiavano in silen- zio sul sedile posteriore dell'automobile. L'agente israeliano stava ran- nicchiato nel suo angolo. ® Perch‚ cosˇ cupo ? Ż domand• alla fine Leon. ® Sta andando tutto bene. )) Josef gli lanci• un'occhiata. ® Fino a che punto c'Š da fidarsi di questo Miller ? Ż ® Se c'Š da fidarsi? E la migliore occasione che abbiamo mai avuto per infiltrarci nell'Odessa. Hai sentito ci• che ha detto Oster. Pu• spac- ciarsi per un'ex SS dove vuole, purch‚ non perda la testa. )) ® lo dovrei tenerlo d'occhio continuamente Ż brontol• Josef. ® Dovrei riferire di ogni persona con cui parla. Vorrei non aver mai accettato di lasciarlo andare da solo. E un dilettante. E se non si tiene in contatto ? Ż La collera di Leon era a malapena soffocata. Era evidente che i due uomini avevano gi… affrontato quella discussione. ® Adesso sta' a sen- tirmi ancora una volta. Quest'uomo Š un mio agente. Ho aspettato per anni di mandare l… uno come lui, uno che non Š ebreo. E non ho alcuna intenzione di farlo smascherare da qualcuno che gli sta alle costole. Ż A BAYREUTH, Miller guardava la neve che cadeva. Non aveva alcuna intenzione di tenersi in contatto per telefono. Non gli importava niente degli scienziati. Uno solo era il suo obiettivo: Eduard Roschmann. I ()6 MERcoLEDˇ sera, 19 febbraio, Peter Miller si conged• da Alfred Oster. Arriv• a piedi fino alla stazione, distante un chilometro e mezzo, e lˇ comper• un biglietto di sola andata per Norimberga. Mentre superava la transenna per il controllo dei biglietti, diretto alla banchina spazzata dal vento, il bigliettaio lo avvertˇ: ®Temo che dovr… aspettare un bel po', signore. Il treno per Norimberga arriver… in ritardo, stasera Ż. Miller ne fu sorpreso; la puntualit… era un punto d'onore per le fer- rovie tedesche. ® Che cosa Š accaduto? Ż domand•. ® E caduta una grossa valanga sulla ferrovia. Abbiamo appena saputo che lo spazzaneve si Š guastato. I tecnici stanno riparandolo. Ż - Gli anni trascorsi a lavorare come giornalista avevano creato in Miller un profondo disgusto per le sale d'attesa. Aveva trascorso troppo tempo Iˇ dentro, al freddo, scomodo, e stanco. Nel piccolo bar della stazione sorseggi• una tazzina di caffŠ, mentre con la mente andava all'auto- mobile. Gi…... e se lui l'avesse parcheggiata all'altra estremit… di Norimberga, a parecchi chilometri di distanza dall'indirizzo che gli era stato dato? Se, dopo il colloquio, fosse stato mandato da qualche altra parte con un altro mezzo di trasporto, avrebbe sempre potuto lasciare la Jaguar in qualche garage. Nessuno l'avrebbe trovata prima che fosse terminata .~ Ia missione. Oltre tutto, pens•, non sarebbe stato male avere a disposi- zione un mezzo per squagliarsela alla svelta se la situazione l'avesse richiesto. Ripens• all'avvertimento di Motti, secondo il quale l'automobile era i~ troppo vistosa. Non c'era motivo, per•, per ritenere che, in Baviera, qualcuno avesse sentito parlare di lui o della sua auto. Usarla poteva essere un rischio, ma queilo di restare appiedato era un rischio maggiore. Uscˇ dalla stazione. Dieci rninuti dopo era al volante della Jaguar e si dirigeva fuori della citt…. Arrivato a Norimberga, Miller parcheggi• l'automobile in una strada laterale, prenot• una camera in un piccolo albergo a un paio di isolati di distanza, vicino alla Stazione centrale e, attraverso la Porta del Re, entr• nella citt… vecchia, cinta di mura. Le luci delle strade e delle finestre illuminavano i caratteristici tetti a punta e i frontoni decorati della citt… medioevale. Era difficile rendersi conto che quasi ogni mattone e ogni pietra di ci• che vedeva intorno a s‚ erano stati meticolosamente ricostruiti dopo il 1945. La vecchia Norim- berga era stata ridotta in macerie dalle bombe degli Alleati. , Trov• la casa che stava cercando due strade dopo la piazza del mer- -. cato centrale, quasi sotto la doppia guglia della chiesa di San Sebaldo. Ritorn• quindi nella piazza del mercato, alla ricerca di un posto per cenare Pass• davanti a due o tre ristoranti tipici, poi not• un filo di fumo che saliva, nel gelido cielo notturno, dal tetto di tegole rosse di una piccola rosticceria. Era un posticino simpatico e, una volta entrato, Miller fu avvolto da un~ondata di calore e di buonumore. Ordin• la DOSSIER ODESSA specialit… della casa, le piccole salsicce aromatizzate di Norimberga~ innaffiandole con una bottiglia di vino locale. Dopo cena, si trattenne un po' a bere il caffŠ, osservando il fuoco dei ceppi che guizzava nel camino. Per molto tempo rimase a domandarsi per quale motivo doveva rischiare la vita nella ricerca di un uomo che aveva commesso dei crimini vent'anni prima. Aveva quasi deciso di lasciar perdere tutto, di tagliarsi i baffi, di farsi crescere ancora i capelli e di tornare ad Amburgo nel suo caldo letto, dove l'aspettava Sigi, quando arriv• il conto; nel portare la mano al portafogli le sue dita toccarono una fotografia. La prese e osserv• quella bocca simile a una trappola per topi, quegli occhi slavati che lo fissavano sopra il colletto duro con le mostrine nere e con il doppio fulmine d'argento. Dopo un po', mise la fotografia sopra la candela che ardeva sul tavolino e la fiamma la ridusse in cenere in un attimo. Non ne aveva piŁ bisogno. L'avrebbe riconosciuta subito, quella faccia, non appena l'avesse vista. QUASI nello stesso momento, Mackensen si trovava alle prese con il capo dell'Odessa, furioso e preoccupato. ® Come diavolo pu• essere scomparso ? Ż scatt• Werwolf. ® Non pu• essere scomparso dalla faccia della terra. Ha una macchina che dev'essere la piŁ appariscente di tutta la Germania, visibile a un chilo- metro di distanza, ed Š inammissibile che non sia stato visto... Ż Mackensen attese che quel momento di delusione e di collera si esauris- se. ® Eppure Š proprio cosˇ. Ho fatto interrogare la sua ragazza, sua ma- dre, i suoi colleghi. Nessuno sa niente. Dev'essersi messo al riparo. Ż ® Dobbiamo trovarlo Ż tagli• corto Werwolf. ® Non deve avvicinarsi a questo Kamerad. Sarebbe un disastro. Ż ® Si far… vedere Ż assicur• Mackensen con convinzione. ® Prima o poi, dovr… uscire allo scoperto, e allora lo avremo in pugno. Ż Era la logica del cacciatore di professione, pens• Werwolf, e annuˇ lentamente. ® Benissimo. Resta qui vicino. Prendi una stanza in qualche albergo della citt… e aspetteremo che si faccia vedere. Ż Poco prima delle nove del mattino seguente, Miller premette il lucido campanello di una casa. La porta fu aperta da una domestica che lo introdusse in un soggiorno riccamente arredato e and• ad avvertire il 108 padrone, un avvocato. L'uomo che entr• nella stanza, dieci minuti dopo, aveva gi… passato la cinquantina, e i suoi capelli castano chiari erano spruzzati d'argento alle tempie. Era elegante e sicuro di s‚, e guard• senza curiosit… il visita- tore, valutando con un'occhiata i calzoni e la giacca di poco prezzo, tipici della condizione di operaio. ® Che cosa posso fare per lei? Ż do- mand• pacatamente. ® Be', Herr Doktor, speravo che lei potesse aiutarmi. Ż ® Insomma Ż replic• l'uomo dell'Odessa, ® lei sapr… sicuramente che il mio studio non Š lontano da qui. Forse, si sarebbe dovuto rivolgere lˇ per farsi fissare un appuntamento dalla mia segretaria. Ż ® Be'... non Š mica di un aiuto proprio professionale che ho bisogno Ż spieg• Miller, parlando nel tipico dialetto dei ceti operai di Amburgo e mostrando un evidente disagio. ® Ho qui una lettera di presentazione dell'uomo che mi ha suggerito di venire da lei, signore. Ż L'uomo dell'Odessa prese la lettera senza dire una parola e diede una rapida occhiata. Si irrigidˇ impercettibilmente. ® Capisco, Herr Kolb. Forse sarebbe meglio metterci a sedere. Ż Rimase parecchi minuti a osservare attentamente il suo ospite, corru- gando la fronte. Poi, all'improvviso, domand• bruscamente: ® Come ha detto che si chiama'~ Ż ® Kolb, signore. Ż ® Nome di battesimo ? Ż ® Rolf Gunther, signore. Ż ®Ha documenti di identit… con lei?Ż ® Soltanto la patente di guida. Ż ® Me la mostri, per favore. Ż Miller gli porse la patente. L'avvocato la aprˇ di scatto, poi lanci• un'occhiata a Miller e confront• la sua faccia con quella della fotografia. ®Data di nascita?Ż domand• seccamente. ® Il compleanno ? Ah... Il... diciotto giugno, signore. Ż ® L'anno, Kolb. Ż ® Millenovecentoventicinque, signore. Ż L'avvocato esamin• la patente per qualche minuto ancora. ® Aspetti qui Ż disse improvvisamente. Attravers• la sua abitazione e and• nello studio, sul retro della casa al quale i clienti accedevano da una strada laterale. Entr•, aprˇ una cas- saforte a muro e ne estrasse un grosso registro. Conosceva di nome Joachim Eberhardt, ma non l'aveva mai incontrato personalmente~ Non era del tutto sicuro dell'ultimo grado conseguito da Eberhardt nelle SS. Il registro confermava il contenuto della lettera: Joachim Eberhardt, promosso colonnello delle Waffen SS il 10 gennaio DOSSIER ODESSA 1945. Sfogli• parecchie altre pagine e controll• il nome di Kolb, Rolf Gunther, nominato sergente nell'aprile 1945. Data di nascita: 18 giugno 1925. Chiuse il registro, lo rimise a posto e chiuse la cassaforte. Poi, torn• nel soggiorno e si sedette di nuovo. ® Potrebbe anche darsi che io non abbia la possibilit… di aiutarla. Lei se ne rende conto, vero? Ż Miller si morse il labbro e annuˇ. ® Non ho altro posto in cui andare, signore. Herr Eberhardt mi ha detto che se non mi aiutava lei nessun altro poteva farlo. Ż L'avvocato sospir•. ® Farebbe meglio a dirmi, prima di tutto, come ha fatto a cacciarsi in questo pasticcio. Ż ® Be', signore, mi trovavo a Brema. Abito lˇ e, finch‚ non Š successo questo pasticcio, lavoravo per Herr Eberhardt al panificio. Be', stavo camminando per strada, un giorno di circa quattro mesi fa, quando im- provvisamente mi sono sentito molto male. Un male terribile, con dolori di stomaco. Sono caduto svenuto sul marciapiede. Cosˇ, mi hanno por- tato all'ospedale. Ż ® Quale ospedale ? Ż ® 11 Policlinico di Brema, signore. Mi hanno fatto qualche esame e mi hanno detto che avevo il cancro. All'intestino. Solo che a quanto pare Š stato preso in uno stadio iniziale. Mi hanno curato con delle medicine e dopo un po' di tempo il cancro Š regredito. Ż ® A quanto pare, lei Š un uomo fortunato. Ż ® Sˇ, insomma, e allora quell'infermiere ebreo dell'ospedale ha co- minciato a guardarmi. Uno sguardo piuttosto strano, capisce ? Come uno che vuol dire: "Io ti conosco". Ż ® Prosegua. Ż L'avvocato mostrava un maggiore interesse. ® E cosˇ, circa un mese fa, mi hanno detto che ormai potevo essere trasferito in un convalescenziario. Prima di lasciare l'ospedale, per•, mi sono ricordato di quell'ebreo. Era un internato di Flossenburg. Ż L'avvocato si raddrizz• sulla poltrona. ® Lei Š stato a Flossenburg? Ż ® Sˇ, e me lo ricordavo da allora, quell'infermiere. Faceva parte di un gruppo di internati che ha dovuto cremare il cadavere dell'ammiraglio Canaris e degli altri impiccati per aver tentato di assassinare il Fuhrer. Ż ® Lei Š stato fra quelli che hanno giustiziato Canaris e gli altri? Ż Miller si strinse nelle spalle. ® Io comandavo il plotone d'esecuzione. Ż 110 L~avvocato sorrise. ® Questo fatto la metterebbe di sicuro in un brutto guaio, con le attuali autorit…. Vada avanii con la sua storia. Ż ® Sono stato trasferito in questa clinica, e non ho piŁ visto l'infer- miere ebreo. Poi, venerdˇ scorso, ho ricevuto una telefonata. L'uomo non mi ha detto il suo nome, ha detto soltanto che una certa persona aveva informato quei porci di Ludwigsburg della mia identit… e che era pronto un mandato di cattura per me. Ż ®Probabilmente un amico nella polizia di Brema Ż spieg• l'av- vocato. ® E allora che cosa ha fatto? Ż Miller assunse un'espressione di sorpresa. ® Be', me ne sono andato. No, non a casa, per paura che mi aspettassero lˇ. Non sono andato nem- meno a prendere la mia Volkswagen. Sabato sono andato a trovare il mio padrone, Herr Eberhardt. E stato molto gentile con me. Mi ha detto che sarebbe partito per una crociera invernale, il mattino dopo, e allora mi ha dato la lettera e mi ha detto di rivolgermi a lei. Ż ®E perch‚ ha pensato che Herr Eberhardt l'avrebbe aiutato?Ż ® Be', non sapevo che era stato in guerra, fino a un paio d'anni fa, quando c'Š stata una festicciola del personale. Eravamo tutti un po' be- vuti, e io sono andato nel gabinetto degli uomini. Lˇ ho trovato Herr Eberhardt che stava lavandosi le mani e cantava Horst-Wessel-Lied. Cosˇ mi sono messo a cantare anch'io. Poi lui mi ha dato una pacca sulle spalle e mi ha detto: "Non una parola, Kolb" e se n'Š andato. Non ci ho piŁ pensato finch‚ non mi sono trovato nei guai. Poi ho pensato: "Be', pu• darsi che sia stato nelle SS come me". E cosˇ sono andato a chiedergli aiuto. Ż ® Come si chiamava quell'infermiere ebreo ? Ż ® Hartstein, signore. Ż ®E il convalescenziario in cui Š stato mandato?Ż ® La clinica Arcadia, a Delmenhorst. Ż L'avvocato prese qualche appunto su un foglio di carta e si alz•. ® Resti qui Ż gli disse, e attravers• di nuovo l'appartamento per arri- vare allo studio. Telefon• dapprima al panificio di Eberhardt. La segretaria di Eberhardt fu molto premurosa. ® No, purtroppo il signor Eberhardt non c'Š, signore... No, non Š pos- sibile, signore; Š partito per la sua solita crociera invernale nei Caraibi... Sˇ, quattro settimane, signore. Ż L'avvocato pens• per un attimo di domandarle se Kolb aveva lavorato nel panificio, ma poi rinunci•, pensando che non convenisse suscitare la curiosit… della segretaria, nel caso che Kolb fosse realmente la persona che sosteneva di essere. Telefon• poi al Policlinico di Brema, chiedendo di parlare con l'ufficio personale. ® Parla l'Istituto di previdenza sociale, reparto pensioni Ż dichiar•. ® Vorrei avere conferma che tra il vostro personale c'Š un infermiere di nome Hartstein. Ż Seguˇ un momento di silenzio, mentre l'impiegata all'altro capo del filo controllava il registro del personale. ® Sˇ, c'Š Ż rispose. ® David Hartstein. Ż ® Grazie Ż rispose l'avvocato, e riappese. Poi, compose di nuovo lo stesso numero e chiese di parlare con l'amministrazione. ® Parla la segretaria del Panificio Eberhardt Ż spieg•. ® Vorrei avere notizie sullo stato di salute di un nostro dipendente che Š stato ricove- rato nel vostro ospedale per un tumore all'intestino. Si chiama Rolf Gunther Kolb. Ż Seguˇ un altro momento di silenzio. ® E stato dimesso Ż gli fu rispo- sto. ® E stato trasferito in un convalescenziario. Ż ® Benissimo Ż replic• l'avvocato. ® Mi pu• dire il nome della cli- nica'' Ż ® E l'Arcadia, a Delmenhorst. Ż Il numero telefonico successivo che l'avvocato compose era quello dell'Arcadia. Rispose una ragazza che, dopo aver ascoltato la richiesta, coprˇ il microfono con la mano e mormor• a un medico accanto a lei: ® C'Š qualcuno che vuole avere notizie dell'uomo di cui lei mi ha par- lato, Kolb Ż. Il dottore prese il ricevitore. ® Parla il dottor Braun, direttore della clinica Ż disse. ® Posso esserle utile? Ż Nell'udire quel nome, la segretaria lanci• un'occhiata interrogativa al medico. Questi, senza battere ciglio, ascolt• la voce proveniente da Norimberga e poi rispose con naturalezza: ® Herr Kolb si Š dimesso il pomeriggio di venerdˇ scorso. Un'irregolarit…, ma non ho potuto far niente per impedirglielo... Sˇ, Š stato trasferito qui dal Policlinico di Brema. Un tumore, ormai in via di guarigione Ż. Rest• ancora un mo- mento in ascolto, poi disse: ® Di niente. Lieto di esserle stato utile Ż. Il medico, che in realt… si chiamava Rosemayer, riappese il ricevitore e poi compose un numero telefonico di Monaco. Senza preamboli an- nunci•: ® Ha telefonato qualcuno per chiedere notizie di Kolb. Il con- trollo Š cominciato Ż. A Norimberga, I'avvocato riappese il ricevitore e fece ritorno nel sog- giorno. ® D'accordo, Kolb, lei Š evidentemente l'uomo che sostiene di essere. Tuttavia, vorrei farle qualche altra domanda. Lei Š circonciso ? Ż Miller lo guard• con occhi inespressivi. ® No, non lo sono Ż rispose. ® Mi faccia vedere, sergente Ż ordin• seccamente l'avvocato. Miller balz• in piedi dalla sedia, scattando sull'attenti. ® Zu Befehl Ż rispose. Rimase in quella posizione per tre secondi, poi aprˇ la chiusura lampo dei calzoni. ® Bene, quanto meno non Š ebreo Ż osserv• soddisfatto l'avvocato. Miller lo guard• fissamente. ® Certo che non sono ebreo! Ż L'avvocato sorrise. ® Ci sono stati casi di ebrei che hanno cercato di ~' spacciarsi per Kameraden. Ma non durano a lungo. E adesso le far• alcune domande a bruciapelo. Dove Š nato? Ż ,~ ® A Brema, signore. Ż ~: ® E stato nella GioventŁ hitleriana? Ż ® Sˇ, signore. Sono entrato nel 1935, all'et… di dieci anni, signore. Ż ®Quando si Š arruolato nelle SS?Ż ® Nella primavera del 1944, signore. A diciott'anni. Ż ®Dove Š stato addestrato?Ż e ® Al campo di addestramento di Dachau, signore. Ż ®Lei ha il gruppo sanguigno tatuato sotto l'ascella destra?Ż ® No, signore. E comunque sarebbe l'ascella sinistra. Ż ® Perch‚ non Š stato tatuato? Ż ® Ecco, signore, noi dovevamo lasciare il campo di addestramento nell'agosto del 1944. In luglio, per•, Š stato mandato a Flossenburg un gruppo di ufficiali deli'Esercito coinvolti nel complotto contro il Fuhrer, e sono stati inviati lˇ immediatamente soldati di Dachau per aumentare i ranghi. Io e una decina di altri siamo andati direttamente a Flossenburg. Non siamo stati tatuati, ma il comandante disse che non era necessario, in quanto non saremmo mai andati al fronte, signore. Ż L'awocato annuˇ. Senza dubbio, il comandante sapeva gi…, nel luglio ~ del 1944, che la guerra stava ormai per terminare. -~ ®Lei ha avuto il suo pugnale?Ż ® Sˇ, signore. Dalle mani del comandante. Ż ® Quali sono le parole incise su di esso? Ż ® "Sangue e Onore", signore. Ż ®Di quale libro di marce militari fa parte l'Horst-Wessel-Lied?Ż ® Tempo di combattere per la Patria, signore. Ż ® Come era la sua uniforme ? Ż ~` ® Casacca e calzoni grigio verdi, stivali al ginocchio, colletto con mostrine nere, cintura nera con fibbia di bronzo. Ż ® Il motto inciso sulla fibbia? Ż 113 ® Una svastica contornata dalle parole: "Il mio onore Š la fedelt…". Ż L'avvocato accese un sigaro e and• verso la finestra. ® E ora mi par- DOSSIER ODESSA ler… del campo di Flossenburg, sergente Kolb. Che dimensioni aveva? Ż ® Quando c'ero io, signore, si stendeva per duecentosettantaquattro metri quadri. C'era un vasto spiazzo per l'appello. Buon Dio, come ci divertivamo... Ż ® Si attenga alla domanda Ż lo interruppe seccamente l'avvocato. ® La popolazione del campo alla fine del 1944? Ż ® Oh, circa sedicimila internati, signore. ~> ®Dove si trovava la baracca del comandante?Ż ® Oltre il filo spinato, signore, a met… di un pendio che si innalzava sopra il campo. Ż ® Che numero aveva la sezione politica? Ż ® Sezione due, signore. Ż ® Dove si trovava? Ż ® Nel blocco del comandante, signore. Ż ® Un'ultima domanda, sergente. Quando lei alzava lo sguardo, da un punto qualsiasi del campo, che cosa vedeva? Ż Miller sembr• sconcertato. ® 11 cielo Ż rispose. ® Sciocco, voglio dire che cosa dominava l'orizzonte? Ż ®Ah, intende la collina con le rovine del castello?Ż L'avvocato annuˇ e sorrise. ® D'accordo, Kolb, lei Š stato a Flossen- burg. E ora, mi dica: come ha fatto ad andarsene? Ż ® Be', signore, Š stato durante la marcia. Eravamo tutti a pezzi. Ho incontrato un soldato dell'Esercito che vagabondava, e cosˇ l'ho colpito alla testa e gli ho preso l'uniforme. Gli Yankees mi hanno preso due giorni dopo. Ho fatto due anni in un campo per prigionieri di guerra. Hanno pensato che fossi dell'Esercito, signore. Ż L'avvocato butt• fuori una boccata di fumo. ® Ha cambiato nome ? Ż ® No, signore. Ifo buttato via i documenti, perch‚ da essi risultavo come SS. Per• non ho pensato a cambiare nome. Non pensavo che a qualcuno importasse cercare un semplice sergente. Non sarebbe acca- duto niente se quell'infermiere non mi avesse riconosciuto, dopo di che non aveva nemmeno importanza qual era il mio nome. Ż ® Vero. E adesso mi ripeta il giuramento di fedelta al Fuhrer. Ż L'interrogatorio continu• per altre tre ore. Era passata l'ora di pranzo quando l'avvocato si dichiar• finalmente soddisfatto. ® E allora, mi dica: che cosa vuole? Ż domand• a Miller. ® Be', signore, con tutta quella gente che sta cercandomi, avrei bi- sogno di una serie di documenti per dimostrare che non sono Rolf Gunther Kolb. Posso cambiarmi i connotati, farmi crescere piŁ lunghi i capelli e i baffi, trovare un lavoro in Baviera o da qualche altra parte. Voglio dire, io sono un bravo fornaio e la gente ha bisogno del pane, mica vero ? Ż L'avvocato, rovesciando indietro la testa, scoppi• a ridere. ® Sˇ, mio buon Kolb, la gente ha bisogno di pane. Molto bene. Far• quello che posso. Lei ha bisogno di un passaporto nuovo. Ha denaro?Ż ®No, slgnore, sono al verde. Sono arrivato qui con l'autostop. Ż L'avvocato gli porse una banconota da cento marchi. ® La mander• da un mio amico di Stoccarda che le procurer… un passaporto. Prenda una camera in qualche albergo anonimo, poi vada a trovarlo. Si chiama Franz Bayer, questo Š il suo indirizzo. Se lei ha bisogno ancora di soldi, lui le dar… una mano. Per•, si tenga nascosto finch‚ non avr… il passa- porto. Poi le troveremo un lavoro nella Germania meridionale e nessuno la rintraccer… mai piŁ. Ż Miller prese i cento marchi e il biglietto con l'indirizzo di Bayer pro- fondendosi in imbarazzati ringraziamenti. ® Oh, grazie, ~err Doktor, grazie mille! Ż La domestica lo accompagn• alla porta, poi Miller and• a riprendere la sua automobile. Mentre il giornalista viaggiava a tutta velocit… alla volta di Stoccarda, I'avvocato avvertiva Bayer che nel tardo pomeriggio sarebbe arrivato Rolf Gunther Kolb Miller arriv• quand'era gi… buio e alla periferia della citt… trov• un piccolo albergo che aveva sul retro un garage per l'automobile. Si fece dare dal portiere una mappa della citt…, sulla quale individu• la strada in cui abitava Bayer nel quartiere periferico di Ostheim. Seguendo le indicazioni della cartina, arriv• in automobile fino alla cerchia di colline che circonda il centro di Stoccarda e lasci• l'automobile a meno di un chilometro dalla casa di Bayer. Mentre si chinava per chiudere a chiave la portiera, non vide una signora di mezza et… che stava tornando a casa dalla consueta riunione settimanale del Comitato Benefattori del- I ospedale. ALLE OTTO di quella sera, I'avvocato di Norimberga pens• che fosse meglio telefonare a Bayer per accertarsi che Kolb fosse arrivato sano e salvo. Fu la moglie di Bayer che rispose. ® Oh, sˇ, il giovanotto e mio marito sono andati a cena da qualche parte. Un giovanotto cosˇ simpatico... Ż soggiunse la signora Bayer, ® I'ho incontrato mentre parcheggiava la macchina... Ż ® Mi scusi, Frau Bayer Ż la interruppe bruscamente l'avvocato. ® Quel- I'uomo non aveva portato la sua Volkswagen. E arrivato col treno. Ż ® No, no Ż assicur• Frau Bayer. ® E arrivato in automobile... una lunga auto nera sportiva, con una striscia gialla sulla fiancata... Ż L'avvocato depose con rabbia il ricevitore, poi lo riprese in mano e compose il numero telefonico di un albergo di Norimberga. Era legger- mente sudato. Chiese il numero di una stanza, poi una voce familiare disse: ® Pronto Ż. ® Mackensen Ż abbai• Werwolf, ® vieni qui! Ho trovato Miller. Ż FRANZ BAYER era grasso, tondo ed espansivo. Accolse cordialmente Miller quando questi si present• a casa sua poco prima delle otto. Miller fu presentato alla signora Bayer, la quale torn• quasi subito a sfaccendare in cucina. ® Dunque! Ż esclam• Bayer. ® Senza dubbio vorr… mangiare qual- cosa. Le dico io che cosa faremo: andremo in citt… per farci proprio una bella cenetta. Sciocchezze, Š il minimo che posso fare per lei. Ż Dieci minuti dopo, con l'automobile di Bayer, erano diretti verso il centro della citt…. Cl SONO almeno due ore di strada, da Norimberga a Stoccarda, anche se uno spinge l'automobile al massimo. E Mackensen la spinse piŁ che pot‚, quella sera. Arriv• a casa di Bayer alle dieci e mezzo. Frau Bayer, avvertita da un'altra telefonata di Werwolf, era tremante e atterrita. I modi bruschi di Mackensen non contribuirono certo a tran- quillizzarla. ® Quando sono partiti ? Ż ® Verso le otto Ż balbett• la donna. ® Le hanno detto dove andavano? Ż ® No. Franz ha detto soltanto che portava il giovanotto a cena, in citt…. A Franz piace molto andare fuori a cena. Il suo posto preferito Š i Tre Mori, in Friedrichstrasse Ż soggiunse. ® Che aspetto aveva il giovanotto ? Ż ® Be', capelli castani e baffi. Alto, direi. Ż ® Lei ha detto di averlo visto mentre parcheggiava l'automobile. 1 16 Dove era ? Ż La donna gli indic• il posto in cui era rimasta la Jaguar e gli spieg• come arrivarvi da casa sua. ® E cosˇ sono andati in citt… con la macchina di suo marito? Che marca Š, e qual Š il numero di targa? Ż ~- Avute tutte le informazioni di cui aveva bisogno, Mackensen lasci• la signora Bayer e raggiunse con la sua automobile la Jaguar parcheg- ~-~ giata. La esamin• attentamente, per essere certo di poter riconoscerla, poi risalˇ sulla sua Mercedes e si diresse verso il centro di Stoccarda. IN UN piccolo albergo, situato in una strada laterale di Monaco, Josef, " nella sua camera, ricevette un telegramma. L'uomo aprˇ il dispaccio e ne scorse il lungo contenuto, che cominciava cosˇ: SEDANO 481 MARCHI 53 PFENNIG, MELONI 362 MARCHI 17 PFENNIG, ARAN- Cl 627 MARCHI 24 PFENNIG, POMPELMI 313 MARCHI 88 PFENNIG.. Senza curarsi delle parole, Josef trascrisse tutte le cifre, poi le di- vise in gruppi di sei. Da ogni gruppo di sei cifre sottrasse la data, 20 febbraio 1964, che trascrisse col numero 20264. In ogni caso il risultato era un altro gruppo di sei cifre. Era un sistema di codice piuttosto sem- plice, basato sull'edizione economica di un noto dizionario. Le prime tre cifre del gruppo indicavano la pagina del dizionario, la quarta era una cifra qualsiasi da uno a nove: un numero dispari indicava la prima colonna, un numero pari la seconda. Le ultime due cifre indicavano la riga della colonna partendo dall'alto. Josef lavor• senza interruzione per mezz'ora, poi rilesse lentamente il messaggio. Trenta minuti dopo entrava nella cantina di Leon. Il capo del gruppo dei vendicatori lesse il messaggio e poi imprec•. ® Mi dispiace Ż disse alla fine. ® Non potevo immaginarlo. Ż All'insaputa di entrambi, tre diverse informazioni erano giunte a co- noscenza del Mossad nei sei giorni precedenti. La prima veniva dall'agente israeliano residente a Buenos Aires, il quale comunicava che qualcuno aveva autorizzato il pagamento di un milione di marchi tedeschi a un personaggiO chiamato Vulcano "per consentirgli di portare a termine la fase successiva del suo progetto di ricerca". La seconda proveniva da un impiegato ebreo di una banca svizzera che notoriamente faceva trasferimenti di fondi dei nazisti, il quale co- municava che un milione di marchi era stato trasferito da una banca di Beirut ed era stato prelevato da un uomo di nome Fritz Wegener. La terza notizia veniva da un colonnello egiziano che occupava una pOSizione di rilievo nella base 333 del Cairo. Il colonnello comunicava DOSSIER ODESSA che al progetto missilistico mancava soltanto un sicuro sistema di tele- guida e che questo era in fase di costruzione in una fabbrica della Ger- mania occidentale e costava all'Odessa milioni di marchi. Le tre notizie, in mezzo a migliaia di altre, erano state elaborate da un calcolatore elettronico di Tel Aviv. Sopperendo alle lacune della me- moria umana, i ronzanti microcircuiti avevano collegato le tre notizie, avevano ricordato che, fino al momento della denuncia da parte di sua moglie nel 1955, Eduard Roschmann aveva usatoilnomeFritz Wegener, e infine avevano fornito la conseguente informazione. Josef si rivolse a Leon. ® Da questo momento non mi allontaner• neppure per un attimo dalla portata di quel telefono. Procurami una motocicletta potente e una tuta e fammeli trovare pronti nel giro di un'ora. Quando si far… vivo il vostro prezioso Miller, e ammesso che lo faccia, dovr• raggiungerlo in fretta. Ż ® Se Š stato smascherato, non riuscirai mai a raggiungerlo abbastanza in fretta Ż replic• Leon. ® Adesso capisco perch‚ gli hanno dato quel- I'avvertimento. Lo ammazzeranno, se arriva a un chilometro di distanza dal suo uomo. Ż Mentre Leon usciva dallo scantinato, Josef scorse di nuovo il messaggio arrivato da Tel Aviv, che diceva: Allarme. Nuove informazioni indicano importante industriale te- desco operante sul vostro territorio come uomo chiave del progetto missilistico. Nome di codice Vulcano. Probabilmente Roschmann. Usa- re Miller immediatamente. Rintracciare e eliminare. Cormorano. Josef sedette al tavolo e cominci• a pulire meticolosamente la sua Walther PPK automatica e a caricarla. Di quando in quando, dava un'oc- chiata al telefono che non emetteva alcuno squillo. DURANTE tutta la cena, Bayer era stato un ospite gioviale, sganascian- dosi dalle risate per le barzellette che lui stesso raccontava. Ogni volta che Miller cercava di portare il discorso sul passaporto, Bayer gli dava una pacca sulle spalle. ® Lasci fare a me, ragazzo mio. Ż Un'abilit… che Miller aveva acquisito nei suoi otto anni di giornalismo era quella di bere e di mantenersi lucido. Arrivati alla frutta, avevano gi… 118 scolato due bottiglie di ottimo vino bianco del Reno. Bayer, stretto dentro la sua giacca attillata con i bottoni di osso, sudava abbondantemente. Ordin• una terza bottiglia di vino. Miller fingeva di essere preoccupato dall'eventualit… che non fosse possibile procurargli il passaporto nuovo. ® Ci sar… bisogno di una mia fotografia, vero ? Ż domand• con aria ansiosa. Bayer continuava a ridere sgangheratamente. ® Sˇ, un paio di fotogra- fie. Nessun problema, pu• farsele alla macchina automatica della sta- zione. Ż ® E poi, che cosa succede? Ż Bayer si chin• in avanti e gli circond• le spalle col braccio grassoc- cio. ® Poi le mando a un mio amico, e una settimana dopo arriva il passaporto. Non c'Š problema, vecchio mio, la smetta di preoccu- parsi. Ż Miller aveva paura di insistere troppo. Infine, il grassone pag• il conto e i due si diressero verso l'uscita. Erano le dieci e mezzo. ® Immagino che sia tutta qui, la vita notturna che offre Stoccarda Ż osserv• Miller. ® Ah, ah, che sciocco! Tutta qui quella che conosce lei. Poi c'Š il Moulin Rouge, il Balzac, I'Imperial e il Sayonara. E poi c'Š il Made- leine... >) spieg• Bayer facendogli strada verso l'automobile. MACKENSEN arriv• ai Tre Mori alle undici meno un quarto. ® Herr Bayer? Ż disse il capocameriere. ® Sˇ, se n'Š andato poco fa. Ż ®Aveva con s‚ un ospite? Un tipo alto, con capelli castani tagliati corti e i baffi ? Ż ® Proprio cosˇ. Ż Mackensen fece scivolare una banconota da venti marchi nella mano dell'uomo senza incontrare resistenza. ® E di vitale importanza per me riuscire a trovarlo. Non sa dove sono andati uscendo da qui? Ż ® Confesso proprio di no Ż rispose il capocameriere. Chiam• uno dei camerieri ® Hans, hai servito tu Herr Bayer e il suo ospite. Hanno detto se avevano intenzione di andare da qualche parte? Ż ® No Ż rispose Hans. ® Non ho udito niente. Ż Mackensen chiese una copia dell'opuscolo turistico intitolato Dove andare a Stoccarda. Si diresse verso il primo ritrovo notturno indicato nell'elenco. MILLER E BAYER erano seduti a un tavolo per due al Madeleine. Bayer, arrivato al secondo whisky, strabuzzava gli occhi su una donnina 119 superdotata che ancheggiava nel centro della sala. Mezzanotte era pas- sata da un pezzo e Bayer era ubriaco fradicio. DOSSIER ODESSA ® Senta, Herr Bayer Ż susurr• Miller. ® Tra quanto tempo potrebbe... Ż Bayer pass• un braccio intorno alle spalle di Miller. ® Senti, Rolf, vecchio mio, ti ho detto che non hai da preoccuparti, capito ? Lascia fare al vecchio Franz. Ż Agit• la mano tozza e grassoccia. ® Cameriere, un altro giro! Ż Quando Miller riuscˇ finalmente a portarlo fuori del locale, I'una era passata, e l'uomo dell'Odessa si reggeva a fatica in piedi. ® Meglio che guidi io fino a casa Ż propose Miller, mentre si avvici- navano all'automobile di Bayer. Prese le chiavi dalla tasca del cappotto di Bayer e aiut• l'uomo, che non faceva resistenza, a salire accanto al posto di guida. Sbatt‚ con forza la portiera, si spost• dalla parte della guida e salˇ a bordo. In quel momento, una Mercedes grigia volt• l'an- golo dietro di loro e si ferm• a una ventina di metri di distanza. Mackensen, che aveva ormai visitato cinque locali notturni, guard• la targa dell'automobile che stava staccandosi dal marciapiede: era quella che gli aveva indicato Frau Bayer. Stacc• il piede dalla frizione e seguˇ l'automobile. Miller non si diresse verso la casa di Bayer, ma verso il proprio al- bergo. Durante il tragitto, Bayer si appisol•, con la testa che gli cion- dolava sul petto. Davanti all'albergo, Miller lo svegli• con un colpo di gomito. ® Su Franz, vecchio mio. Facciamoci il bicchiere della staffa. Ż Il grassone lo fissava imbambolato. ® Devo andare a casa Ż bofon- chi•. ® La moglie aspetta. Ż ® Andiamo, un bicchierino per finire la serata. Ci facciamo un bic- chierino in camera mia e parliamo dei vecchi tempi. Ż Il grassone sogghign• con aria ebete. ® Bei tempi sono stati, Rolf. Ż ® Bei tempi Ż fece eco Miller, aiutando Bayer a uscire dall'auto- mobile. In fondo alla strada, la Mercedes aveva spento i fari, confondendosi con le ombre della notte. Dietro il banco, il portiere di notte sembrava appisolato. Bayer accen- n• a brontolare qualcosa. ® Shh! Ż lo zittˇ Miller. ® Bisogna fare in silenzio. Ż ® Bisogna fare in silenzio Ż ripet‚ Bayer, camminando in punta di piedi, con la grazia di un elefante, verso la scala. Fortunatamente, la stanza di Miller si trovava soltanto al secondo piano, altrimenti Bayer non ce l'avrebbe mai fatta. Il giornalista aprˇ la porta, accese la luce e aiut• Bayer a sedersi su una poltrona. Fuori, Mackensen stava in piedi di fronte all'albergo. Erano le due di notte, e tutte le luci erano spente. Quando se ne accese una, il sicario not• che era al secondo piano, sul lato destro dell'albergo. Consider• la possibilit… di salire e colpire Miller mentre questi apriva la porta della camera. Ma due considerazioni lo dissuasero ad agire. Il portiere di notte, svegliato dal passo pesante di Bayer, stava passeg- giando nell'atrio; inoltre, il grassone era troppo ubriaco per riuscire a squagliarsela in fretta dall'albergo. Se la polizia avesse preso Bayer, Werwolf avrebbe fatto fuoco e fiamme. Nonostante le apparenze, Bayer appariva col suo vero nome in uno dei primi posti nell'elenco delle per- sone ricercate. Di fronte all'albergo, c'era un edificio in costruzione. L'impalcatura e i piani erano gi… costruiti e una scala di cemento armato fresco portava al secondo piano. Mackensen poteva appostarsi lˇ e tentare di colpire Miller attraverso la finestra. Si diresse con passo deciso verso l'automo- bile, per prendere il fucile da caccia che aveva chiuso a chiave dentro il portabagagli BAYER fu colto completamente di sorpresa quando gli arriv• il colpo. Miller non aveva mai avuto occasione di fare uso dei colpi che aveva im- parato durante il servizio militare, e non era del tutto sicuro della loro efficacia. Il collo taurino di Bayer indusse Miller a colpire con tutta la forza che aveva. Il colpo fu abbastanza efficace. Quando riprese i sensi, Bayer si trov• con i polsi strettamente legati ai braccioli della poltrona di legno con due cravatte di Miller, mentre la sua gli era stata slacciata dal collo per legargli la caviglia sinistra alla gamba della poltrona. ® Che cosa...? Ż gracchi• raucamente, mentre Miller gli legava la caviglia destra con il filo del telefono. Quando cominci• a capire, Bayer guard• Miller con gli occhi sbarrati. Come tutti i suoi pari, Bayer era perseguitato da un incubo che non lo lasciava mai. ® Non puoi portarmi a Tel Aviv. Non puoi dimostrare niente, non ho fatto niente a voialtri... Ż Le parole gli rimasero strozzate in gola quando una calza arrotolata gli fu cacciata in bocca e una sciarpa di lana gli fu avvolta intorno alla faccia. Miller prese una sedia e vi si sedette sopra a cavalcioni, con la faccia a un palmo da quella del suo prigioniero. ® Sta' a sentirmi, botte di 121 grasso Per prima cosa, non sono un agente israeliano. In secondo luogo, tu non andrai da nessuna parte. Invece, dovrai parlare. Ż DOSSIER ODESSA Come risposta, Franz Bayer continuava a fissarlo al di sopra della sciarpa. I suoi occhi erano iniettati di sangue, come quelli di un orso inferocito. Miller si guard• intorno, vide la lampada accanto al letto e and• a prenderla. ® E adesso, Bayer, o come diavolo ti chiami, ti toglier• il bavaglio. Tu mi dirai il nome e l'indirizzo dell'uomo che fa i passaporti per l'Odessa. Se tenti di gridare, ti prendi questo in testa. Ż Allent• la sciarpa e tolse la calza dalla bocca di Bayer, soppesando la lampada nella mano destra. ® Bastardo Ż sibil• Bayer. ® Non saprai niente da me. Ż Aveva appena finito di pronunciare quelle parole, che la calza gli fu cacciata di nuovo in bocca. Poi Miller depose sul pavimento la lampada e avvolse di nuovo la sciarpa intorno alla faccia. ®No?Ż fece il giornalista. ®Vedremo. Adesso cominciamo con le dita. Ż Prese il dito mignolo e l'anulare della mano destra di Bayer e li pieg• indietro. Bayer si dimen• sulla sedia, e Miller gli tolse il bavaglio. ® Posso spezzarti ogni dito di tutte e due le mani, Bayer Ż lo avvertˇ. ® Dopo di che, toglier• la lampadina di questo abat-jour e sai bene quello che far• con il portalampada. Ż Il sudore correva a rivoli sulla faccia di Bayer. ® No, gli elettrodi no. Ż ® Tu sai che cosa si prova, vero? Ż Bayer socchiuse gli occhi e gemette sommessamente. Sapeva bene che cosa si provava, anche se non era stato lui direttamente a sperimen- tarlo. ® Parla Ż mormor• Miller. ® Il falsario, nome e indirizzo. Ż Bayer scroll• lentamente la testa. ® Non posso Ż mormor•. ® Mi ammazzeranno. Ż Miller rimise al suo posto il bavaglio. Prese il mignolo di Bayer, chiuse gli occhi e diede un solo strappo. L'osso si spezz• di colpo. Bayer sobbalz• sulla sedia e vomit• sul bavaglio. Miller glielo tolse prima che il grassone soffocasse in mezzo a tutti i cibi e le bevande costose di quella sera. ® Parla Ż gli disse, ® hai ancora nove dita. Ż Bayer deglutˇ, tenendo gli occhi chiusi. ® Winzer. Klaus Winzer. Ż ® E un falsario di professione? Ż ® E un tipografo. Ż ® Dove? In quale citt…? Ż ® Mi ammazzeranno. Ż ® Ti ammazzo io se non me lo dici. In quale citt…? Ż ® Osnabruck Ż susurr• Bayer. Miller gli rimise il bavaglio, prese la sua valigetta e ne estrasse una cartina stradale. Osnabruck era a quattro o cinque ore di automobile a nord. Erano quasi le tre di notte del 21 febbraio. Dall'altra parte della strada, Mackensen rabbrividiva sopra l'impal- catura della casa in costruzione. La luce era ancora accesa nella camera dell'albergo di fronte. Continuava a spostare lo sguardo dalla finestra illuminata all'ingresso principale. Se Bayer fosse uscito, pensava, avreb- be potuto prendere Miller da solo. Oppure, se fosse uscito Miller, avrebbe potuto prenderlo piŁ avanti, per strada. Nella stanza, il giornalista metteva con calma le sue cose in valigia. Aveva bisogno che Bayer restasse tranquillo per almeno sei ore, cosˇ dedic• qualche minuto a rinforzare i legacci e il bavaglio che tenevano il grassone immobile e silenzioso, poi adagi• la poltrona su un fianco, in modo che l'uomo non potesse dare l'allarme facendola cadere di schianto. Il filo del telefono era gi… stato strappato. Diede un'ultima oc- chiata intorno e uscˇ dalla stanza, chiudendo a chiave la porta dietro di s‚. Era quasi arrivato in fondo alle scale, quando gli venne da pensare che, forse, il portiere di notte era stato abbastanza sveglio da vederli salire tutti e due le scale. Che cosa avrebbe pensato, vedendo scendere sol- tanto uno, che pagava il con~o e se ne andava? Miller fece marcia in- dietro e si diresse verso la parte posteriore dell'albergo. In fondo al corridoio c'era una finestra che dava su una scala di sicurezza. Tir• il chiavistello e scavalc• la finestra, salendo sulla scaletta. Qualche secondo dopo era in una stradina sul retro dell'albergo, piuttosto lontano dal posto in cui aveva lasciato la Jag,lar, a meno di un chilometro dalla casa di Bayer che si trovava a cinque chilometri di distanza. Era sfinito, ma doveva arrivare da Winzer prima che fosse dato l'allarme. Erano quasi le quattro di notte quando salˇ a bordo della Jaguar e, alle quattro e mezzo, era sull'autostrada, diretto a nord. MILLER era appena partito, quando Bayer, ormai completamente lucldo, cominci• a muoversi per liberarsi. Cerc• di piegarsi in avanti per sciogliere con i denti le cravatte che gli legavano i polsi. La sua obe- sit…, per•, gli impediva di chinare abbastanza la testa, e la calza che aveva in bocca non gli consentiva di mordere i legacci. Alla fine, scorse la lampada da tavolo deposta sul pavimento. La lam- padina era ancora avvitata. Impieg• un'ora per avanzare con la poltrona rovesciata, un centimetro alla volta, sul pavimento; infine arriv• alla sua meta e ruppe la lampadina. Pu• sembrare facile liberarsi i polsi dai legacci con un pezzo divetro, ma non lo Š. Erano ormai le sette del mattino e la luce cominciava a rischiarare i tetti della citt…, quando i primi filacci della cravatta che gli legava il polso sinistro si spezzarono. Erano quasi le otto quando Bayer riuscˇ a liberare uno dei polsi. A quell'ora, la Jaguar di Miller stava sfrecciando intorno al raccordo di Colonia, a ovest della citt…; c'erano altri centosessanta chilometri da percorrere prima di arrivare a Osnabruck. Aveva cominciato a piovere, una pioggia fastidiosa che formava una cortina sull'autostrada scivolosa, e l'effetto magnetico dei tergicristalli faceva quasi addormentare il giorna- lista. Rallent• sui centoventi chilometri orari, piuttosto che rischiare di andare fuori strada, sui campi fangosi che si stendevano ai due lati della strada. Con la mano sinistra ormai libera, Bayer impieg• solo qualche mi- nuto a togliersi il bavaglio, poi rimase lˇ fermo, inghiottendo profonde boccate d'aria. Sciolse il nodo che gli legava il polso destro e infine liber• i piedi. Il suo primo pensiero fu la porta, ma la trov• chiusa a chiave. Poi il telefono, ma era stato strappato. Alla fine arriv• barcollando, sui piedi intorpiditi, fino alla finestra, tir• indietro le tendine e aprˇ di scatto l'imposta. Rannicchiato nella sua posizione di tiro, dall'altra parte della strada, Mackensen si era quasi appisolato, nonostante il freddo intenso, quando vide tirare le tendine della camera di Miller. Di scatto imbracci• il fucile Remington e attese che la finestra si aprisse, poi fece fuoco direttamente in faccia alla figura che apparve nel riquadro. Bayer era gi… morto quando il suo corpo massiccio ricadde indietro barcollando sul pavimento. Il sicario, senza perder tempo a dare un'altra occhiata dall'altra parte della strada, scapp•. Il colpo secco del fucile poteva essere preso per quello dello scappamento di un'automobile per un minuto, ma non di piŁ. Arrivato all'automobile, Mackensen ripose il fucile nel portabagagli e si allontan•. Aveva il sospelto, per•, di aver commesso un errore: l'uomo che doveva uccidere era alto e magro. La figura apparsa alla finestra era grassa. Ormai era sicuro di aver colpito 1 24 Bayer. Non che fosse un problema molto grave. Miller, vedendo Bayer ca- dere morto sul tappeto, sarehbe sicuramente scappato. Quindi sarebbe corso fino alla sua automobile, parcheggiata a circa cinque chilometri di distanza. Mackensen cominci• a preoccuparsi seriamente soltanto quando vide che il posto in cui era stata parcheggiata la Jaguar, la sera prima, era vuoto. Mackensen non sarebbe stato il piŁ efficiente sicario dell'Odessa se fosse stato un tipo che si faceva prendere facilmente dal panico. Troppe volte si era gi… trovato nei pasticci. Rimase seduto al volante della Mer- cedes per parecchi minuti, valutando il fatto che Miller potesse essere ormai a centinaia di chilometri di distanza. Se Miller aveva lasciato in vita Bayer perch‚ non era riuscito a sapere niente da lui, nulla era an- cora compromesso: la cattura del giovane era soltanto ritardata. Se invece, Miller aveva saputo qualcosa da Bayer, soltanto Werwolf poteva sapere quale fosse l'informazione fornita. Non c'era altro da fare che telefonare a Norimberga. Quando Werwolf apprese la notizia, fu preso da quell'accesso di col- lera che Mackensen aveva temuto. ® Farai bene a trovarlo, pezzo di imbecille, e alla svelta. Ż Mackensen gli spieg• che per trovare Miller aveva bisogno di sapere che tipo di informazione poteva avergli dato Bayer. ® Buon Dio Ż ansim• Werwolf. ® Il falsario! Ha saputo il nome del falsario. >~ ® Quale falsario, capo? Ż domand• Mackensen. Werwolf, allora, si riprese. ® Lo avvertir• io Ż disse seccamente. ® E Iˇ che Š andato Miller. Ż Dett• un indirizzo a Mackensen. ® E tu corri come un fulmine a Osnabruck, come non hai mai corso in vita tua. Se Miller non Š in quella casa, continua a perlustrare la citt… in cerca della Jaguar. E questa volta non perderla di vista, quell'automobile. E l'unico posto in cui ritorna sempre. ~ Sbatt‚ giŁ il ricevitore e poi lo riprese in mano per comporre un nu- mero telefonico di Osnabruck. LA CARRIERA di Klaus Winzer era stata fra le piŁ strane di quanti ave- vano indossato l'uniforme delle SS. Nato nel 1924, era figlio di Johann 126 Winzer, un macellaio di Wiesbaden, un uomo grosso e violento che fin dall'inizio degli anni Venti era stato un devoto seguace di Adolf Hitler e del partito nazista. Con gran dispiacere del padre, Klaus era cresciuto piccolo, gracile, miope e mite. In una cosa soltanto eccelleva: poco dopo i dieci anni si era appassionato di calligrafia e di compilazione di manoscritti miniati, un'attivita che suo padre, con disgusto, considerava cosa da effeminati. Scoppiata la guerra, nella primavera del 1942 Klaus fu chiamato al servizio di leva. Alla visita medica fu giudicato inabile anche per svol- gere lavori d'ufficio nell'Esercito e fu rimandato a casa. Per il padre fu l'ultima goccia. Johann Winzer si rec• allora a Berlino per parlare con un vecchio amico che aveva fatto carriera nelle SS, nella speranza che questi tro- vasse per suo figlio un posto in qualche dipartimento al servizio del Reich. L'uomo gli domand• se c'era qualche attivit… nella quale il giovane Klaus sapeva cavarsela. Con un senso di vergogna, Johann ammise che il figlio sapeva compilare manoscritti miniati, e l'amico gli domand• allora se Klaus avrebbe saputo preparare una pergamena miniata in onore di un maggiore delle SS. Alla presentazione a Berlino, tutti ammirarono la magnifica perga- mena e un certo ufficiale dell'RSHA domand• chi ne era l'autore, ot- tenendo poi che il giovane Klaus Winzer fosse trasferito a Berlino. Prima ancora di capire che cosa gli stesse capitando, Klaus fu arruolato tra le SS, fece il giuramento di fedelt… e segretezza e fu informato che gli sarebbe stato affidato un progetto della massima importanza. Il padre, anche se stupefatto, era al settimo cielo. Il progetto era fondamentalmente semplice. Le SS si proponevano di contraffare centinaia di migliaia di banconote da cinque sterline britan- niche e da cento dollari americani, e avevano bisogno di Klaus perch‚ questi era molto esperto di carte e di inchiostri. L'idea era di inondare la Gran Bretagna e l'America con moneta falsa, mandando cosˇ in rovina l'economia di ambedue i Paesi. All'inizio del 1943, quando fu pronta la filigrana per le banconote da cinque sterline, il progetto per la stampa fu trasferito al campo di concentramento di Sachsenhausen, dove, fra gli internati, c'erano alcuni artisti grafici che lavoravano sotto la direzione delle SS. Compito di Winzer era di control- lare la qualit… del prodotto, perch‚ le SS non si fidavano dei loro prigio- nieri, che potevano commettere deliberatamente degli errori nel loro lavoro Verso la fine del 1944, il progetto fu utilizzato anche per prepa- rare i falsi documenti d'identit… che sarebbero serviti alle SS al momento 127 del crollo della Germania. Alla fine della guerra, Klaus Winzer fece malinconicamente ritorno a 1 28 casa sua, a Wiesbaden. Non aveva mai saltato un pasto, quand'era nelle SS, e quindi scoprˇ con stupore che i civili erano invece ridotti alla fame. La madre gli spieg• che tutti i viveri dovevano essere acquistati con le carte annonarie rilasciate dagli americani. Klaus si chiuse in camera sua per alcuni giorni e, quando ne uscˇ, consegn• alla madre, sbalordita, una quantit… di tessere annonarie sufficiente per sfamare tutta la famiglia per sei mesi. Un mese dopo, Klaus Winzer incontr• Otto Klops, il re del mercato nero di Wiesbaden, e si mise in societ… con lui. Winzer produceva tessere annonarie, tagliandi per la benzina, lasciapassare di zona, patenti di guida, tessere per i magazzini militari, che Klops utilizzava per acqui- stare viveri, benzina, pneumatici, saponette, cosmetici e indumenti che rivendeva ai prezzi del mercato nero. Nell'estate del 1948, Klaus Winzer era un uomo ricco. Ma, nell'ottobre di quello stesso anno, le autorit… riformarono il si- stema monetario e con esso l'economia tedesca. La popolazione, che non aveva piŁ bisogno del mercato nero poich‚ poteva ormai procurarsi le merci su quello aperto, denunci• Klops, e Winzer, ridotto in rovina, dovette fuggire. Servendosi di uno dei suoi lasciapassare e di altri docu- menti falsificati, Winzer arriv• in automobile fino al quartier generale della zona britannica di Hannover, e lˇ fece domanda per ottenere un posto di lavoro nell'ufficio passaporti del governo militare. Due mesi dopo, Winzer si trovava in una birreria, quando un uomo di nome Herbert Molders gli confid• che era ricercato dalle autorit… bri- tanniche per crimini di guerra e che aveva bisogno di andarsene dalla Germania. Soltanto gli inglesi, per•, potevano rilasciare i passaporti ai tedeschi, e lui non aveva il coraggio di presentare la richiesta. Winzer gli mormor• che era possibile trovare una soluzione, ma gli sarebbe costata un po' di soldi. Molders gli mostr• una collana di diamanti che aveva rubato a un internato di un campo di concentramento, e una settimana dopo Winzer aveva il passaporto pronto. Non l'aveva nemmeno falsificato, non ce n'era stato bisogno. La procedura, all'ufficio passaporti, era semplice. Nella prima se- zione, i richiedenti si presentavano con tutti i loro documenti e compila- vano un modulo. La seconda sezione controllava l'autenticit… dei docu- menti e l'elenco delle persone ricercate. Se la richiesta era accolta, i do- cumenti firmati dal capo della sezione, venivano inoltrati alla terza sezione. Gli addetti di questa sezione, quando ricevevano la richiesta DOSSIER ODESSA con l'approvazione della seconda sezione, prendevano un passaporto in bianco tra quelli custoditi nella cassaforte, lo compilavano e applica- vano la fotografia del richiedente. Winzer era riuscito a farsi trasferire alla terza sezione. Compil• un modulo di richiesta per Molders intestato a un diverso nome e falsific• la firma dell'ufficiale britannico responsabile della seconda sezione su un certificato con la dicitura: "Richiesta accolta". Poi and• nella seconda sezione a raccogliere i moduli di richiesta e i certificati di approvazione in attesa di essere trasmessi alla terza sezione (quel giorno ce n'erano diciannove) e vi infil• in mezzo i documenti per Molders. Quindi, se- condo la consueta procedura, port• il fascio di documenti al maggiore Johnstone, della terza sezione. Il maggiore, controllati i venti certificati di approvazione, prese altrettanti passaporti dalla sua cassaforte e li consegn• a Winzer. Winzer li compil•, ne consegn• diciannove ai for- tunati richiedenti e si mise in tasca il ventesimo. Quella sera, Klaus consegn• a Molders il suo passaporto nuovo e torn• a casa con la collana di diamanti. Aveva trovato una nuova professione. Da allora, Winzer, procuratosi la fotografia di altre persone fittizie compil• accuratamente ogni settimana una nuova richiesta di passaporto, infilandola poi fra gli altri moduli e i certificati di approvazione regolari. A Winzer veniva dato un numero di passaporti in bianco corrispondenti a quello delle richieste, e tutti i passaporti - meno uno - andavano agli autentici richiedenti. Quello rimasto in bianco finiva in casa di Klaus. L'unica cosa che gli mancava ancora era il timbro ufficiale, ma una sera se lo port• a casa, e il mattino dopo aveva una propria copia del timbro dell'ufficio passaporti del governo della Bassa Sassonia. Con quel sistema, Winzer, in sessanta settimane, si procur• sessanta passaporti in bianco. Diede le dimissioni dal suo posto di lavoro, ven- dette ad Anversa la collana di diamanti, e poi avvi• una piccola e attrez- zata tipografia a Osnabruck. Non si sarebbe mai trovato coinvolto con 170dessa se Molders avesse tenutO la bocca chiusa. Questi, invece, ormai al sicuro a Madrid, si mise a parlare di lui. Da quel momento, ogni volta che un uomo dell'Odessa si trovava nei guai, Winzer dovette fornirgli un nuovo passaporto della Germania occidentale. Nella primavera del 1964, aveva ormai usato quarantadue dei suoi sessanta passaporti Per•, il piccolo e astuto Winzer aveva preso una precauzione: nell'even- tualit… che, un giorno, I'Odessa volesse fare a meno dei suoi servizi e di DOSSIER ODESSA lui stesso, decise di tenere un registro. Non conosceva i nomi veri dei suoi clienti: ci• non era necessario per fare un passaporto falso intestato a un nome nuovo. Per•, fece due copie di ogni fotografia inviatagli: incollava la foto originale sul passaporto che rinviava al destinatario e teneva per s‚ le copie. Ogni fotografia veniva poi incollata su un foglio di carta, e accanto a essa erano dattiloscritti il nuovo nome, I'indirizzo e il numero del nuovo passaporto. Quel dossier era la sua assicurazione sulla vita. Ne teneva una copia in casa, mentre la seconda era depositata nello studio di un avvocato di Zurigo. Se l'Odessa Pavesse minacciato, lui li avrebbe avvertiti che, se gli fosse capitato qualcosa, I'avvocato avrebbe inviato le copie dei passa- porti alle autorit… tedesche, le quali avrebbero confrontato le foto- grafie con il loro archivio delle persone ricercate, smascherando cosˇ i nazisti in meno di una settimana. Era un sistema a prova d'errore, che garantiva a Klaus Winzer la possibilit… di restare in vita e in buona salute. Costui, quindi, era l'uomo che se ne stava seduto a mangiare tranquil- lamente un toast col prosciutto, quel venerdˇ pomeriggio, quando il te- lefono squill•. La voce all'altro capo del filo fu dapprima perentoria poi tranquillizzante. ® No, non c'Š assolutamente nessun inconveniente, fra noi e te Ż gli assicur• Werwolf. ® Si tratta di questo dannato giornalista. Abbiamo il sospetto che verr… a trovarti. E tutto a posto: c'Š uno dei nostri uomini che gli sta alle costole, e tutta la faccenda sar… risolta in una giornata. Tu, per•, devi andartene di lˇ immediatamente. E ora ti dico ci• che voglio da te... Ż Trenta minuti dopo, Klaus Winzer, agitatissimo, spiegava alla sua domestica che, anzich‚ andare in tipografia, quel mattino, aveva deciso di prendersi una vacanza nelle Alpi austriache. MILLER trov• una stazione di rifornimento nella Saarplatz, alla peri- feria occidentale di Osnabruck. Si ferm• e scese stancamente dal]'auto- mobile. ® Faccia il pieno Ż disse all'inserviente, e si diresse verso una cabina telefonica. Sotto il nome di Klaus Winzer trov• due indirizzi: uno aveva accanto l'indicazione "tipografia", I'altro "ab." cioŠ abitazione. Erano gi… le nove e venti perci• il giornalista telefon• alla tipografia. L'uomo che rispose al telefono gli disse: ® Mi spiace, non Š ancora arrivato Sar… qui sicuramente tra poco. Richiami tra mezz'ora Ż. Miller lo ringrazi• e si diresse verso il quartiere periferico di Wester- berg, dove c'era l'abitazione di Winzer. La casa si trovava in una zona evidentemente residenziale. Miller la- sci• la Jaguar in fondo al vialetto d'ingresso e raggiunse a piedi la porta principale. La domestica che venne a rispondere alla sua scampanellata gli rivolse un radioso sorriso. ® Buon giorno. Sono venuto per parlare con Herr Winzer Ż le disse Miller. ® Oh, Š partito, signore. Lo avrebbe incontrato, se solo fosse arrivato una ventina di minuti fa. E andato in vacanza. Ż Miller riuscˇ a vincere una sensazione di panico. ® In vacanza? E strano, in questo periodo dell'anno. E poi... Ż soggiunse, inventando su due piedi un pretesto, ® avevamo appuntamento per questa mattina. Ż ® Mi dispiace Ż replic• la ragazza. ® Se n'Š andato all'improvviso. Ha ricevuto una telefonata in biblioteca, poi mi ha detto: "Barbara, vado in vacanza!" Mi ha ordinato di telefonare alla tipografia e di av- vertire che non torner… prima di una settimana. E ben strano, per Herr Winzer, tutto ci•! Ż ® Lei non sa dove sia andato ? Ż domand• Miller, sentendo le speranze svanire. ® No, ha detto soltanto che andava sulle Alpi austriache. Ż ® Non ha lasciato l'indirizzo? Non c'Š modo di mettersi in contatto con lui ? Ż ® No. E questo che Š cosˇ strano. Ż ®Potrei parlare con Frau Winzer, scusi?Ż domand• Miller. La domestica lo guard• con aria maliziosa. ® Non c'Š nessuna Frau Winzer, qui. )> ®Vive da solo, allora?Ż ® Sˇ, non c'Š nessuno oltre a me. Voglio dire, anch'io abito qui. Ma Š inoffensivo, da quel punto di vista Ż aggiunse con un risolino. ® Capisco. La ringrazio molto Ż si conged• Miller, voltandosi per andare. ® Prego Ż rispose la ragazza, e lo guard• allontanarsi lungo il vialetto e pOI salire sulla Jaguar, che aveva gi… richiamato la sua attenzione. Sospir• al pensiero di ci• che sarebbe potuto accadere e chiuse la porta. Miller si sentˇ prendere dalla stanchezza, accentuata da quell'ultima delusione Era arrivato tanto vicino al bersaglio... Soltanto venti minuti di ritardo gli avevano impedito di raggiungerlo. Pens• che Bayer si fosse liberato e che avesse avvertito Winzer per telefono. Avvertendo un dispe- rato bisogno di dormire, Miller and• in auto fino alla Theodor-Heuss- Platz, parcheggi• davanti alla stazione e prese una camera all'albergo Hohenzollern, dall'altra parte della piazza. Una camera era disponibile subito, quindi il giornalista salˇ al piano superiore, si spogli• e si mise a letto. Qualcosa, in un angolo della mente, lo tormentava: un piccolo particolare che non aveva approfondito. An- cora non sapeva quale, quando si addorment• profondamente alle dieci e mezzo. MACKENSEN arriv• nel centro di Osnabruck alla una e mezzo. Strada facendo, aveva dato un'occhiata intorno alla casa di Winzer, ma non aveva notato traccia della Jaguar. Giunto nella Theodor-Heuss-Platz, le labbra gli si schiusero in un sogghigno. Telefon• a Werwolf e lo trov• di umore migliore. ® Ho avvertito Winzer giusto in tempo Ż gli disse Werwolf. ® Ho ap- pena telefonato a casa sua, per controllare, e la domestica mi ha detto che il padrone ha lasciato la citt… solo venti minuti prima che arrivasse un giovane con una macchina sportiva nera a fare domande sul suo conto. Ż ® Anch'io ho qualche novit… Ż replic• Mackensen. ® La Jaguar Š parcheggiata qui in piazza. E probabile che stia dormendo nell'albergo. Posso prenderlo in camera sua. Ż ® Aspetta Ż ordin• Werwolf. ® Sto pensando. Per prima cosa, non conviene farlo a Osnabruck. La domestica ha visto lui e l'automobile e probabilmente andrebbe alla polizia. Non possiamo permetterci di ri- chiamare l'attenzione su Winzer. E un'altra cosa... Miller porta una valigetta ? Ż ® Sˇ Ż rispose Mackensen. ® L'aveva ieri notte. Ż ® Il fatto Š Ż soggiunse Werwolf, ® che adesso mi ha visto e conosce il mio nome e l'indirizzo. E a conoscenza dei miei rapporti con Bayer e col falsario. E i giornalisti hanno l'abitudine di scrivere. Quella vali- getta non deve cadere in mano alla polizia. Ż ® Ho capito. Lei vuole avere anche la valigetta. Ż ® O prenderla o distruggerla. Ż ® Il sistema migliore per fare entrambe le cose sarebbe quello di Si- stemare una bomba nell'automobile. Collegata alle sospensioni, cosˇ che esploder… quando l'auto incontrer… un ostacolo viaggiando a velo- cit… molto elevata. Ż DOSSIER ODESSA ®OttimoŻ approv• Werwolf. ®Pensi di farcela7Ż Mackensen sogghign•, pensando all'attrezzatura che custodiva nel portabagagli della sua automobile: era l'ideale, per un assassino di pro- fessione, e comprendeva quasi mezzo chilo di esplosivo al plastico e due detonatori elettrici. ® Certo, non ci sono problemi. Dovr• aspettare che venga buio... Ż Si interruppe, guard• fuori della cabina telefonica e grid• nel ricevitore: ® La richiamol Ż Ritelefon• dopo cinque minuti. ® Mi scusi, avevo visto Miller, con la valigetta in mano, che saliva sull'automobile e si allontanava. Sono andato a controllare all'albergo, dove ha lasciato i bagagli, quindi torner…. Preparer• la bomba e la sistemer• questa notte. Ż MILLER si era svegliato poco prima dell'una, leggermente eccitato. Si era ricordato quel particolare che gli sfuggiva. Torn• in auto alla casa di Winzer. ® Salve, ancora lei? Ż fece la domestica, raggiante. ; ® Passavo di qui, per far ritorno a casa Ż spieg• Miller, ® e mi sono ů domandato... Da quanto tempo lei Š qui a servizio?Ż ® Oh, circa dieci mesi. Perch‚ ? Ż ® E allora, chi badava a Herr Winzer prima di lei? Ż ® La sua governante, Fraulein Wendel. Ż ® E dove Š adesso ? Ż ® All'ospedale Sta morendo per un tumore, purtroppo. Anche per questo Š strano che Herr Winzer sia partito cosˇ in fretta. Andava a farle visita tutti i giorni, le Š molto affezionato. E stata con lui per molto tempo, dal 1950, mi pare. Ż ®In che ospedale Š ricoverata?Ż domand• ancora Miller. La ragazza gli diede il nome di una clinica privata. Miller si present• lˇ alle tre del pomeriggio. MACKENSEN impieg• le prime ore del pomeriggio ad acquistare tutto quanto gli mancava per preparare la bomba. "Il segreto del sabo- atore" gli aveva spiegato una volta il suo istruttore, ''sta nel servirsi di mgredienti semplici. Le cose che si possono acquistare in qualsiasi Fatti i suoi acquisti, Mackensen and• ad alloggiare all'Hohenzollern Hotel; prese una stanza che dominava la piazza, in modo da tener d occhiO il parcheggio nel quale - ne era sicuro - Miller sarebbe tornato per lasciare l'auto. Seduto al tavolino di fronte alla finestra, con una tazzina di caffŠ nero davanti per vincere la stanchezza, Mackensen si mise al lavoro. La bomba era di semplice fattura: esplosivo al plastico, una pila per transistor e detonatori elettrici. Il sistema di detonazione consisteva in due lame seghettate lunghe una quindicina di centimetri, assicurate parallelamente l'una all'altra, a tre centimetri di distanza, ma in tensione, pronte a serrarsi. Per impedire che si toccassero, colloc• in mezzo a esse una lampadina elettrica, attaccandola con una buona dose di adesivo. Il vetro non Š portatore di elettricit…. Se il congegno si fosse trovato sotto un'irhprovvisa pressione, la lampadina si sarebbe frantumata, le due lame d'acciaio si sarebbero serrate, chiudendo cosˇ il circuito elettrico alimentato dalla pila. Una volta preparato il congegno esplosivo, Mackensen lo ripose in fondo al guardaroba, insieme con il materiale che gli serviva per assi- curarlo all'automobile di Miller. Poi, si sedette accanto alla finestra, in attesa. IL MEDICO squadr• Miller con aria poco cordiale. Il giornalista, che aveva una vera idiosincrasia per camicie e cravatte, ed evitava di metter- sele se appena gli era possibile, indossava quel giorno una maglia bianca di nylon col collo …lto e sopra di essa un golf nero a girocollo. Sopra i due indumenti indossava una giacca nera sportiva. Per una visita al- I'ospedale, faceva chiaramente intendere l'espressione del medico, sa- rebbero state piŁ adatte la camicia e la cravatta. ® Suo nipote? Ż ripet‚ con aria stupita. ® Non sapevo che Fraulein Wendel avesse un nipote. Ż ® Sarei gi… venuto, naturalmente, se avessi saputo prima delle condi- zioni di mia zia, ma Herr Winzer mi ha telefonato soltanto questa mattina. Ż ® Herr Winzer, di solito, viene qui personalmente, a quest'ora. Ż ® Credo che sia stato chiamato fuori citt… per qualche giorno Ż spieg• Miller con tono noncurante. ® Mi ha chiesto di venire a visitare la zia durante la sua assenza. Ż ® Strano Ż mormor• il medico. ® E sempre stato regolare come un orologio, da quando Fraulein Wendel Š stata ricoverata. Be', far… bene a sbrigarsi, se vuole vederla ancora. Ormai Š piŁ di l… che di qua, sa? Ż Miller prese un'espressione afflitta. ® Cosˇ mi Š stato detto. Ż DOSSIER ODESSA ® Poich‚ lei Š un parente, pu• trattenersi un po' di tempo con sua zia naturalmente. Per•, devo chiederle di essere breve. Da questa parte. ~> Il dottore fece strada a Miller lungo alcuni corridoi, poi si ferm• davanti a una porta che aprˇ. ® E qui. Non si fermi a lungo, la prego. Ż La camera era immersa nella penombra e solo quando gli occhi gli si furono abituati alla luce fioca, Miller riuscˇ a distinguere la figura rattrappita della donna nel letto. Aveva il volto tanto pallido che quasi si confondeva con le lenzuola, e teneva gli occhi chiusi. ® Fraulein Wendel Ż susurr• Miller. Le palpebre si sollevarono len- tamente. Poi, la donna richiuse di nuovo gli occhi e cominci• a mormorare parole incomprensibili: qualcosa come "tutta vestita di bianco... cosˇ graziosa." Il giornalista si chin• vicino alla donna. ® Fraulein Wendel, mi sen- te ? Ż La morente continuava a bisbigliare. Miller afferr• le parole: ®...e ognuna portava un libro di preghiere... cosˇ innocente )>. Miller corrug• la fronte, perplesso; poi capˇ che la donna, nel delirio, stava ricordando il giorno della sua Prima Comunione: era di religione cattolica. La donna aprˇ di nuovo gli occhi e lo fiss•. Il suo sguardo colse la striscia bianca intorno al collo di Miller, la stoffa nera che gli copriva il petto, la giacca nera. Il giovane vide, con sommo stupore, che due la- crime rlgavano le guance incartapecorite della malata. La mano della donna gli si avvinghi• intorno al polso con forza sorprendente, poi Fraulein Wendel disse con voce chiara: ® Mi benedica, padre, perch‚ ho peccato Ż. Un'occhiata al proprio abbigliamento fece capire a Miller l'equivoco in cui la donna era caduta. Rimase incerto per qualche istante, per de- cidere se lasciare in pace la moribonda o se invece rischiare la propria anima immortale in un estremo tentativo per rintracciare Roschmann. Si chin• in avanti. ® Figliola, sono pronto a ricevere la tua confessione. Ż Allora, in uno stanco mormorio, venne fuori la storia della vita della donna: appena grandicella, cosˇ brutta com'era, si era resa conto che per lei non ci sarebbe stato matrimonio; poi, nel 1939, ormai inasprita dalla vita, aveva avuto l'incarico di guardiana nel campo di concentra- mentO di Ravensbruck. Mentre parlava di quegli anni di potere e di atrocit…~ le lacrime ripresero a scorrere sulle guance della donna. ®E dopo la guerra?Ż domand• sommessamente Miller. DOSSIER ODESSA Erano stati anni di vagabondaggio. Abbandonata dalle SS e ricercata dagli Alleati, aveva lavorato come sguattera e aveva dormito negli ospizi dell'Esercito della Salvezza. Poi, nel 1950, aveva incontrato Winzer. Questi, nell'attesa di acquistare una casa, alloggiava in un albergo di Osnabruck nel quale lei lavorava come cameriera. Appena comperata la casa, Winzer le aveva chiesto di andare a tenergli in ordine l'abi- tazione. ® Non c'Š altro ? ~> domand• Miller, quando la donna smise di parlare. ® No, padre. Ż ® Figliola, tu sai che non posso darti l'assoluzione se non hai con- fessato tutti i tuoi peccati. Ż ® E tutto, padre. Ż Miller emise un profondo sospiro. ® Non sai niente dei passaporti falsificati per gli uomini delle SS?Ż ® Non li ho fatti io, padre Ż replic• la donna. ® Ma ne eri a conoscenza, sapevi il lavoro che faceva Klaus Winzer. Ż ® Sˇ. Ż La parola era un impercettibile susurro. ® Ora lui se n'Š andato. E partito Ż soggiunse Miller. ® No, non Š andato via. Klaus non mi lascerebbe mai. Ż ® E stato costretto a scappare. Rifletti, figliola. Dove potrebbe essere andato ? Ż Quel volto disfatto si mosse lentamente in segno di diniego. ® Non lo so, padre. Se lo hanno minacciato, lui si servir… del suo archivio. Mi ha detto che lo avrebbe fatto. Ż Miller trasalˇ. ®Quale archivio, figliola?Ż Parlarono per altri cinque minuti. Poi, qualcuno buss• piano alla porta e il giornalista si alz• per andarsene. ® Padre... Ż La voce era dolente, supplichevole. Miller si volt•. La donna stava fissandolo con gli occhi spalancati. ® Mi benedica, padre. Ż Il tono era implorante. Il giovane sospir•: era peccato mortale. Si augur• che qualcuno, da qualche parte, capisse. Fece il segno della croce. ® In nomine Patris, et Filii, et Spiritus Sancti, ego te absolvo a peccatis tuis. Ż La donna sospir• profondamente, chiuse gli occhi e scivol• nell'in- cosclenza. Fuori, nel corridoio, il medico stava aspettandolo per accompa- 136 gnarlo all'uscita. ® La ringrazio per avermi permesso di vederla Ż gli disse Miller da- vanti alla porta d'uscita. ® C'Š un'altra cosa, dottore. Siamo tutti catto- lici, in famiglia. La zia mi ha chiesto di chiamare un sacerdote. Pu• ` pensarci lei ? Ż ® Certamente Ż rispose il medico. ® Provveder•. Grazie per avermelo detto. Ż Era il tardo pomeriggio quando Miller torn• in automobile in Theo- dor-Heuss-Platz e parcheggi• la Jaguar. Attraversata la piazza, entr• in albergo e salˇ in camera. Due piani sopra, Mackensen lo vide arri- vare. Infilata la bomba nella valigia, I'uomo and• fino alla sua automo- bile. La guid• fino a un punto dal quale poteva tener d'occhio l'ingresso dell'albergo e la Jaguar, e si mise ancora in attesa. In camera sua, Miller cominci• a telefonare alle conoscenze che aveva nel mondo della malavita di Amburgo, nel tentativo di rintracciare un tale di nome Viktor Koppel: questi era un abilissimo scassinatore, del cui processo Miller si era un tempo occupato e che si riteneva in debito nei confronti del giornalista. Rintraccio telefonicamente Koppel alle sette e mezzo, in un bar dove si trovava con molti amici. Miller dovette rinfrescargli un po' la memoria, prima che lo scassinatore si ricordasse di IUI. ® Ho bisogno di un piccolo aiuto Ż gli disse allora Miller. Da Amburgo, la voce dell'uomo sembrava preoccupata. ® Non ho molto con me, Herr Miller. Ż ® No, non ho bisogno d'un prestito Ż replic• Miller. ® Voglio pagarla per fare un lavoro. Soltanto un lavoretto. Ż Dalla voce di Koppe] trasparˇ il sollievo. ® Ah, capisco. Certo. Lei dove si trova ? Ż Miller gli impartˇ le istruzioni. FUORI dell'albergo, Mackensen aveva deciso di cominciare a lavorare sulla Jaguar a mezzanotte, se Miller non fosse apparso. Alle undici e un quarto, per•, Miller uscˇ dall'albergo, attravers• la piazza ed entr• nella stazione. Mackensen era stupito, e si domand• per quale motivo Miller dovesse prendere un treno. Alle undici e trentacinque, il mistero fu risolto. Miller uscˇ dalla sta- zione insieme con un uomo piccolo e male in arnese, che portava una borsa nera di pelle. La coppia si avvicin• a un tassˇ, salˇ a bordo e si allontanO Mackensen decise di aspettare venti minuti prima di mettersi al lavoro sulla Jaguar. ~: La piazza era pressoch‚ deserta. Mackensen scese dalla sua automo- bile e si avvicinO alla Jaguar, aprˇ il cofano e leg• le cariche esplosive DOSSIER ODESSA 1 38 alla parte del motore che stava di fronte al posto del guidatore. Scivo- lato sotto l'automobile, assicur• con filo metallico l'estremit… del con- gegno di detonazione al sostegno che era piŁ a portata di mano. Poi tra le due spire della molla principale che formava la sospensione ante- riore di destra, inserˇ le due lame del congegno di detonazione, tenute separate dalla lampadina. Quando il tutto fu saldamente assicurato, cosˇ che non si sarebbe di- staccato per una normale scossa, Mackensen si rimise in piedi. Calco- lava che, al primo ostacolo incontrato dall'automobile lanciata ad alta velocit…, il movimento della sospensione della ruota anteriore destra avrebbe fatto serrare le ganasce aperte del detonatore, frantumando la lampadina e mettendo cosˇ in contatto le due lame seghettate caricate elettricamente. Quando ci• fosse accaduto, Miller e i suoi compromet- tenti documenti sarebbero saltati in aria. Tornato alla Mercedes, Mackensen si rannicchi• sul sedile posteriore e si appisol•, pensando che, quella notte, aveva fatto un buon lavoro. MILLER ordin• al conducente del tassˇ di condurli in Saarplatz e, lˇ giunti, lo pag• e lo conged•. Soltanto quando l'auto fu scomparsa, Koppel aprˇ bocca. ® Spero che lei sappia ci• che sta facendo, Herr Miller. Strano che un giornalista si trovi in una situazione cosˇ rocam- bolesca. Ż ® Koppel, non c'Š nulla di cui preoccuparsi. Io sto solo cercando un fascio di documenti, custoditi in una cassaforte dentro la casa. Quelli li prendo io, e lei prender… tutto il resto che trova. D'accordo? Ż ® Be', d'accordo. Vediamo di concludere alla svelta questa faccen- da. Ż ® Un'ultima cosa. Nella casa abita una domesticaŻ lo avvertˇ Miller. ® Quindi aspetteremo finch‚ non saremo sicuri che dorma. Ż Percorsero a piedi il chilometro e mezzo di strada che li separava dalla casa di Winzer; data una rapida occhiata intorno, sgattaiolarono attra- verso il cancello e si nascosero tra alcuni cespugli di rododendri, di fronte alle finestre di quello che sembrava essere lo studio. Koppel fece un giro della casa, lasciando Miller a guardia della borsa con gli attrezzi. Al ritorno, mormor•: ® La domestica ha ancora la luce accesa. Una finestra sul retro, sotto il cornicione Ż. Per un'ora rimasero acquattati, rabbrividendo, tra i cespugli. Poi, Koppel fece un altro giro di ispezione e torn• a riferire che la luce era spenta. Rimasero acquattati per altri novanta minuti, poi lo scassinatore strinse il polso di Miller, prese la borsa degli attrezzi e avanz• a passi felpati verso le finestre, alla luce della luna. Fortunatamente per loro, la zona sotto le finestre era in ombra. Koppel aeeese una minuscola torcia elettrica e fece scorrere il fascio di luce lungo il telaio della vetrata. La finestra era dotata di una robusta chiu- sura antifurto a saliscendi, ma non c'erano sistemi di allarme. Koppel aprˇ la sua borsa e us• una punta di diamante per incidere con grande abilit… un cerchio perfetto sulla superficie del vetro, proprio sotto il saliscendi; poi applic• al disco intagliato del nastro adesivo e una ven- tosa, e infine, con un martello di gomma, diede un colpo secco sul vetro. Al secondo colpo si udˇ il rumore sordo del vetro che si spezzava: Koppel allora tir• via la ventosa che tratteneva il disco di vetro e la pos• a terra. Attraverso il buco, Koppel svit• la chiusura antifurto e aprˇ la finestra, ehe scavalc• con l'agilit… di un gatto. Miller lo seguˇ piŁ cautamente. Koppel mormor•: ® Stia fermo Ż. Il giornalista si immobilizz• mentre il ladro chiudeva la finestra, poi tirava le tende e andava a chiudere la porta che dava sul corridoio. Solo allora Koppel riaccese la lampadina tascabile e, alla sua luce esplor• la stanza, illuminando una scrivania, una libreria che copriva una parete, una profonda poltrona e un cami- netto incorniciato di mattoni rossi. ® Questo dev'essere lo studio Ż mormor• lo scassinatore. ® Lei non sa dove si trova il meccanismo che apre la sezione di mattoni? Ż ® No, non lo so Ż mormor• Miller di rimando, imitando il ladro, il quale aveva imparato che Š molto piŁ difficile avvertire un mormorio ehe un susurro. ® Dovr… cercarlo. Ż ® Potrei metterci degli anni Ż osserv• Koppel. Disse a Miller di sedere sulla poltrona, avvertendolo di tenere i guanti. ů Poi infil• intorno alla testa una fascia alla quale era assicurata la minu- ~eola torcia elettrica, ed esplor•, un palmo alla volta, tutta la superficie di mattoni, cercando di avvertire con le sue dita sensibili la presenza di sporgenze o di fessure. Ricominci• daccapo, esplorando questa volta la superficie con una spatola. Alle tre e mezzo, la lama della spatola si in- castr• fra due mattoni, si udˇ un leggero scatto e una parte della super- ~ ficie di mattoni, di sessanta centimetri per sessanta, ruot• in fuori di ů qualche centimetro. Dietro i falsi mattoni, il sottile raggio di luce della lampada di Koppel rivel• una piccola cassaforte a muro. Koppel, allora, estrasse dalla borsa uno stetoscopio, ne applic• estremit… per l'ascolto nel punto in cui riteneva che dovesse trovarsi il r~ncc-ro ODESSA 140 meccanismo del disco combinatore, e cominci• a far ruotare il primo numero attraverso le diverse combinazioni. Ci vollero quaranta minuti prima che l'ultimo numero della combina- zione andasse a posto. Koppel aprˇ la porta della cassaforte, quindi si gir• verso Miller. Nel movimento, il raggio della sua torcia elettriea sfior• un tavolo sul quale erano deposti due candelieri d'argento e una antica e pesante tabacchiera. Senza dire una parola, Miller prese la torcia elettrica applicata alla fascia sulla testa di Koppel e se ne servˇ per esplorare l'interno della cassaforte Sul ripiano inferiore c'erano parecchi mazzi di banconote, che pass• al riconoscente scassinatore. Il ripiano superiore conteneva soltanto una cosa: una cartelletta di manilla. Miller la prese e sfogli• le carte che essa conteneva. Erano circa una quarantina, e su ciascun foglio c'erano una fotografia e parecchie righe dattiloscritte. Giunto al diciottesimo foglio, Miller si ferm• ed esclam• a voce alta: ® Che mi venga un colpo! Ż ® Zitto! Ż mormor• Koppel in tono perentorio. Il giornalista porse la torcia elettrica a Koppel. ® Ormai pu• richiu- derla. Ż Lo scassinatore si infil• in tasca le banconote, richiuse la cassaforte e fece girare il disco combinatore finch‚ le cifre tornarono nell'ordine in cui erano. Rimise a posto la sezione di mattoni, premendo con forza. Koppel prese i candelieri e la tabacchiera e li infil• delicatamente dentro la borsa nera di pelle; poi, spenta la torcia, aprˇ la finestra e la scavalc•. Miller, con la sua cartelletta infilata sotto il golf, lo seguˇ. Richiusa la finestra, i due si diressero verso i cespugli. Quando emersero dal riparo per raggiungere la strada, Miller prov• il subitaneo impulso di correre. ® Cammini adagio Ż gli ordin• Koppel. ® Camminiamo e parliamo come se fossimo di ritorno da un ricevimento. Ż Erano quasi le cinque, ma le strade non erano completamente deserte, perch‚ gli operai tedeschi si alzano presto per andare al lavoro. Non c'erano treni per Amburgo prima delle sette, ma Koppel disse che avrebbe aspettato in qualche bar riscaldandosi con un caffŠ e un doppio whisky. ® Un ottimo lavoretto, Herr Miller Ż osserv•. ® Spero che lei abbia trovato ci• che cercava. Ż ® Oh, sˇ, grazie. Ho trovato tutto Ż rispose questi. ® Bene, acqua in bocca. Ci vediamo, Herr Miller. Ż Il piccolo scassi- natore fece un cenno con la testa e si incammin• verso il bar della sta- zione. Miller attravers• la piazza, diretto all'albergo, ignaro del fatto che due occhi cerchiati di rosso lo seguivano da una Mercedes in sosta. Era troppo presto per fare le telefonate che aveva in programma, e quindi il giovane si concesse tre ore di sonno, chiedendo di essere sve- gliato alle nove e mezzo. Quando il telefono squill•, puntualmente, Miller ordin• la colazione, che arriv• quando lui aveva appena finito di fare una doccia calda. Mentre beveva il caffŠ, si sedette a esaminare l'archivio dell'Odessa, riconoscendo cinque o sei facce, ma nessuno dei nomi. I nOm], Si disse, non avevano importanza. Giunto al diciottesimo foglio, Miller torn• a concentrarsi. L'uomo era piŁ vecchio, i capelli erano piŁ lunghi, due baffetti gli coprivano il labbro superiore. Gli orecchi, per•, erano gli stessi, e quello era il tratto somatico maggiormente identificabile in un individuo. Anche le narici strette, la conformazione della testa, gli occhi slavati erano gli stessi. Il nome era molto comune. Ci• che attir• la sua attenzione fu l'indirizzo. A giudicare dal codice postale, I'abitazione doveva trovarsi nel centro della citt…, il che significava, probabilmente, che fosse un caseggiato di ap- partamenti. Alle dieci parl• con l'ufficio informazioni della citt… menzionata sul- la scheda e domand• il numero di telefono del custode della casa in- dicata a quell'indirizzo. Aveva giocato d'azzardo, e gli and• bene: era in effetti un palazzo composto da appartamenti, e anche piuttosto costosi. Telefon• al custode e gli spieg• che aveva cercato di parlare al tele- fono con uno degli inquilini, ma senza avere risposta, il che era piutto- sto strano, perch‚ gli era stato detto di chiamare a quell'ora. Era forse guasto il telefono? L'uomo dall'altro capo del filo si mostr• molto premuroso. Herr Direktor era probabilmente in fabbrica. Quale fabbrica? Ma la sua, naturalmente~ La fabbrica di apparecchi radio, aggiunse, menzionando il nome. ®Ah, sˇ, certo. Che stupido sono stato a non pensarci!Ż rispose La ragazza che rispose alla sua successiva telefonata gli pass• la se- gretaria del principale. Questa disse che Herr Direktor si trovava nella sua casa di campagna e che sarebbe rientrato il lunedˇ. No, spiacente, il numero telefonico di casa era riservato. L'uomo che diede finalmente a Miller l'indirizzo della casa di campagna e il numero telefonico riservato eIa una sua vecchia conoscenza, il corrispondente economico di un gior- nale di Amburgo. Miller prese la cartina geografica della Germania e individu• la zona in cui doveva trovarsi la residenza. Prese la fotografia di Roschmann applicata da Winzer alla scheda e la studi•. Aveva sen- tito parlare di quell'uomo, un grosso industriale della Ruhr. E aveva visto le radio della sua fabbrica esposte nei negozi. Era passato mezzogiorno quando fece i bagagli e sald• il conto. Aveva appetito, e quindi si concesse una grossa bistecca nel ristorante del- I'albergo. Mentre mangiava, decise di percorrere in automobile l'ultima tappa della sua caccia quello stesso pomeriggio e di affrontare la preda al mattino seguente. Allora avrebbe potuto telefonare a Ludwigsburg, al- I'avvocato della Commissione Z; ma voleva essere il primo ad affron- tare Roschmann. Erano quasi le due quando uscˇ dall'albergo, ripose la valigia nel portabagagli della Jaguar, butt• la valigetta sul sedile accanto al posto di guida e si mise al volante. Non si accorse della Mercedes che lo seguˇ fino alla periferia di Osna- bruck. Mackensen rimase a osservare la Jaguar che imboccava a tutta velo- cit… lo svincolo dell'autostrada diretto a sud. Poi, raggiunse una cabina telefonica. ® E per strada Ż comunic• a Werwolf. ® Tra un'ottantina di chilometri sar… in tanti di quei pezzi che non sar… possibile ricono- scerlo. >) ® Ottimamente Ż gongol• soddisfatto l'uomo di Norimberga. ® Sarai stanco, caro Kamerad. Vai a fare una dormita. Ż Miller percorse quegli ottanta chilometri, e anche di piŁ. Mackensen, infatti, aveva trascurato un particolare: il suo congegno avrebbe sicura- mente provocato l'esplosione in breve tempo se fosse stato applicato al sistema di sospensione normale di una berlina costruita sul continente. La Jaguar, per•, era una automobile sportiva inglese, costruita con so- spensioni molto piŁ robuste. Mentre l'automobile divorava la strada verso Francoforte, le robuste molle sopra le ruote anteriori si ritras- sero leggermente, frantumando la lampadina elettrica posta tra le ga- nasce del congegno di detonazione. Per•, le lame d'acciaio caricate elet- tricamente non entrarono in contatto. Quando l'automobile sobbalza- va fortemente, le due lame vibravano fino a un millimetro dal punto di contatto, prima di scattare di nuovo indietro. Senza sapere quanto fosse vicino alla morte, Miller compˇ il tragitto fino a Francoforte in tre ore, poi volt• verso Konigstein e le selvagge foreste coperte di neve dei monti Taunus. 14 ~ - - BUIO, quando la Jaguar entr• nella piccola cittadina termale. Miller ~alcol• di essere a poco piŁ di trenta chilometri dal suo obiettivo. De- ~ise di cercare un albergo e di attendere fino al mattino. A nord, si ~irgevano le montagne, serene e bianche sotto un alto tappeto di neve. ,~ ~Jn vento gelido faceva prevedere dell'altra neve durante la notte. ~`~ All'angolo di Hauptstrasse con Frankfurtstrasse, Miller trov• un albergo, il Park Hotel, e prese una camera. Durante la cena, cominci• a innervosirsi. Si accorse, mentre sollevava il bicchiere del vino, che le : mani gli tremavano. In parte era la stanchezza, in parte una ritardata reazione alla tensione dell'operazione notturna condotta con Koppel. Soprattutto, per•, sapeva che era la sensazione de!l'imminente conclu- : 8ione della caccia, il confronto con l'uomo che aveva cercato con ogni mezzo, Insieme con la paura che qualcosa potesse ancora andare male. Pens• al dottore incontrato a Bad Godesberg, che l'aveva ammonito di abbandonare la ricerca; pens• all'ebreo cacciatore di nazisti che gli aveva detto: "Questa gente pu• essere pericolosa". Si domand• perch‚ non l'avessero ancora colpito. Forse, avevano perduto le sue tracce, o, forse, avevano pensato che, dopo la fuga del falsario, lui non sarebbe approdato a nulla. E invece aveva in mano l'archivio di Winzer, le sue prove segrete ed esplosive. Aveva compiuto il piŁ grosso colpo giornalistico che fosse mai awenuto, e stava anche per saldare la partita. Sorrise tra s‚, e la came- riera, passando, pens• che quel sorriso fosse rivolto a lei. Quando la ragazza pass• ancora ancheggiando davanti al suo tavolo, improvvisa- mente Miller pens• a Sigi, e avvertˇ molto piŁ intensamente di quanto fosse mai avvenuto in passato il desiderio di averla vicina. Riepilog• il suo piano mentre finiva di bere il vino. Un semplice con- fronto, una telefonata all'avvocato della Commissione Z a Ludwigsburg e, trenta minuti dopo, I'arrivo di un furgone della polizia che avrebbe portato via quell'uomo, verso il carcere, il processo, la condanna all'er- gastolO Ripens• a tutto ci• e si rese conto di essere disarmato. Rosch- mann era davvero solo, sicuro della protezione che gli garantiva il suo nuovO nome? E se avesse avuto una guardia del corpo? Durante il servizio militare, uno dei commilitoni di Miller aveva ubato un paio di manette alla polizia militare e gliele aveva regalate DOSSIER ODESSA come trofeo di una notte di baldorie. Adesso erano in un baule, nell'ap partamento di Amburgo. Aveva anche una rivoltella, chiusa a chiave in un cassetto della scrivania; era una piccola Sauer automatica, acquistata legalmente nel 1960, quando si era occupato di un'inchiesta sul mondo del vizio ad Amburgo. Trov• un telefono pubblico, piŁ sicuro di quello dell'albergo, e chiam• Sigi nel locale notturno in cui lavorava. Dovette gridare forte per farsi udire da lei, al di sopra della musica dell'orchestra che si udiva nel sottofondo. Interruppe la valanga di domande che lei gli rivolgeva e le spieg• invece ci• che voleva. Sigi protest• che non poteva allontanarsi, ma c'era qualcosa nel tono della voce di Miller, che la indusse a tacere. ®Stai bene?Ż grid• Sigi al telefono. ® Sˇ, benissimo. Ma ho bisogno del tuo aiuto. Ti prego, cara, non ab- bandonarmi. Non ora, non questa notte. Ż ® Verr• Ż disse lei, semplicemente. ® Dir• che Š un caso di emer- genza. Ż Lui suggerˇ di rivolgersi a una agenzia per il noleggio di automobili che lui conosceva e che era aperta tutta la notte. ®Quanto Š distante?Ż gli domand• Sigi. ® Quasi cinquecento chilometri. Puoi farcela in cinque o sei ore. Arriverai verso le cinque del mattino. Ż ® D'accordo. Aspettami. Ż Seguˇ un attimo di silenzio. ® Peter, te- soro... Ż ® Che cosa c'Š? Ż ®Hai paura di qualcosa?Ż Il tempo della comunicazione stava per scadere e Miller non aveva piŁ gettoni. ® Sˇ Ż le rispose, e riappese il ricevitore mentre la comunica- zione veniva interrotta. Nell'atrio dell'albergo, Miller chiese una grossa busta al portiere di notte e, dopo qualche ricerca, I'uomo ne procur• una scura e rigida. Il giornalista acquist• anche i francobolli necessari per inviare il plico per raccomandata. Tornato in camera, aprˇ la valigetta, che aveva tenuto con s‚ per tutta la sera, e prese il diario di Salomon Tauber, i documenti trovati nella cassaforte di Winzer e due fotografie del capitano Rosch- mann. Lesse ancora una volta le pagine del diario che avevano dato il via alla sua caccia. E, infine, scrisse su un semplice foglio di carta un breve messaggio, nel quale spiegava il significato di quel fascio di documenti. Poi infil• il biglietto, insieme con il dossier di Winzer e una sola fotografia di Roschmann~ dentro la busta. La chiuse, la affranc•, e vi appose ~rindirizzo del ministero della Giustizia di Bonn. La busta e il dia- g rio tornarono dentro la valigetta, che poi infil• sotto il letto. Ripose ~ invece la seconda fotografia di Roschmann nella tasca interna della ,t giacca. In valigia aveva una fiaschetta di cognac e se ne vers• una buona dose in un bicchiere. Le mani gli tremavano, ma il forte alcolico riuscˇ a cal- marlo. Si distese sul letto, con la testa che gli girava leggermente, e si addorment•. NELLO scantinato di Monaco, Josef camminava furiosamente su e giŁ. Seduti intorno al tavolo, Leon e Motti si guardavano le mani. Era- no trascorse quarantott'ore da quando era arrivato il telegramma da Tel Aviv, e i loro tentativi di rintracciare Miller non avevano dato risul- tati. Un amico di Stoccarda aveva informato Leon che la polizia locale stava cercando un giovane in rapporto all'assassinio di un certo Bayer. La descrizione dell'uomo coincideva con quella di Miller, ma fortunata- mente il nome registrato all'albergo non era n‚ Kolb n‚ Miller. ® Per lo meno ha avuto il buon senso di dare un nome falso Ż osserv• Leon. ® Deve aver capito, dopo l'assassinio di Bayer, che la sua falsa identit… era ormai inutilizzabile, e quindi ha abbandonato la ricerca. A meno che non sia riuscito a sapere da Bayer qualcosa che l'ha condotto fino a Roschmann. Ż ® E allora perch‚ diavolo non si mette in contatto? Ż lo interruppe bruscamente Josef. ® Non creder… mica, quell'imbecille, di riuscire a prendere Roschmann da solo? Ż Motti diede un discreto colpo di tosse. ® Lui non sa che Roschmann ha tutta questa importanza per l'Odessa Ż osserv•. ® Be', se gli si avviciner… troppo, se ne accorger… Ż replic• Leon. ® E in quel momento sar… un uomo morto Ż soggiunse Josef. ® Ma perch‚ quell'idiota non ci telefona? Ż I TELEFONI avevano squillato altrove, quella sera: Klaus Winzer aveva telefonato a Werwolf, e le notizie erano rassicuranti. ® Sˇ, penso che tu possa tornartene tranquillamente a casa Ż aveva detto Werwolf. ® A quest'ora, il giornalista sar… stato sicuramente tolto di mezzo. Ż Il falsario aveva ringraziato il capo dell'Odessa e si era messo in viaggiO per tornare al comodo letto della sua casa di Osnabruck. MILLER fu svegliato da qualcuno che bussava alla port~ Quando l'aprˇ, si trov• di fronte il portiere di notte. Dietro a questi,j c'era Sigi. Miller spieg• che la signora era sua moglie, che gli aveva~ portato da casa alcuni documenti importanti. Il portiere, un semplice~ ragazzo di campagna, prese la mancia e se ne and•. Sigi gli gett• le braccia intorno al collo quando lui chiuse la porta. ® Dove sei stato? Che cosa fai qui? Ż Lui la mise a tacere nel modo piŁ semplice del mondo, e quando le loro labbra si staccarono, le guance di Sigi, prima cosˇ fredde, erano gi… rosse e infuocate. Miller prese il eappotto della ragazza e lo appese a un ganeio dietro la porta. Lei eominei• a fargli altre domande. ® Una eosa alla volta Ż la interruppe lui, e la spinse verso il letto, eoperto da un alto piumino. Lei ridaeehi•. ® Non sei eambiato. Ż Un'ora dopo, Miller riempˇ un bieehiere eon eognae e aequa. Sigi ne bevve qualehe sorso e Miller termin• ei• ehe restava. ®E allora?Ż feee Sigi, ®ti dispiaee spiegarmi il motivo di quella lettera misteriosa, di questa assenza di sei settimane, di quell'orribile taglio di eapelli, di questa eamera in un oseuro alberghetto? Ż Miller si alz•, attravers• la stanza e torn• eon la valigetta. Si sedette sul bordo del letto e parl• per quasi un'ora, eomineiando dalla seoperta del diario. Mentre Miller parlava, Sigi appariva sempre piŁ spaventata. ® Tu sei pazzo Ż disse infine, quando lui ebbe terminato il raeeonto. ® Pazzo furioso. Tutto questo per trovare un veeehio rottame di nazista? Ma perch‚, Peter?Ż ® Dovevo farlo Ż rispose lui, in tono che non ammetteva repliehe. Lei sospir• profondamente. ® E va bene, adesso sai ehi Š e dove si trova. E allora torna ad Amburgo, prendi il telefono e ehiama la polizia. Ci penseranno loro, al resto. Ż Miller non sapeva eome risponderle. ® Non Š eosˇ sempliee Ż disse alla fine. ® Andr• lˇ questa mattina. Ż ® A easa sua? A fare ehe eosa? Ż domand• lei, eon gli oeehi sgranati per la paura. ® Non domandarmi il pereh‚, non posso dirtelo. E una eosa ehe devo fare. Ż La reazione di Sigi lo eolse di sorpresa. La ragazza si mise a sedere di seatto e gli lanei• un'oeehiata di fuoeo. ® E per questo ehe volevi la rivoltella Ż gli grid•. ® Tu hai intenzione di ammazzarlo... Ż ® No, non ho intenzione di ammazzarlo... Ż ® Bene, allora sar… lui ad ammazzarti. Tu vai lˇ da solo, eontro lui la sua gentaglia, e tutto per mettere insieme un artieolo da far leggere ai lettori della tua stupida rivista. Tu non ei pensi nemmeno, a me, disgra- ~ziato... Ż soggiunse, seoppiando in laerime. ® Sta' a sentirmi, pezzo di ~ilnbecille. Io voglio sposarti. Voglio diventare la signora Miller. Voglio ~ avere dei bambini. E tu vuoi andare a farti ammazzare... Ż Si alz• di Ť'eolpo, corse nel bagno e sbatt‚ la porta alle sue spalle, chiudendola c - ehiave. La sigaretta continu• a bruciare tra le dita di Miller. Non l'aveva mai vista cosˇ furiosa, Sigi, e quel fatto lo lasciava sconcertato. Ripens• a ei• che lei gli aveva detto mentre dal bagno proveniva il rumore dell'ac- qua che scorreva nella vasca. Schiacciato il mozzicone della sigaretta, il giovane si diresse verso la porta del bagno. ® Sigi Ż disse. Nessuna risposta. ® Sigi. Ż Il rubinetto dell'acqua fu chiuso. ® Sigi, ti prego, apri la porta. Ż Ci fu un momento di attesa, poi la porta si aprˇ. ® Che cosa vuoi? Ż domand• la ragazza. ® Sigrid Rahn, vuoi essere mia moglie? Ż ® Dici sul serio ? Ż Sigi lo guardava come se non credesse ai suo orecchi. ® Sˇ, parlo sul serio. Non ci avevo mai pensato prima. Per•, n˘n ti avevo mai vista cosˇ arrabbiata, prima d'ora. Ż ® Perdinci! Ż esclam• lei. ® Vorr… dire che mi arrabbier• piŁ spesso. > ALLE SETTE e venti del mattino, Winzer arriv• alla sua abitazione. Era intirizzito e stanco, ma felice di essere a casa. Barbara, la domestica, non era ancora sveglia. Quando si alz•, la ragazza gli raccont• subito della sua scoperta del sabato mattina: il vetro rotto e l'argenteria scom- parsa. Aveva chiamato la polizia, che non aveva avuto dubbi: quel netto foro circolare praticato nel vetro era opera di uno scassinatore di profes- sione La domestica aveva detto ai poliziotti che Winzer non era in casa, e loro l'avevano avvertita che volevano vederlo, al suo ritorno, per l~interrogatorio di prammatica sugli oggetti scomparsi. Winzer l'ascoltava facendosi sempre piŁ pallido, mentre una vena gli pulsava forte sulla tempia. Mand• Barbara in cucina a preparargli il caffŠ, poi and• nello studio e si chiuse dentro a chiave. Gli bastarono trenta secondi di frenetica ricerca dentro la cassaforte vuota per convin cersi che le schede dei quaranta criminali dell'Odessa erano scom- parse. Mentre si allontanava dalla cassaforte, gli telefonarono dall'ospedale per informarlo che Fraulein Wendel era morta durante la notte. Per due ore, Winzer rimase seduto davanti al fuoco spento del camino, senza av- - vertire il freddo che filtrava attraverso il buco nella finestra, coperto con carta di giornale. Cerc• di riflettere sul da farsi. I ripetuti richiami di Barbara per avvertire che la colazione era pronta, non ebbero risposta Attraverso il buco della serratura, la domestica lo udˇ mormorare, quasi; tra s‚: ~< Non Š colpa mia. Non Š per niente colpa mia... Ż ALLE NOVE, Miller fece la doccia e la termin• restando per parecchi minuti sotto i getti dell'acqua fredda. La depressione e le preoccupazioni della sera prima erano scomparse. Si sentiva in forma, sicuro di s‚. Si infil• gli stivaletti e i calzoni sportivi, un pesante pullover e il giac- cone blu di lana; questo indumento aveva sui fianchi due tasche trasver- sali abbastanza profonde da contenere la rivoltella e le manette, e una tasca interna in cui infilare la fotografia. Prese le manette dalla borsetta di Sigi e le esamin•. Non avevano chiave, si chiudevano automatica- mente. Aprˇ la rivoltella e la controll•: era carica. Fece scattare parecchie volte l'otturatore, inserˇ il caricatore, infil• una pallottola in canna e blocc• la sicura. Poi si mise nella tasca dei calzoni il biglietto con il numero telefonico dell'avvocato della Commissione Z, a Ludwigsburg. Sigi era profondamente addormentata, e lui le scrisse un biglietto da leggere non appena si fosse destata. "Tesoro mio. Ora vado a incontrar- mi con l'uomo al quale ho dato la caccia. Ho un motivo per volerlo vedere in faccia e per essere presente quando sar… prelevato dalla polizia. Questo pomeriggio potr• dirti qual Š questo motivo. In ogni caso, pe- r•, ti dico ci• che dovresti fare..." Le istruzioni erano precise. Trascrisse il numero telefonico di Monaco che lei doveva chiamare e la comunicazione che doveva dare. Poi con- cluse scrivendo: "Per nessun motivo devi seguirmi. Potresti peggiorare le cose. Se non sono di ritorno per mezzogiorno, o non ti ho telefonato in albergo per quell'ora, telefona a quel numero, riferisci la comunica- zione, lascia l'albergo e imbuca la busta in una qualsiasi cassetta postale di Francoforte. Poi torna immediatamente in automobile ad Amburgo. Con tutto il mio amore. Peter". Depose il biglietto sul comodino da notte, accanto al telefono, insieme ~con la grossa busta che conteneva i documenti dell'Odessa e tre banco- ~note da cinquanta marchi. Infilatosi sottobraccio il diario di Tauber Lsgattaiol• fuori della camera. Al banco dell'albergo, chiese all'addetto ' di dare la sveglia nella sua camera alle undici e mezzo. Poi, Miller raggiunse il parcheggio dietro l'albergo, salˇ a bordo della Jaguar e accese il motore. Mentre questo si scaldava, il giovane spazz• via la neve accumulatasi sul cofano, sul tetto e sui finestrini. Tornato dietro il volante, innest• la marcia e imbocc• la strada prin- cipale. La neve fresca caduta durante la notte formava una specie di cuscino sotto le ruote. Dopo aver dato un'occhiata alla cartina geografica imbocc• la strada che portava a Limburg. 15 ERA UNA MATTINATA grigia e nuvolosa, e il vento scendeva ululando dalle montagne. La strada, che si snodava salendo dalla citt…, ben presto si addentr• in un mare di alberi che formavano la foresta di Romberg. Miller volt• verso Glashutten, costeggi• le pendici dell'imponente monte Feldberg e prese una strada che portava al villaggio di Schmitten. Dopo venti minuti di guida attenta, cominci• a cercare il cancello di una resi- denza privata. Quando lo trov•, imbocc• il viale di accesso. Duecento metri piŁ avanti, il ramo di una massiccia quercia, caduto certo durante la notte, aveva abbattuto un sottile palo nero, che al mo- mento giaceva di traverso sul viale. Piuttosto che scendere per toglierlo di mezzo, Miller prefer' avanzare cautamente, sentendo le ruote anteriori e poi quelle posteriori che passavano sopra l'ostacolo. L'automobile avanz• ancora per sbucare poi in uno spiazzo sul quale sorgeva una villa, circondata da una distesa circolare di ghiaia. Miller scese dall'automobile davanti all'ingresso principale e suon• il cam- panello. MENTRE Miller scendeva dalla Jaguar, Klaus Winzer prese la deci- sione di telefonare a Werwolf. Il capo dell'Odessa era di cattivo umore perch‚ gi… da molto tempo avrebbe dovuto aver notizia dell'esplosione di una automobile sportiva, provocata apparentemente dal serbatoio della benzina, lungo l'autostrada a sud di Osnabruck. Mentre ascoltava le parole di Winzer, la bocca di Werwolf si irrigidˇ. ® Pezzo di cretino, incredibile piccolo imbecille! Lo sai che cosa ti accadr… se non saranno ricuperati quei documenti?Ż Nel suo studio di Osnabruck, Klaus Winzer depose il ricevitore. Prese una Luger vecchia, ma ancora funzionante, dall'ultimo cassetto della scrivania. La pallottola che gli trapass• la testa non era falsa. 3 WERWOLF rimase seduto davanti al telefono, fissandolo con un'espres- '~ sione quasi di terrore. Ripens• a tutti gli uomini per i quali era stato ne- cessario chiedere un passaporto falso a Klaus Winzer, e al fatto che ciascuno di essi sarebbe stato inevitabilmente arrestato e processato. Quando le schede di Winzer fossero state rese pubbliche, la caccia agli uomini delle SS sarebbe cominciata subito. La prospettiva era terri- ficante. Il suo primo compito, per•, era quello di proteggere Roschmann. Per tre volte compose il numero telefonico privato dell'ex capitano delle SS, e per tre volte gli rispose il segnale di occupato. Alla fine si mise in con- tatto con il centralino, e l'addetto gli spieg• che doveva esserci un guasto alla linea. Telefon• all'Hohenzollern Hotel di Osnabruck e trov• Mackensen, che era in procinto di partire. Con poche parole, inform• il sicario del- I'ultima catastrofe avvenuta e gli diede l'indirizzo della residenza di Roschmann. ® Pare che la tua bomba non abbia funzionato. Arriva l… piŁ in fretta che puoi. Nascondi l'automobile e stai incollato a Rosch- mann. C'Š ]ˇ anche una guardia del corpo che si chiama Oskar. Se Miller va direttamente dalla polizia, Š finita per tutti noi. Se invece va da Rosch- mann, I'ordine Š di prenderlo vivo e di farlo parlare. Dobbiamo sapere che cosa ha fatto di quei documenti prima che tiri le cuoia. Ż ® Sar• lˇ per l'una Ż assicur• Mackensen. LA PORTA si aprˇ al secondo squillo. Anni di benessere avevano ingrassato un po' l'uomo che un tempo era stato un asciutto ufflciale delle SS. Sembrava il ritratto di un florido signore di mezza et… dell'alta bor- ghesia. Squadr• Miller senza entusiasmo. ®Sˇ?Ż domand•. Trascorsero parecchi secondi prima che Miller riuscisse a proferire 150 parola. ® Il mio nome Š Miller Ż dichiar•. ® E il suo Š Eduard Roschmann. Ż Un lampo attravers• fugacemente lo sguardo dell'uomo, ma la voce DOSSIER ODr~SSA era pacata quando rispose: ® E ridicolo. Mai sentito parlare di questo Eduard Roschmann Ż. Dietro a quella tranquilla apparenza, la mente dell'ex SS stava lavo- ~ rando freneticamente. Ricordando la conversazione avuta con Werwolf, r~ qualche settimana prima, I'uomo vinse il primo impulso di sbattere la porta in faccia a Miller. ®Lei Š solo in casa?Ż domand• Miller. ® Sˇ Ż rispose Roschmann, ed era sincero. ® Entro Ż disse semplicemente il giornalista. Roschmann si volt• e si incammin• lungo il corridoio, poi varc• una porta aperta, seguito da Miller. Era una stanza ben arredata, evidente- mente lo studio, con una porta imbottita che Miller chiuse alle sue spalle. Alcuni ceppi ardevano nel caminetto. ® Dov'Š sua moglie ? Ż domand• Miller. Roschmann scosse la testa. ® Se n'Š andata via per il fine settimana, a far visita ad alcuni parenti Ż spieg•. Era vero. E aveva portato con s‚ una delle automobili. Ci• che Roschmann, naturalmente, non disse, era che l'altra automobile si trovava in garage per riparazioni e che il suo autista e guardia del corpo, Oskar, era andato al villaggio in bicicletta per avvertire che il telefono era guasto. Il pensiero che occupava la mente di Roschmann era come riuscire a far chiacchierare Miller fino al ritorno di Oskar. Quando si volt• verso Miller, la mano destra del giovane giornalista stringeva una rivoltella automatica tenendola puntata contro il suo sto- maco. Roschmann mascher• la sua paura assumendo un'aria indignata. ®Come, lei viene a minacciarmi con una rivoltella, proprio in casa mia ? Ż ® E allora telefoni alla polizia Ż lo invit• il giovane. ® La riconosce- ranno, Herr Direktor. La faccia Š sempre la stessa, e anche la ferita di pallottola sul petto, e la cicatrice sotto l'ascella sinistra, dove lei ha certamente cercato di cancellare il tatuaggio del gruppo sanguigno delle Waffen SS. Ż Roschmann fece uscire l'aria dai polmoni in un lungo sospiro. ® Che cosa vuo]e, Miller ? Ż ® Si sieda Ż disse il giornalista. ® Lˇ, su quella poltrona, dove posso tenerla d'occhio. E tenga le mani sui braccioli. Non mi offra il pretesto di spararle~ perch‚ mi piacerebbe molto farlo. Ż Roschmann si sedette con gli occhi puntati sulla rivoltella. Miller si appollai• sullo spigolo della scrivania, di fronte a lui. ® E adesso parliamo Ż gli disse. ® Di che cosa ? Ż ® Di Riga. Delle ottantamila persone, uomini, donne e bambini, che lei ha massacrato laggiŁ. Ż Roschmann cominci• a ritrovare la sua sicurezza. ® E una menzogna. Non sono mai state ottantamila le persone eliminate a Riga. Ż ® Settantamila ? Sessantamila ? Ż domand• Miller. ® Lei crede che abbia realmente importanza sapere con precisione quante migliaia di persone lei ha ammazzato ? Ż ® Questo Š il punto Ż convenne di buon grado Roschmann. ® Non ha importanza. Senta, giovanotto, io non so per quale motivo lei mi ha cercato, per• posso arguirlo. Qualcuno deve averle imbottito la testa con un mucchio di sentimentalismi sui cosiddetti crimini di guerra e roba del genere. Sono tutte fandonie. Lei, quanti anni ha?Ż ® Ventinove. Ż ® Ha fatto il servizio militare? Ż ® Sˇ. Ż ® Allora dovrebbe capire. Nell'Esercito, un uomo riceve gli ordini e obbedisce. Non sta a domandare se sono giusti o sbagliati. Obbedisce e basta. Ż ® Lei non era un soldato Ż obiett• Miller pacatamente. ~< Lei era un boia. Un assassino. Quindi non si metta sullo stesso piano dei soldati. Ż ® Sciocchezze Ż replic• Roschmann. ® Noi eravamo soldati come gli altri. Voi, giovani tedeschi... voi non potete assolutamente capire che cosa voleva dire... Ż ®Su, mi dica, che cosa voleva dire?Ż Roschmann si appoggi• allo schienale della poltrona: il pericolo im- mediato era passato. ® Che cosa voleva dire ? Noi dominavamo il mondo, noi tedeschi. Avevamo sconfitto tutti gli eserciti che potevano mandare contro di noi. Per anni, hanno continuato a guardarci dall'alto in basso, e noi allora gli abbiamo fatto vedere che eravamo un grande popolo. Voi giovinastri non capite che cosa sia l'orgoglio di essere tedeschi. ® E come un fuoco che si accende dentro. Quando le bandiere garrivano al vento e tutta la nazione era unita dietro un solo uomo, noi avremmo potuto marciare fino in capo al mondo. Questa Š grandezza, giovane Miller. E noi delle SS eravamo i migliori, siamo ancora i migliori. ® La gente di buon senso dovrebbe dimenticare le stupidaggini che si raccontano in giro su ci• che Š avvenuto a qualche ebreo in pochi campi E ~ ~li concentramento. Hanno fatto tutto questo chiasso perch‚ abbiamo ~ovuto ripulire la Germania dalla sporcizia ebraica che inquinava l'aria la vita tedesca. Abbiamo dovuto farlo, le dico. Era la sola macchia ~el grandioso disegno di un popolo germanico puro nel sangue e negli ~deali, che dominava il mondo com'era suo diritto. Il nostro diritto, ~Miller, il nostro destino! Perch‚, questo Š incontestabile, Miller: noi ~iamo il piŁ grande popolo della terra. Ż 1~ Nonostante la rivoltella stretta sempre nel pugno di Miller, Roschmann ~si alz• e si mise a passeggiare sul tappeto. ® Vuole le prove ? Guardi la Germania di oggi. Nel 1945, era un muc- ~chio di macerie. E ora? Risorta, aumenta ogni anno il suo potere indu- ~striale ed economico. Sˇ, e anche il potere militare. Un giorno saremo ; ancora piŁ potenti che mai. Ci vorr… tempo, ma gli ideali saranno gli 6tessi, e anche la gloria sar… la stessa. E che cosa ha dato origine a tutto ci•? La disciplina, la disciplina dura: quanto piŁ Š dura, meglio Š. E la direzione. Perch‚ noi sappiamo dirigere. Guardi le nostre fabbriche, che macinano potere e forza ogni giorno di piŁ per edificare la potenza della Germania. ® E chi crede che abbia fatto tutto questo ? La gente che si sciacqua la bocca con il pietismo per qualche miserabile ebreo? O i codardi che cercano di perseguitare i gloriosi soldati tedeschi? Noi abbiamo fatto tutto questo! Gli stessi uomini che erano gli eroi di venti, trent'anni fa. Noi abbiamo restituito la prosperit… alla Germania. Ż Volt• le spalle alla finestra e guard• in faccia Miller, con lo sguardo acceso. Per•, misur• anche la distanza che lo separava dal pesante at- tizzatoio di ferro vicino al camino, e quello sguardo non sfuggˇ a Miller. ® E ora eccolo qui, un rappresentante della giovane generazione, pieno di tutto il suo idealismo, che mi d… la caccia con una rivoltella in pugno. Lei crede che sia di questo che ha bisogno, il popolo tedesco? Ż Miller scosse la testa. ® No, non lo credo Ż replic• seccamente. ® Bene, ci siamo, dunque. Se lei mi consegna alla polizia, potrebbero fare un processo; ma non Š sicuro, con tutti i testimoni ormai dispersi o defunti E allora, metta via la sua rivoltella e se ne vada a casa. Legga la storia vera di quei giorni, impari che la grandezza della Germania ha origine dai patrioti come me. Ż Durante quella lunga tirata di Roschmann, Miller era rimasto se- duto a osservare con stupore e crescente disgusto quell'uomo, che mi- 6urava a gran passi il tappeto e parlava, cercando di convertirlo alla ecchia ideologia. Il giovane avrebbe voluto dire tante cose: parlare , della gente che conosceva e delle innumerevoli altre persone, che gli~ erano ignote, ma che, come lui, erano sorrette dagli stessi ideali di giu- stizia e non capivano come fosse stato possibile cercare di procacciarsi la gloria, massacrando milioni di esseri umani. Ma le parole non vennero. Non vengono mai quanto piŁ se ne sen- te la necessit…. Perci•~ Miller si limito ~ fi~re Roschmann finch‚ que- sti non tacque. Nella stanza cal• il silenzio. Dopo qualche secondo, il giornalista domand•: ® Lei ha mai sen- tito parlare di un uomo di nome Tauber? Ż ® Chi ? Ż ® Salomon Tauber. Anche lui era tedesco. Ebreo. E stato a Riga, dall'inizio alla fine. Ż Roschmann scroll• le spalle. ® Non posso ricordarmelo. Chi era? Ż ® Si sieda Ż gli intim• aspramente Miller. ® E questa volta resti seduto. Ż Roschmann, stringendosi nelle spalle, torn• a sedere sulla poltrona Ormai, era sicuro che Miller non avrebbe sparato, perci• pensava fre- neticamente al modo di riuscire a intrappolarlo prima che se ne andasse. ® Tauber Š morto ad Amburgo, nel novembre scorso Ż spieg• Miller. ® Si Š ucciso col gas. Mi ascolta? Ż ® Sˇ. Se sono obbligato. Ż ® Ha lasciato un diario. E un resoconto di quello che gli Š accaduto, di quello che lei e gli altri gli avete fatto, a Riga e altrove. Ma soprat- tutto a Riga. Poi, Š tornato ad Amburgo ed Š vissuto l… per diciott~anni perch‚ era convinto che lei fosse vivo e che non avrebbe mai dovuto affrontare un processo. Io sono entrato in possesso del diario di Salo- mon Tauber. Ż ® Il diario di un morto non costituisce una prova Ż biascico Rosch- mann. ® La costituisce per me. C'Š una pagina che voglio farle leggere. Ż Miller aprˇ il diario e lo mise in grembo a Roschmann. ® Lo prenda Ż gli ordin•. ® E lo legga... a voce alta. Ż Roschmann lesse il brano che descriveva l'assassinio da lui commes- so contro un ufficiale dell'Esercito tedesco decorato con la Croce di Ferro con fronde di quercia. ® E allora? Ż domand• Roschmann al termine della lettura. ® Quel- I'uomo mi aveva colpito. Aveva disobbedito agli ordini. Avevo il diritto di requisire quella nave. Ż ~ Miller gett• una fotografia in grembo a Roschmann. ® E questo E~lomo che lei ha ammazzato? Ż L'ex SS guard• la fotografia e scroll• le spalle. ® Come potrei sa- trlo? E accaduto vent'anni fa. Ż |~- Si udˇ un lento scatto metallico quando Miller spinse indietro col pol- pce i~ cane della rivoltella e la punt• contro la faccia di Roschmann. |I~ Era questo l'uomo ? Ż ~ Roschmann guard• ancora la fotografia. ® Sˇ, d'accordo. Era lui. E ,~llora ? Ż . ® Era mio padre Ż dichiar• Miller. Il colore scomparve dalla faccia di Roschmann. Mormor•: ® Dunque, ~3ei non Š venuto qui per gli ebrei Ż. ® No. Mi dispiace per loro, ma non fino a questo punto. Ż ~ ® Ma come ha fatto a capire dal diario chi era quell'uomo? Ż -i ®Mio padre Š stato ucciso I'll ottobre 1944, nell'OstlandŻ rispose ~iller. ® Per vent'anni non ho saputo altro. Poi, ho letto il diario. Era lo stesso giorno, la stessa zona, il grado era lo stesso. E soprattutto la decorazione era uguale: la Croce di Ferro con fronde di quercia, la piŁ alta ricompensa al valore sul campo. Non erano molti ad avere quella decorazione, e pochissimi fra i decorati erano semplici capitani dell'Esercito. Ż Roschmann fissava la rivoltella come ipnotizzato. ® Lei vuole am- mazzarmi. Non pu• farlo, cosˇ, a sangue freddo. Non lo far…. La prego, ~Iiller, non voglio morire. Ż Miller si chin• in avanti e cominci• a parlare. ® Ho ascoltato le sue farneticazioni finch‚ non mi Š venuto il voltastomaco. Adesso lei ascol- ter… me, mentre decido se lei deve morire q—i o andare a morire in qual- Che prigione- ® Lei ha avuto la sfacciataggine, la maledetta spudoratezza di dirmi che lei, lei fra tutti i tedeschi, Š stato un patriota. Le spiegher• io che cosa Š- Lei e la gente della sua risma siete la peggiore feccia che mai dalle fogne di questo Paese sia arrivata a posizioni di potere. E per dodici anni avete insozzato il mio Paese col vostro marciume ® Ci• che voi avete fatto ha rivoltato la coscienza di ogni uomo civile ~ ha lasciato alla mia generazione un'eredit… di vergogna che per un'in- tera vita dovremo espiare. Voi vi siete serviti del popolo tedesco finch‚ fa~ete potuto sfruttarlo, poi ve la siete squagliata quando era comodo arlO Non siete nemmeno coraggiosi. Siete i piŁ schifosi vigliacchi mai aPparsi sulla faccia della terra! Avete assassinato milioni di persone per il vostro vantaggio e in nome della vostra patologica sete di potere, poi siete scappati a nascondervi, come cani quali siete. E in quanto all sfrontatezza di chiamare Kameraden i soldati dell'Esercito e gli altri ch hanno realmente combattuto per la Germania, questa Š una disgustos oscenit…. Patriottismo! Voi non sapete nemmeno che cosa signific~ questa parola. ® Le dir• un'altra cosa, come tedesco di questa generazione che vc disprezzate tanto. Questa prosperit… che abbiamo conquistato non h niente a che fare con voi. E merito dei milioni di persone che lavoran~ duramente tutti i giorni e che non hanno mai ammazzato nessuno i vita loro. Ż Miller tir• a s‚ il telefono, alz• il ricevitore dalla forcella e compos un numero. ® C'Š una persona, a Ludwigsburg, che gradirebbe far quattro chiacchiere con lei Ż soggiunse. Port• il ricevitore all'orecchic ® Lo ha tagliato lei ? Se lo ha fatto, le bucher• la testa qui, su due piedi. Ż Roschmann scosse la testa. ® Non l'ho nemmeno toccato. Ż Miller ricord• il ramo caduto e il palo che giaceva di traverso sul viale d'ingresso. Imprec• sommessamente. Roschmann sorrise. ® Dev'essere guasta la linea. Dovr… andare fino al villaggio. Che cosa ha intenzione di fare, adesso?Ż ® Le ficcher• una pallottola in corpo, se lei non fa quello che le dico Ż tagli• corto Miller. Tir• fuori le manette dalla tasca. ® Prenda le ma- nette e vada vicino al camino Ż ordin•. ® Rester… ammanettato a quella decorazione di ferro battuto, mentre io andr• a cercare un telefono. Ż Gett• le manette a Roschmann. Questi, per•, le lasci• cadere ai suoi piedi, chinandosi come se volesse raccoglierle; afferr• invece il pesante attizzatoio e lo agit• perfidamente davanti alle ginocchia di Miller. Il giovane fece agilmente un passo in- dietro e colpˇ la testa di Roschmann con la canna della rivoltella. ® Ci provi ancora e la ammazzer• Ż minacci•. Roschmann si alz• in piedi, ancora dolorante per il colpo ricevuto. ® Chiuda una delle manette intorno al polso destro Ż ordin• Miller, e Roschmann obbedˇ. ® Vede la decorazione di ferro davanti a lei ? Chiu- da l'altra manetta intorno a quella. Ż Quando Roschmann ebbe eseguito l'ordine, Miller sgombr• la zona circostante il caminetto di ogni oggetto che potesse servire al nazista per rompere i vetri della finestra. Fuori, sul vialetto d'accesso, I'uomo di nome Oskar stava pedalando verso casa; era di ritorno dopo aver avvertito chi di dovere del guasto alla linea telefonica. Si ferm•, stupito, quando vide la Jaguar; il suo pa- drone gli aveva assicurato di non aspettare visite. Entr• silenziosamente in casa, poi si ferm•, incerto sul da farsi, per-, ch‚ non udiva alcun rumore attraverso la porta imbottita dello studio Miller si diede un'ultima occhiata intorno, restando soddisfatto. ® Tra~ I'altro Ż disse ancora a Roschmann che lo fissava con uno sguardo dP fuoco, ® non le sarebbe servito a niente, se mi avesse colpito. Ho la- sciato l'incartamento completo di tutte le prove contro di lei nelle mani di una persona fidata, che lo avrebbe imbucato in una cassetta postale, indirizzato alle autorit… competenti, nel caso che io non fossi tornato. o non avessi telefonato entro mezzogiorno. Visto come stanno le cose, posso telefonare. Sar• di ritorno fra venti minuti, e la polizia arriver… non piŁ di trenta minuti dopo di me. Lei non potrebbe liberarsi in venti minuti, nemmeno se riuscisse a procurarsi una sega. Ż Mentre Miller parlava, Roschmann sentiva sfumare tutte le sue spe- ranze. Sapeva d'avere soltanto una possibilit…: che Oskar tornasse in tempo e riuscisse a prendere Miller vivo, costringendolo poi a fare la telefonata per impedire che i documenti fossero spediti per posta. L'oro- logio sul caminetto segnava la dieci e quaranta. Miller spalanc• la porta e si trov• a faccia a faccia con un uomo di una buona incollatura piŁ alto di lui. ® Prendilo! Ż strill• Roschmann. Mil]er punt• di scatto verso l'alto la rivoltella che stava rimettendo in tasca. Fu troppo lento. Un fendente sferrato da Oskar con il taglio della mano sinistra gli piomb• sul braccio, facendogliela cadere. Contemporaneamente, il destro di Oskar si abbatteva sulla mascella del giornalista, sollevandolo di peso. Mentre cadeva, Miller batt‚ la testa contro lo spigolo di una libreria. Il corpo del giovane, inerte co- me quello di una bambola di pezza, scivol• sul tappeto e rotol• su un fianco. Dalla nuca, un rivolo di sangue colava sul pavimento. ® Cretino! Ż grid• Roschmann quando si rese conto dell'accaduto. Oskar sembrava sconcertato. ® Vieni qui. Ż L'uomo travers• la stanza a gran passi. ® Liberami da queste manette. Usa gli attizzatoi. Ż Le decorazioni di ferro battuto del camino, per•, erano state costruite in un'epoca in cui gli artigiani intendevano far durare per molto tempo la loro opera. Gli sforzi di Oskar servirono soltanto a piegare l'attiz- 158 zatoio e un paio di tenaglie. ® Portalo qui Ż ordin• Roschmann alla fine. Mentre Oskar reggeva in piedi Miller, Roschmann tast• il polso del giornalista. ® E ancora ~i~vo Ż disse alla fine, ® ma avr… bisogno di un medico per tornare in ~iedi alla svelta. Portami una penna e un pezzo di carta. Ż 1~ Scribacchi• due numeri telefonici, mentre Oskar andava in cerca di ima sega. ® Arriva al villaggio piŁ in fretta che puoi Ż ordin• a Oskar ~ando questi torn•. ® Telefona a questo numero di Norimberga e in- forma dell'accaduto l'uomo che risponder…. Poi, telefona a questo nu- .l~nero locale e fai venire qui il medico immediatamente. E ora sbrigati. Ż Mentre Oskar usciva di corsa dalla stanza, Roschmann diede un'oc- ~uata all'orologio. Le dieci e cinquanta. Se Oskar fosse arrivato al ixillaggio per le undici e fosse tornato con il medico per le undici e un ~quarto, avrebbe potuto portare Miller a un telefono per tempo. Comin- ~ci• affannosamente a segare le manette. Giunto davanti alla porta, Oskar prese la bicicletta, poi si ferm• ac- canto alla Jaguar e diede un'occhiata dentro. La chiave per l'accensione ~era infilata nel cruscotto. Il suo padrone gli aveva detto di fare in fretta `~:e quindi, abbandonata la bicicletta, Oskar salˇ in macchina e avvi• il motore. Aveva ingranato la terza e stava correndo piŁ che poteva sul viale scivoloso, quando l'automobile slitt• in curva su un mucchio di ghiaia e and• a urtare contro il palo. Roschmann stava ancora segando la catena che univa le due manette quando una fragorosa esplosione lo fece fermare di colpo. Sporgendosi piŁ che poteva riuscˇ a guardare attraverso la porta-finestra e, bench‚ l'automobile e il viale d'accesso fossero fuori del suo campo visivo, riuscˇ a vedere il fumo che si innalzava verso il cielo. Ci• gli fece intuire che un'automobile era stata distrutta da un'esplosione. Si ricord• che gli avevano assicur~to che Miller sarebbe stato tolto di mezzo. Questi, per•, era sul tappeto, a pochi passi da lui, mentre Oskar era sicuramente mortO e il tempo continuava a scorrere inesorabilmente. Chin• la testa e chiuse gli occhi. ® Allora, Š la fine Ż mormor• con voce pacata. Dopo parecchi minuti, ricominciO a segare. Trascorse piŁ di un'ora prima che l'acciaio parti- colarmente resistente delle manette militari si spezzasse. Quando si alz•, libero dalle manette, I'orologio suonava mezzogiorno. Se ne avesse avuto il tempo, Roschmann si sarebbe fermato a dare un calcio a quel corpo disteso per terra, ma in quel momento aveva una fretta maledetta~ Dalla cassaforte a muro, prese un passaporto e parecchi ro- busti mazzi di banconote nuove, di grosso taglio. Venti minuti dopo, riunite quelle cose e qualche vestito dentro la valigia, si allontanava in bicicletta lungo il vialetto, diretto al villaggio, passando accanto alla 159 carcassa demolita della Jaguar e ai resti di un corpo che giaceva in mezzo alla neve e ai pini spezzati. Dal villaggio, prese un tassˇ per l'aeroporto di Francoforte. Giunto a destinazione, si precipit• allo sportello delle informazioni e domand• all'addetto: ®A che ora parte il prossimo aereo per l'Argentina? Vorrei partire entro un'ora. In caso contrario, qual Š il prossimo per Madrid? Ż 16 ERA l'una e dieci quando la Mercedes di Mackensen imbocc• il viale d'accesso alla villa. A met… percorso, il sicario trov• la strada ostruita. La Jaguar era capovolta di traverso sul viale. La parte centrale era letteralmente disintegrata e alcuni rottami erano sparsi nella zona cir- costante la carcassa. Mackensen osserv• quei rottami con un ghigno cupo, poi si avvicin• a un mucchio di abiti bruciacchiati e al loro contenuto, che giacevano a sei metri di distanza. La dimensione di quel corpo attir• la sua atten- zione; rest• lˇ, chino, per parecchi minuti. Poi, a lunghi balzi, corse fino alla villa. Prov• a girare la maniglia dell'ingresso principale. La porta si …prˇ, e l'uomo entr• nell'atrio. Per parecchi secondi rest• in ascolto, fiutando il pericolo nell'aria. Nessun rumore. Port• la mano sotto l'ascella sini- stra ed estrasse una Luger automatica, tolse la sicura e cominci• ad aprire le porte che davano sul corridoio. La prima si apriva sulla sala da pranzo, la seconda sullo studio. Vide subito il corpo disteso sul tappeto davanti al camino, per• non si mosse dalla porta socchiusa finch‚ non ebbe passato in rassegna il resto della stanza. Cautamente, diede un'occhiata dalla fessura dei cardini della porta per accertarsi che non ci fosse nessuno appostato lˇ dietro, poi entro. Miller giaceva sul dorso, con la testa voltata da una parte. Per pa- recchi secondi, Mackensen rimase a guardare quel volto bianco come il gesso. Il sangue raggrumato sulla nuca gli diede un'idea approssima- tiva di ci• che doveva essere accaduto. Perlustr• la casa, notando i cassetti aperti nella camera da letto del 160 proprietario e l'occorrente per radersi che mancava nel bagno. Tornato nello studio, diede un'occhiata dentro la cassaforte a muro ormai vuota, poi sollev• il ricevitore del telefono. Rimase in ascolto per parecchi se- DOSSIER ODESSA Ldi, poi imprec• sommessamente e depose il ricevitore sulla forcella ~ov• la cassetta degli attrezzi, prese quelli che gli servivano e torn• vialetto d'ingresso, uscendo dallo studio passando attraverso la por- ~-finestra. ~ Impieg• quasi un'ora per trovare i fili staccati della linea telefonica, kr districarli dal groviglio della sterpaglia e collegarli. Quando ebbe ~ito, torn• alla villa e telefon• al suo capo a Norimberga. Si aspettava che Werwolf fosse impaziente di avere notizie da lui, invece lo trov• stanco, quasi disinteressato. Mackensen raccont• ci• ~ihe aveva scoperto: I'automobile, il cadavere della guardia del corpo, ~liller disteso privo di sensi sul pavimento. Concluse con la scomparsa ~el padrone di casa. ~- ® Non ha preso molto, capo. Lo stretto necessario. Posso rimettere tutto in ordine, e poi lui pu• tornare, se ne ha voglia. Ż ~- ® No, non torner… Ż assicur• Werwolf. ® Mi ha telefonato dall'aero- porto di Francoforte. Ha prenotato un posto su un aereo per Madrid, eon coincidenza per Buenos Aires, questa sera... Ż - ® Ma non ce n'Š bisogno Ż protest• Mackensen. ® Ci penser• io a far parlare Miller; possiamo scoprire dove ha messo i documenti. Non e'era nessuna valigetta tra i rottami dell'automobile, e non ha niente eon s‚, tranne una specie di diario buttato sul pavimento. Per•, il resto della sua roba dev'essere da qualche parte, non molto distante. Ż ®Abbastanza distante Ż rettific• Werwolf. ® In una cassetta delle bttere. Ż Stancamente, descrisse a Mackensen ci• che Miller aveva rubato nella casa del falsario, e quello che Roschmann gli aveva comunicato per telefono. ® Quei documenti saranno in mano delle autorit… domani mattina, o martedˇ al piŁ tardi. Dopo di che, tutte le persone citate nel- I?elenco avranno i minuti contati. Ho passato queste ultime ore cercando di avvertire tutte le persone interessate di lasciare il Paese entro venti- quattr'ore. Ż ® E allora dove dobbiamo andare, a questo punto ? Ż domand• l~lackensen. ® Tu scompari Ż rispose il capo. ® Tu non ci sei, su quell'elenco. Io ci sono, e quindi devo squagliarmela. Torna nel tuo appartamento e aspetta lˇ che il mio successore si metta in contatto con te. Per il resto, finito tutto. Con la partenza di Vulcano, tutta l'operazione va a rotoli, menO che non venga qualcun altro a prendere in mano il progetto. Ż ®Quale Vulcano? Quale progetto?Ż , 162 ® Dal momento che tutto Š finito, puoi anche saperlo. Vulcano er, il nome in codice di Roschmann, I'uomo che tu avresti dovuto prote~ gere da Miller. Ż In poche parole, Werwolf spieg• a Mackensen perch gli era stato affidato il compito di eliminare Miller. Quando Werwol ebbe finito di parlare, Mackensen emise un sibilo sommesso. Un po' dell'antica autorit… affior• nella voce di Werwolf, che sembr~ riprendersi. ® Kamerad, devi rimettere tutto in ordine, lˇ. Ricordi quell squadra di sgombero di cui ti sei gi… servito un'altra volta? Ż ® Sˇ, non sono lontani da qui. Ż ® Falli venire per rimettere tutto a posto, in modo che non resti tracci dell'accaduto. La moglie di Roschmann non deve saperlo mai. Intesi? ® Sar… fatto Ż assicur• Mackensen. ® Poi, taglia la corda. Un'ultima cosa. Prima di andare, finisci que bastardo di Miller. Una volta per tutte. Ż Mackensen diede un'occhiata al giornalista ancora privo di sensi socchiuse gli occhi. ® Sar… un piacere. Ż ® Allora arrivederci, e buona fortuna. Ż Mackensen depose il ricevitore, prese un'agenda, la sfogli• e com pose un numero telefonico. Si fece riconoscere dall'uomo che rispose a telefono e gli spieg• dettagliatamente dove doveva recarsi e ci• ch avrebbe trovato. ® L'automobile e il cadavere lˇ vicino devono finire in qualche burron di una strada di montagna. Versateci sopra benzina a volont…, in modl che si sviluppi un bell'incendio. Non lasciate niente che possa servir all'identificazione dell'uomo: frugategli le tasche e prendete tutto, com preso l'orologio. Ż ® Intesi Ż rispose la voce. ® Porteremo un carro attrezzi con la gru. ® Un'ultima cosa. Nello studio della casa, troverete un altro cadaver sul pavimento. Toglietelo di mezzo. Un bel tuffo nel fondo di qualch lago gelato e profondo. Con un bel peso ai piedi. Ż ® Facilissimo. Saremo lˇ per le cinque, e alle sette ce ne andrema Non mi va di spostare carichi come quelli alla luce del giorno. Ż ® Benissimo Ż concluse Mackensen. ® Io me ne andr• prima del va stro arrivo. Ż Mackensen riappese il ricevitore, scivol• giŁ dalla scrivania e si di resse verso Miller. Estrasse la sua Luger e la punt• in basso con tutt~ il braccio disteso, mirando esattamente alla fronte del giornalista. Vissuto per anni come un animale da preda, Mackensen aveva acqui stato la sensibilit… di un leopardo. Non vide l'ombra che si stagliav, I tappeto attraverso la porta-finestra aperta, ma la sentˇ e si volt• scatto su s‚ stesso, pronto a far fuoco. ®Chi diavolo sei?Ż borbott• Mackensen, tenendo l'uomo sotto la ra. L'uomo che stava sulla soglia della porta-finestra era vestito con una cca da motociclista e gambali neri di pelle. Con la mano sinistra eva il casco sopra lo stomaco. L'uomo lanci• un'occhiata al corpo e giaceva ai piedi di Mackensen e alla rivoltella che questi aveva in mo. ® Sono stato mandato Ż spieg• con aria innocente. ®E da chi?>~ domand• ancora Mackensen. ® Vulcano Ż rispose l'uomo. ® Il mio Kamerad Roschmann. Ż Mackensen abbass• la rivoltella. ® Ebbene, se n'Š andato. Ż ® Andato ? Ż ® Diretto in Sudamerica. Tutto il progetto Š andato in fumo. E grazie questo bastardo di giornalista. Ż Tese la canna della pistola verso iller. ® Devi finirlo? Ż domand• l'uomo. ® Certo. Ordine di Werwolf. Ż ® Werwolf ? Ż Un campanello d'allarme suon• indistintamente nella mente di Mac- nsen. Gli era stato detto che nessuno, in Germania, a parte Werwolf ~ra lui stesso, era a conoscenza del progetto Vulcano. Come poteva lell'uomo essere a conoscenza di Vulcano e non di Werwolf~ Soc- iuse gli occhi. ®Vieni da Buenos Aires? Ż domand•. ® No. Ż ®E da dove, allora?Ż ® Da Gerusalemme. Ż Trascorse mezzo secondo prima che Mackensen capisse il significato quelle parole. Allora sollev• la sua Luger. Ma mezzo secondo Š un ngo periodo di tempo, abbastanza lungo per morire. L'imbottitura di gomma all'interno del casco rest• bruciacchiata, undo il colpo della Walther partˇ. La pallottola, per•, trapass• la ~ra di vetro senza fermarsi e colpˇ Mackensen sullo sterno, con la forza :l calcio di un mulo. Il casco poi cadde a terra, rivelando la mano de- ra di Josef, e da dietro la nuvola di fumo azzurro l'uomo del servizio greto israeliano fece fuoco ancora una volta. Mackensen era forte come una roccia. Nonostante la pallottola nel petto, avrebbe fatto fuoco a sua volta, ma la seconda pallottola, entra. tagli in testa sopra l'arcata sopracciliare destra, frustr• il suo tentativO, E lo fece anche morire. MILLER si svegli• il lunedˇ pomeriggio in una camera privata del Po. Iiclinico di Francoforte. Rest• immobile per mezz'ora, rendendosi len- tamente conto che la sua testa era tutta avvolta nelle bende. Trov• un campanello e lo premette, ma l'infermiera che arriv• gli intim• di stare fermo perch‚ aveva una grave commozione cerebrale. Cosˇ rest• immobile nel letto e, poco per volta, ricompose il quadra degli avvenimenti del giorno precedente. Si appisol• e quando si svegli… era gi… buio. Un uomo era seduto accanto al suo letto. Gli sorrise. Miller lo fiss• attentamente. ® Io la conosco Ż disse alla fine. ® Lei era in casa di Oster. Insieme con Leon e Motti. Josef, I'hanno chia- mata. Ż ®Proprio cosˇ. Che cos'altro ricorda?Ż ® Quasi tutto. Roschmann ? Ż ® Roschmann se n'Š andato. In Sudamerica, con l'aereo. Tutta la faccenda Š conclusa. Finita. Ha capito? Ż Miller scosse lentamente la testa. ® Non del tutto. Ho vissuto una storia incredibile. E la scriver•. Ż Josef si chin• in avanti. ® Mi ascolti, Miller. Lei Š un dilettante da quattro soldi, ed Š fortunato a essere ancora in vita. Lei non scriver… un bel niente. Per prima cosa, lei non ha niente da scrivere. Il diario di Tauber l'ho preso io, e lo porter• con me nella mia patria, alla quale appartiene. L'ho letto ieri sera. C'era la fotografia di un capitano del- I'Esercito nella tasca della sua giacca. Credo di aver intuˇto qualcosa. Era suo padre?Ż Miller annuˇ. ® Dunque Š per questo che ha fatto tutto ci•? Ż domand• l'agente israellano. ® Sˇ. Ż ® Be', in un certo senso mi dispiace. Per suo padre, voglio dire. Non avrei mai pensato di dire una cosa del genere di un tedesco. E ora par liamo dei documenti. Perch‚ diavolo non ha voluto darli a noi ? Avremmc potuto servirci di quelle informazioni nel modo migliore Ż osserv• Josei con amarezza. ® Ho dovuto mandarle a qualcuno, per mezzo di Sigi. Voglio dire. DOSSIER ODESSA posta. Voi siete cosˇ bravi che non mi avete mai fatto conoscere dirizzo di Leon. Ż osef annuˇ. ® D'accordo. Tuttavia, in un modo o nell'altro, lei non nessuna storia da raccontare. Non ha prove. Il diario non c'Š piŁ, i ,umenti non ci sono piŁ. Se lei insiste a voler parlare, nessuno le cre- …, tranne l'Odessa, che verr… a cercarla. O, piuttosto, colpir… Sigi ua madre. Non vanno tanto per il sottile, ricorda ? Ż ,filler rifletteva. ® E la mia automobile? Ż osef raccont• a Miller della bomba. ® Gliel'ho detto, che non vanno il sottile. L'automobile Š stata trovata in un burrone, distrutta dal co. Il corpo trovato lˇ dentro non Š stato identificato, ma non Š il ~. La versione da raccontare Š che lei Š stato aggredito da un auto- ppista che l'ha buttato giŁ e se ne Š andato con la sua auto. L'ospe- e confermer… che lei Š stato portato qui dopo che un motociclista dj saggio ha chiamato l'ambulanza quando l'ha visto sul ciglio della da. Non mi riconosceranno piŁ: avevo il casco e gli occhialoni, in I momento. Questa Š la versione ufficiale, e, per essere sicuro che non nbier…, ho telefonato due ore fa all'agenzia di stampa tedesca, fingendo parlare dall'ospedale, e ho raccontato questa versione. Ż Josef si alz• uard• Miller dall'alto. ® Mi domando se lei si rende conto della for- la che ha avuto. Ho ricevuto la telefonata della sua ragazza ieri a zzogiorno. Correndo come un pazzo, sono arrivato a casa di Rosch- nn in due ore e mezzo esatte. Appena in tempo per l'ora della sua Irte, che stava per scoccare. Ż ii volt•, pos• la mano sulla maniglia. ® Ascolti un consiglio: si faccia Iborsare dall'assicurazione della sua automobile, si prenda una Volks- gen, torni ad Amburgo, sposi Sigi, abbia dei figli e continui a fare il ~rnalista. Non si immischi piŁ con i professionisti. Ż Mezz'ora dopo la partenza di Josef, il telefono squill•. Era Sigi, piangeva e rideva. Un anonimo informatore le aveva detto ve si trovava Peter. ® Mi metto in strada immediatamente Ż annun- I la ragazza. Squill• ancora il telefono. ® Miller ? Parla Hoffmann. Ho appena letto notizia delle agenzie giornalistiche. Si Š preso una botta in testa, eh? I bene ? Ż ® Sto bene, Herr Hoffmann Ż rispose Miller. ® Ottimo Quando sar… in grado di tornare al lavoro~ Ż Miller riflett‚. ® La settimana prossima. Perch‚ ? Ż ® Ho una storia per le mani che fa proprio al caso suo. A proposito, com'Š andata quella sua caccia al nazista? C'era qualcosa da raccon- tare ? Ż ® No, Herr Hoffmann Ż rispose Miller lentamente. ® Niente da rac- contare. Ż ® Me lo aspettavo. Si sbrighi a guarire. Ci vediamo ad Amburgo. Ż L'AEROPLANO di Josef atterr• all'aeroporto di Lod, a Tel Aviv, il martedˇ, al calar della sera. L'agente trov• ad aspettarlo due uomini che lo accompagnarono in auto al quartier generale, dove doveva pre- sentarsi a rapporto dall'uomo che aveva firmato il telegramma: il Cor- morano. Parlarono quasi fino alle due di notte, mentre una stenografa prendeva nota di tutto. Alla fine, il Cormorano si appoggi• allo schie- nale della sedia, sorrise e offrˇ una sigaretta al suo agente. ® E andata bene Ż comment• semplicemente. ® Abbiamo fatto un sopralluogo alla fabbrica di radio e abbiamo informato le autorit…. Anonimamente, si intende. La sezione di ricerca sar… smantellata. Prov- vederemo noi, nel caso che le autorit… tedesche non lo facciano. Gli scien- ziati, a quanto pare, non sapevano chi era l'uomo per il quale lavoravano. Quasi tutti distruggeranno i loro appunti. L'opinione pubblica in Ger- mania, oggi, Š filoisraeliana, e cosˇ terranno la bocca chiusa. E Miller ? Ż ® Far… altrettanto. E i missili?Ż Il Cormorano esal• una boccata di fumo e guard•, oltre la finestra, le stelle che punteggiavano il cielo notturno. ® Ho la sensazione che non prenderanno mai il volo. Nasser deve essere pronto per l'estate del 1967 al piŁ tardi, e senza il sistema di teleguida studiato nella fabbrica di Vul- cano, non riuscir… mai a portare a termine l'operazione in tempo. Ż ® Allora il pericolo Š passato Ż osserv• l'agente. Il Cormorano sorrise. ® Il pericolo c'Š sempre. Cambia semplicemente forma. Pu• darsi che sia passato questo particolare pericolo, ma resta quello grosso. Dovremo combattere ancora, e poi ancora, prima che non ci sia piŁ pericolo. Comunque, lei deve essere stanco. Adesso pu• tornare a casa. Ż Con una mano frug• in un cassetto, dal quale tir• fuori una borsa di polietilene contenente effetti personali, mentre l'agente depositava sul tavolo il suo passaporto tedesco falso, il portafogli, le chiavi. Davanti alla porta, il Cormorano gli strinse la mano. ® Bentor- nato in patria, maggiore Uri Ben-Shaul. Ż Il maggiore prese un tassˇ per raggiungere la sua casa, situata in peri- feria. Entrato nell'abitazione, and• nella camera da letto immersa nel buio, dove pot‚ intravedere la figura addormentata di Rivka, sua moglie. l~lise la testa dentro la camera dei figli e contempl• i suoi due bambini jddormentati: Shlomo, di sei anni, e Dov, di due anni. Sentiva un gran bisogno di buttarsi a letto e di dormire per parecchi |~iorni di fila, ma aveva ancora una cosa da fare. Si spogli• silenziosa- ~ente, poi indoss• l'uniforme. I calzoni erano lavati e stirati, come ~empre quando lui tornava a casa. La camicia cachi era impeccabile. ~Indoss• la giacca militare, decorata soltanto con le lucenti ali d'acciaio ~di ufficiale paracadutista e i cinque nastri conquistati nella campagna del ~Sinai e nelle azioni oltre frontiera. Per ultimo si mise il berretto rosso. Una volta vestito, prese parecchi oBgetti e li infil• in una piccola borsa. Gi… una fioca luce colorava il cielo a oriente, quando lui uscˇ di casa e trov• l'utilitaria parcheggiata dove l'aveva lasciata un mese prima. Si diresse in automobile a est di Tel Aviv e prese la strada per Geru- .~salemme. C'era un'immobilit…, nell'alba, che gli piaceva tanto, una pace e una pulizia che non cessavano mai di stupirlo. Durante i servizi di .pattuglia nel deserto, aveva gi… visto migliaia di volte l'alba, fredda e splendida, prima del nascere di un altro giorno di calura insopportabile. Quando super• le ultime colline che portavano a Gerusalemme, il sole rischiarava il cielo a oriente e si rifletteva sulla Cupola della Roccia, nella parte araba della citt… divisa. Il maggiore parcheggi• l'automobile a mezzo chilometro circa dalla sua meta, il mausoleo di Yad Vashem, e percorse a piedi il resto della strada, lungo il viale fiancheggiato dagli alberi piantati in memoria dei Gentili che avevano aiutato il suo popolo, fino alle grandi porte di bronzo del tempio eretto in onore dell'olocausto di sei milioni di ebrei. Il vecchio guardianc gli disse che il luogo sacro era ancora chiuso, a quell'ora, ma lui gli spieg• ci• che intendeva fare, e l'uomo lo lasci• passare. Attravers• la sala delle Rimembranze e si diresse verso l'infer- nata. Alla luce della Fiamma eterna, poteva leggere i nomi scritti sul pavi- mentO, in caratteri ebraici e romani: Auschwitz, Treblinka, Belsen, Ravensbruck, Buchenwald... Erano troppi per poterli contare, ma trov• il nome che cercava: Riga. Non aveva bisogno dello yarmulka per coprirsi il capo, perch‚ aveva il suo berretto rosso. Dalla borsa prese uno scialle di seta a frange, il tallith, uguale a quello che Miller aveva trovato in mezzo alle povere cose di Tauber, e se l'avvolse intorno alle spalle. Prese dalla borsa il libro delle preghiere e lo aprˇ. Avanz• fino all'in- ferriata d'ottone, la afferr• con una mano e guard•, di l… da essa, la fiamma che ardeva davanti a lui. Non era un religioso praticante, - quindi dovette consultare spesso il libro delle preghiere. Yisgadal, Veyiskadash, Shemay rabah... E fu cosˇ che un maggiore dei paracadutisti dell'Esercito di Israele, in piedi su una collina della Terra Promessa, recit• finalmente il Kaddish per l'anima di Salomon Tauber. | FREDERICK FORSYrH, trentasei anni, inglese, Š un uomo che ha sempre amato l'awentura. Fin da ragazzo, le sue piŁ grandi passioni furono gli aerei e le corride. A sedici anni, era gi… in grado di fare voli solitari alla guida di un biplano e a diciassette and• in Spagna per apprendere l'arte dei toreri. Allo scoppio della seconda guerra mondiale, lo scrittore, allora dicianno- venne, si arruol• nella RAF: era il piŁ giovane pilota. Terminato il conflitto, inizi• la carriera di giornalista, scrivendo dapprima ' per le piccole redazioni di provincia; successivamente, fu assunto dall'agenzia .1i stampa Reuter di Parigi, dove lavor• per cinque anni come corrispondente e inviato speciale: esperienza non certo soddisfacente per un aspirante scrit- tore, ma che gli avrebbe offerto in seguito utili spunti per la stesura de Il giorno dello Sciacallo, un best-seller internazionale apparso nel 1971, pubbli- cato anche da sELEzlONE DELLA NARRATIVA MONDIALE. Nel 1968, la BBC lo invi• nel Biafra come corrispondente, durante l'in- furiare della guerra civile: in quella tormentata zona del continente nero Forsyth ebbe modo di maturare la sua prima opera, Biafra Story. Frederick Forsyth ha scritto Dossier Odessa nell'autunno del 1971, durante un periodo di permanenza in Austria e in Germania. Come Š gi… awenuto per ll giorno dello Sciacallo, anche da quest'opera sar… tratto un film che avr… come protagonisti Maximilian Schell e Jon Voight. L'ultimo lavoro di Forsyth Š ancora ambientato nel continente africano e narra la vicenda di un piccolo esercito di mercenari che, al soldo di un finan- ziere senza scrupoli, tentano un colpo di stato. Forsyth sarebbe l'interprete ideale di uno dei film tratti dalle sue opere: Š alto, atletico, perennemente abbronzato e ha due ammalianti occhi azzurri. FINE.